La nuova presidenza americana

Usa, Biden ridefinisce la politica estera: Cina e Russia subito nel mirino

La nuova Amministrazione riattiva il dialogo con Canada e Messico e desidera «rafforzare relazioni bilaterali con la Francia di Macron»

di Redazione Esteri

(EPA)

3' di lettura

Il nuovo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, lancia le prime indicazioni di Politica estera e manda due segnali forti a Russia e Cina, le due superpotenze rivali. La prima è contro la repressione di Mosca delle manifestazioni a favore dell'oppositore Alexiei Navalny. La seconda contro le “intimidazioni” cinesi a Taiwan, nel giorno in cui i bombardieri di Pechino hanno sorvolato lo spazio aereo dell'isola che il Dragone vorrebbe riportare sotto le proprie ali, dopo la stretta su Hong Kong.
Nelle stesse ore ha attivato il dialogo con i leader alleati: dopo le telefonate ai leader dei due Paesi vicini (Canada e Messico) e della Gran Bretagna, con cui vuole rafforzare la “special relationship”, ha parlato con il presidente francese Emmanuel Macron. Joe Biden ha espresso a Macron “il suo desiderio di rafforzare le relazioni bilaterali con il nostro alleato più vecchio”. Lo ha reso noto la Casa Bianca. Biden ha sottolineato il “suo impegno a rafforzare la relazione transatlantica, anche attraverso la Nato e la partnership degli Usa con la Ue”.
I due leader, Biden e Macron, hanno “concordato sulla necessità di uno stretto coordinamento, anche attraverso le organizzazioni multilaterali, per affrontare sfide come il cambiamento climatico, il Covid e la ripresa economica globale”. Nella telefonata, la prima con un leader dell'Unione europea, i due leader hanno concordato anche di “lavorare insieme sulle priorità comuni di politica estera, compresa la Cina, il Medio Oriente, la Russia e il Sahel”.

La discontinuità con la Russia

Il neopresidente americano Biden vuole ribaltare la linea compiacente di Trump verso lo 'zar' Vladimir Putin. E se da un lato è pronto a prorogare per altri cinque anni il trattato Start per il controllo degli arsenali nucleari, dall'altro si prepara a nuove sanzioni sulle interferenze russe nelle elezioni, sui cyber attacchi, sull'avvelenamento di Navalny e sulla violazione dei diritti umani. Ignorando le accuse del Cremlino all'ambasciata americana di aver interferito negli affari interni per aver pubblicano le aree della protesta (da evitare, ndr), il Dipartimento di Stato americano ha “condannato con forza l'uso di metodi brutali contro manifestanti e giornalisti in questo weekend in diverse città della Russia”, chiedendo a Mosca di rilasciare “in modo incondizionato” Navalny e “tutte le persone detenute per aver esercitato i loro diritti universali”.

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Washington ha ricordato che tali diritti sono scolpiti “non solo nella costituzione russa ma anche negli impegni di Mosca verso l'Osce e verso la dichiarazione universale dei diritti umani, nonché nei suoi obblighi in base al Patto Internazionale sui diritti civili e politici”. E ha promesso di “stare a fianco dei nostri alleati e partner in difesa dei diritti umani”, alla vigilia del Consiglio europeo che deve decidere eventuali sanzioni.

La condanna al genocidio degli uiguri

Duro anche l'attacco del Dipartimento di stato al Dragone, dopo la condivisione dell'accusa di genocidio contro gli uiguri: “Gli Stati Uniti osservano con preoccupazione i tentativi in corso da parte della Repubblica Popolare cinese di intimidire i suoi vicini, inclusa Taiwan. Sollecitiamo Pechino a cessare le sue pressioni militari, diplomatiche ed economiche contro Taiwan. Noi saremo schierati con amici e alleati per promuovere la nostra comune prosperità e sicurezza nell'area dell'Indo-Pacifico e questo include un rafforzamento dei nostri legami con la democratica Taiwan.

Il neo segretario di Stato, Anthony Blinken, che dovrebbe essere confermato a breve, condivide la linea dura di Trump contro la Cina, anche se con metodi diversi e coinvolgendo gli alleati. Blinken, il suo Dipartimento di stato e il consiglio di sicurezza nazionale, hanno già tracciato altre linee di politica estera: rafforzare e ampliare gli accordi di Abramo tra Israele e i Paesi Arabi (oggi lo Stato Ebraico ha inaugurato l'apertura della sua ambasciata ad Abu Dhabi), un accordo “più forte e più duraturo” con l'Iran sul nucleare, una “nuova strategia” contro la minaccia nordcoreana, la revisione dell'accordo di pace siglato da Trump con i talebani in Afghanistan, il rilancio della Nato e delle relazioni con gli alleati europei. Ma senza rinunciare ad alcune politiche commerciali dell''America first' di Trump, come il 'Buy America” che Biden rafforzerà con altri ordini esecutivi.

I Repubblicani spaccati su Trump

Nei primi giorni della presidenza Biden il partito Repubblicano si divide sulle misure da prendere nei confronti di Donald Trump. La strada dell'impeachment, sostenuta da una parte del partito, è invece ostacolata da altri che temono la delegittimazione del partito a seguito di un provvedimento che potrebbe patire ricadute gravi in termini di consenso interno per l'opposizione al governo democratico di Biden.

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