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Usa, Big Tech in soccorso di New York: assunzioni e nuovi spazi in città per evitare la crisi

Amazon, Google, Apple, Facebook ampliano le loro sedi e aumentano le assunzioni nella Grande Mela nonostante il virus abbia svuotato gli uffici

di Marco Valsania

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Amazon, Google, Apple, Facebook ampliano le loro sedi e aumentano le assunzioni nella Grande Mela nonostante il virus abbia svuotato gli uffici


4' di lettura

Uffici a Manhattan svuotati per sempre dal coronavirus? Emorragie di posti di lavoro urbani? Forse no. È indubbio che solo una piccola parte dei dipendenti sia per ora tornata in stanze, sale o open space aziendali, il 12% stando al gigante del real estate commerciale Cbre.
E altrettanto vero è che molte società stanno ripensando anche all'organizzazione futura, con l’idea di dare spazio allo smart working. Ma a raccogliere il testimone degli uffici presidiati da persone in carne e ossa potrebbe essere il più innovativo e, quindi all’apparenza improbabile, dei soccorritori: Big Tech. I quattro assi del settore, Apple, Google, Facebook e Amazon, stanno non solo confermando ma ampliando significativamente progetti di espansione della loro presenza fisica nella Grande Mela, a colpi di nuove sedi e assunzioni.

Milioni di piedi quadrati e migliaia di assunzioni

Da inizio anno, stando alle prime stime, hanno collettivamente creato in città 2.600 impieghi, facendo lievitare i loro ranghi cittadini a 22.000 dipendenti. E sempre da gennaio hanno rilevato, comprati o con affitti di lungo termine, altri 1,6 milioni di piedi quadrati di uffici.
Le dimensioni adesso a loro disposizione possono far presagire, in prospettiva, ad altre 15.000 assunzioni. In gran parte queste decisioni sono state prese a pandemia già esplosa, da fine febbraio in avanti. Il futuro del lavoro, insomma, per le aziende del futuro ha ancora una forte e essenziale componente di partecipazione e cooperazione in prima persona, soprattutto in una città quale New York che è un “hub” di creatività e business.

Facebook occupa le Poste

Andiamo con ordine nell’annoverare le nuove scommesse del Tech. Il re dei social network Facebook ha accumulato uffici che le consentiranno di triplicare la sua forza lavoro newyorchese. Ha anche preso nei mesi scorsi le chiavi di un palazzo storico nel cuore della città, l'ex ufficio postale nei pressi della stazione ferroviaria di Penn Station sorto ben 107 anni or sono. Per la precisione, ha aumentato ad oggi di un terzo il numero dei suoi dipendenti, di 1.100 a un totale di 4.000.

Amazon sulla Quinta Avenue

Facebook non è affatto un caso isolato. Apple ha preso una seconda sede che si aggiunge a quella aperta ormai dieci anni or sono a Manhattan. Mentre crescono a vista d'occhio i campus cittadini di Google e Amazon. Quest'ultima ha rilevato per un miliardo in marzo la sede del vecchio retailer Lord & Taylor sulla Quinta Avenue dove ha in programma che si insedino duemila dipendenti, portando la forza lavoro in città a seimila persone.
Amazon era reduce da una disavventura: aveva abbandonato l'anno scorso piani per una metà di un secondo quartier generale a Brooklyn davanti a polemiche su generosi incentivi fiscali. Ma ha marciato in seguito alla conquista di due milioni di piedi quadrati di spazio di lavoro oltre a magazzini a Staten Island, nel Queens e nel Bronx, con mosse proseguite durate la pandemia. In tutto ha oggi otto proprietà incentrate a Midtown Manhattan e non solo. A Brooklyn ha appena aperto gli uffici di Amazon Music.

Google raddoppia

Google alla vigilia della pandemia aveva già preso in carica 1,7 milioni di piedi quadrati per un campus lungo il fiume Hudson, uno sviluppo che rimane confermato. La società intende mantenere l'impegno preso nel 2018 di raddoppiare la sua forza lavoro in città, 14.000 persone, entro pochi anni, in un campus in pieno sviluppo che comprende ormai più palazzi distribuiti nel quartiere di Chelsea, alcuni attualmente in costruzione. Ha già oggi novemila dipendenti, metà dei quali sono ingegneri.

New York cresce, Silicon Valley soffre

L'espansione a New York contrasta con i dubbi che invece si fanno strada sulla costa occidentale degli Stati Uniti, dove i colossi tech hanno quartieri generali enormi, spesso di nuovissima concezione. Una migrazione quantomeno da alcune sedi urbane, verso lavoro remoto per contenere i costi, sta portando le aziende a considerare tagli degli stipendi anche per le fasce più alte e qualificate attorno al 15 per cento.
I super-campus rimarranno, dall'astronave di Apple a nuovo progetto da circo di Google e a Facebook, spesso con progetti misti di vita-casa-lavoro che appaiono quali la versione futuristica di una company town.
Alcuni protagonisti hanno tuttavia effettuato brusche correzioni di rotta in risposta alla pandemia: Pinterest ha pagato una penale da 89,5 milioni di dollari per lasciare quasi mezzo milione di piedi quadrati di spazio per uffici a San Francisco. Twitter ha subaffittato a terzi centomila piedi quadrati sempre a San Francisco.

La lunga marcia tech di Manhattan

Il nuovo capitolo scritto dal tech a New York all'ombra del coronavirus nutre alcune tra le migliori speranze di rilancio per una città che ha fatto della vitalità culturale e imprenditoriale la propria identità, oggi messa in discussione come non mai. E a dar credibilità alle mosse delle imprese del settore è il fatto che non la loro espansione è niente affatto casuale.
Arriva sull'onda di un progressivo radicamento nel tessuto cittadino. Le prime aziende tecnologiche arrivarono vent'anni or sono, una presenza inizialmente minore al cospetto di tradizionali giganti quali i servizi finanziari, l'immobiliare, i mass media. Google, oggi parte di Alphabet, aprì un ufficio vendite nel Duemila con un solo dipendente. Da quei giorni il settore è però cambiato e ha stabilito una presenza nella cosiddetta Silicon Alley, nel distretto di Flatiron, e poi più in generale lungo il West Side, in un corridoio che dalla 34esima Strada si estende fino alla punta meridionale di Manhattan.

Sviluppatori, ingegneri e startup

Da uffici di marketing e vendite il business si è trasformato in sedi a tutto campo, affollate di sviluppatori e ingegneri informatici, e con rapporti sempre più stretti con vecchi e nuovi poli universitari locali, ultimo Cornell Tech.
Oggi, accanto al poker di leader citati, l’ecosistema tech vede in città Microsoft vicino a Times Square come anche marchi più piccoli quali Salesforce, Spotify, ZocDoc.
Alla vigilia della pandemia, il settore a New York stando a stime delle autorità locali impiegava almeno 150.000 persone, con trend di crescita che avevano visto l'aggiunta di 15.700 posti in due anni, in aree dal software all’editoria digitale e alla gestione dati. Attirava anno dopo anno crescenti investimenti e startup, tali da rivaleggiare la California, oltre a protagonisti affermati. Una crescita che potrebbe reggere all'impatto della nuova crisi e - forse - gettare un salvagente indispensabile per una riscossa dell’intera città.


Riproduzione riservata ©
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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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