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Usa, Boy Scout in crisi: si fanno avanti oltre 82.000 vittime di gravi molestie sessuali

Con lo scadere del termine per le denunce al tribunale incaricato di gestire amministrazione controllata e risarcimenti, esplode il numero di abusi

di Marco Valsania

(Reuters)

4' di lettura

Le dimensioni dello scandalo per molestie sessuali, che ha costretto all'amministrazione controllata i Boy Scout negli Stati Uniti, hanno eclissato anche lo shock degli abusi nella Chiesa cattolica americana. Con la scadenza in queste ore per farsi avanti, stabilita dal tribunale fallimentare, il numero delle vittime si è impennato ad oltre 82.000. Ad oggi le denunce presentate contro la Chiesa Cattolica sono circa novemila e hanno portato al crack di una ventina di diocesi e ordini religiosi. Nella saga dei Boy Scout presso la magistratura, dovranno adesso essere decisi pesanti risarcimenti e l’intero futuro di quella che per decenni è stata una della più celebrate e grandi associazioni giovanili del Paese. L'organizzazione ha oltre un miliardo di dollari di asset, da terreni a investimenti finanziari e a opere d'arte, che potrebbero essere utilizzati per compensare le vittime nell'abito della procedura di cosiddetto Chapter 11, di amministrazione controllata, che avrà luogo in corte.

Vittime e carnefici

Le vittime rappresentano uno spaccato della società americana. Variano di età fino ai 91 anni. E si sono fatte avanti da tutti i 50 stati e anche da basi militari estere, in Giappone e in Germania. Quasi sempre uomini, ma anche alcune donne. A volte i responsabili dei Boy Scout nei panni di molestatori erano anche sacerdoti. A volte poliziotti. Soprattutto, gli abusi sono proseguiti per moltissimi anni in silenzio. La richiesta di amministrazione controllata da parte dell’organizzazione è scattata lo scorso febbraio davanti al crescere dello scandalo, con una dozzina di stati americani che hanno modificato le loro leggi per consentire ricorsi su espisodi altrimenti caduti in prescrizione. Il Chapter 11 permette ai Boy Scout di concordare la creazione di un fondo per il pagamento di danni e di cercare in questo modo di risolvere i drammi legali per sopravvivere.

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La storia di Frank Spinelli

Il caso di Frank Spinelli e Bill Fox è indicativo, dalla gravità delle violenze perpetrate e del luogo silenzio che ha protetto i tantissimi colpevoli. Al New York Times e al servizio radiofonico pubblico Npr, Spinelli ha raccontato la sua infanzia di figlio di immigrati italiani nel quartiere di Staten Island a New York. Nel 1978 si unì ai Boy Scout dietro raccomandazione dei genitori, per diventare meglio parte dell'America. E Fox, allora agente di polizia sui trent'anni della polizia newyorchese e Scoutmaster della Troop 85, lo prese sotto la sua ala. Passava a trovarlo a casa in uniforme, lo portava con sé a fare commissioni e poi cominciò anche a invitarlo a casa sua. I genitori si fidavano ma iniziarono invece tre anni di stupri. Oggi Spinelli è parte in causa contro i Boy Scout, non per i risarcimenti ma perché, dice, crede che pesanti sanzioni garantiscano una trasformazione che mai più permetta simili violenze. Medico, da adulto aveva poi rintracciato Fox che si era spostato prima in Florida e poi in Pennsylvania, dove le autorità lo arrestarono per aver molestato tre bambini. Condannato a decine di anni di carcere, morì dietro le sbarre. Un caso tra tanti. «La risposta che c'e' stata dai sopravvissuti è sconvolgente», ha detto ora l’organizzazione davanti alle oltre 82.000 vittime uscite allo scoperto. «Proviamo grande rimorso».

Una lunga storia di abusi

Uno degli aspetti più controversi è l’omertà, la consapevolezza dei Boys Scout di quello che avveniva al loro interno. L’organizzazione ha tenuto un vero e proprio volume fin dagli albori della sua esistenza, all’inizio del Novecento, con i nomi di predatori sessuali che descriveva come “degenerati”. In tutto questi fascicoli, oggi noti come i Perversion Files, contengono almeno 7.800 documenti sui responsabili di abusi sotto l'etichetta Ineligible Volunteers, volontari non ideonei.
Un articolo del New York Times già nel 1935 descriveva come avesse compilato una lista di centinaia di nomi di leader responsabili di gravi molestie. Né allora né poi, l'organizzazione li ha denunciati alla polizia o alle autorità, consentendo loro di spostarsi da uno stato e da un luogo all'altro e di ripetere gli abusi senza che esistesse traccia del loro passato.

Il caso dell’Oregon

Un singolo caso di molestie esploso in Oregon nel 2010, che si concluse con una condanna dei Boy Scout a pagare danni per 18,5 milioni, cominciò a sollevare il sipario forzando la pubblicazione di parte di questa documentazione interna scottante. La provvisoria lista svelata dietro ordine tribunale copriva solo vent'anni, dal 1965 al 1985. Ma già conteneva ben dodicimila nomi di responsabili dei Boy Scout colpevoli di abusi nei confronti di innumerevoli ragazzi.

L’esercito dei Boy Scout

I casi venuti alla luce, come anche nella vicenda della Chiesa Cattolica, potrebbero essere ancora solo la punta dell'iceberg nonostante lo straordinario numero di vittime. Sono infatti ben 130 milioni gli americani passati dai Boy Scout da quando l’organizzazione è stata fondata nel 1910. Tra i suoi membri di prestigio si contano presidenti come John F. Kennedy, astronauti come Neil Armstrong, registi quali Steven Spielberg. Sotto motti quali lealtà, obbedienza e rettitudine morale. Tutt’ora l’organizzazione conta 1,8 milioni di iscritti, dopo che i mormoni si sono formalmente ritirati quest'anno sottraendo quasi mezzo milione di iscritti. Un declino è però in corso da tempo, con progressive flessioni dei partecipanti rispetto agli oltre cinque milioni di scout degli anni Settanta. Dal 2017, l’organizzazione ha aperto le porte anche a bambine e ragazze per tentare di rimanere rilevante.

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