emergenza incendi

Usa, la California continua a bruciare: oltre 200.000 evacuati

Fiamme da Sonoma Valley a Los Angeles: residenti locali raccontano di una pioggia di cenere che ha chiuso le scuole in tutta l’area, effetto di oltre 300 ettari che bruciano e sono stati capaci di paralizzare la più trafficata autostrada americana

di Marco Valsania


Devastanti incendi in California: 200mila evacuati

3' di lettura

New York - Quasi duecentomila evacuati da Sonoma Valley. Allarme nella vicina più piccola e preziosa Napa, l'altra delle valli rese celebri dal vino dove adesso, con l'avanzata del Kincade Fire, è in fiamme un territorio grande quanto il doppio dell'intera città di San Francisco.
Ancora: più di diecimila sfollati si contano alle porte di Los Angeles, compresa la stella della pallacanestro LeBron James, appena a nord della ricca Santa Monica e a due passi da un'istituzione che custodisce opere di inestimabile valore artistico quale il Getty Museum - per ora risparmiato e protetto da cordoni di pompieri ma che ha dato il nome all'incendio, il Getty Fire. Residenti locali, raggiunti dal Sole 24 ore, raccontano di una pioggia di cenere che ha chiuso le scuole in tutta l'area, effetto di oltre 300 ettari che bruciano e sono stati capaci di paralizzare la più trafficata autostrada americana, la 405.

California in fiamme, LeBron James tra i 200mila evacuati

California in fiamme, LeBron James tra i 200mila evacuati

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Da nord a sud una nuova ondata di incendi terrorizza la California
Un inferno di fuoco che potrebbe peggiorare: venti forti, con folate fine a 90 chilometri l'ora, combinati con una umidità molto bassa sono previsti lungo l'intero stato. Potrebbero alimentare gli incendi esistenti come innescarne di nuovi. Condizione definite dai meteorologi da “red flag”, da allarme rosso. Il rischio ha moltiplicato i tagli volontari dell'elettricità, perché spesso proprio danni causati dal vento a cavi, piloni e centraline sono stati all'origine dei focolai distruttivi.

Finora le fiamme del Kincade Fire hanno distrutto 33.000 ettari a settentrione, con oltre cento edifici, mentre altri 80.000 tra palazzi e abitazioni sono considerati in pericolo. Il Getty Fire, muovendosi come una morsa da sud, è cominciato nella notte di domenica 27 ottobre e nel giro di poche ore ha fatto scattare dichiarazioni d'emergenza da parte del municipio di Los Angeles, costroingendo all'evacuazione i quartieri di Brentwood, Mountaingate e West Los Angeles.
Tra i fuggiaschi l'ala dei Los Angeles Lakers, ritenuto forse il miglior giocatore di basket al mondo, LeBron James, che ha twittato la personale odissea di “evacuato d'urgenza”. È stato tuttavia un residente meno famoso, piu' volte cacciato dal fuoco negli ultimi anni, a definire la crisi della California con termini più efficaci: una “apocalisse incrementale”.

La società di servizi elettrici Pacific Gas & Electric, da tempo tra le polemiche, ha riconosciuto che almeno tre focolai di incendi scoppiati a nord sono direttamente legati a sue attrezzature danneggiate. Per cercare di limitare nuovi incidenti, l'azienda ha preannunciato tagli della luce per almeno un altro mezzo milione di residenti dello stato in queste ore, dopo precedenti sospensioni gia' avvenute. Il taglio delle luce è ormai il quarto nel giro di un solo mese e non ha evitato le tragedie.

Alla radice dei ripetuti e sempre più gravi disastri vengono indicate molteplici ragioni. Le stagioni degli incendi sono progressivamente peggiorate: da record sia nel 2017 che nel 2018, quest'anno appaiono destinate a lasciare tracce ancora più indelebili. Adam Sobel, scienziato e direttore del centro per il clima estremo alla Columbia University, ha spiegato così al New York Times la dinamica degli eventi e del dramma umano oltre che economico, una dinamica che somma l'effetto serra a problemi di infrastrutture fragili e inadeguate. Ha citato la combinazione di “cattiva manutenzione delle reti elettriche, aumento della densità della popolazione in aree prone agli incendi, surriscaldamento del pianeta”. Ripetute siccità e venti secchi autunnali, il Diablo e il Santa Ana che soffiano dai deserti verso ovest, forse essi stessi resi più caldi dall'effetto serra, facilitano la diffusione e devastazione. Sobel non esclude elementi di imprevediblità e variabilità naturale nel comportamento dei venti e quindi negli incendi. L'area afflitta dagli incendi, però, di sicuro sta crescendo di anno in anno in California.

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