Caso Floyd

Usa, il Capo del Pentagono contro Trump: «No all’Esercito per sedare le proteste»

Esper prende le distanze dalla Casa Bianca mentre le manifestazioni e i saccheggi non si placano

di Redazione Esteri

Floyd, Johnson agli Usa: "Non c'e' posto per il razzismo in questa societa'"

Esper prende le distanze dalla Casa Bianca mentre le manifestazioni e i saccheggi non si placano


3' di lettura


Il capo del Pentagono, Mark Esper, si è detto contrario al dispiegamento dell'Esercito americano in patria per reprimere le proteste violente che stanno scuotendo gli Stati Uniti dopo l'uccisione dell'afroamericano George Floyd per mano della polizia. L'ipotesi era stata ventilata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Secondo Esper, la Guardia nazionale è «ben addestrata per dare supporto alle forze locali di polizia».

Esper ha definito la morte di George Floyd un “crimine orribile” e ha chiesto che i poliziotti coinvolti “rispondano per questo omicidio”.

Esper contro Trump

È la prima volta che Esper commenta il caso dell'afroamericano, morto il 25 maggio a Minneapolis dopo essere stato fermato dalla polizia. «Voglio inviare le mie condoglianze – ha aggiunto il segretario alla Difesa Esper – alla famiglia e agli amici di George Floyd. Il razzismo è reale in America, e tutti noi dobbiamo dare il meglio per individuarlo, affrontarlo e sradicarlo».

Una presa di distanza, quella di Esper, che genera ulteriori tensioni negli Stati Uniti. Tutto ciò accade mentre piovono altre accuse per l'ex agente Derek Chauvin e per gli altri tre agenti. Continuano intanto le proteste a New York, Los Angeles, Washington, malgrado il coprifuoco.
Trump lancia intanto un ultimatum alle autorità di New York: «Se loro non agiscono per sistemare le cose, lo farò io. E risolverò in fretta», ha dichiarato in un collegamento con Fox News.
«Abbiamo visto manifestazioni di proteste ma pacifiche e quelle hanno preso il sopravvento. Ci sono stati momenti di tensione, certo, ma in alcune zone di Manhattan e nel Bronx, dove si erano viste violenze nei giorni scorsi, non è successo niente», è la replica del sindaco di New York, Bill De Blasio. «Le nuove misure – ha aggiunto – si sono rivelate efficaci». Oltre 8 mila gli agenti schierati per strada, da Times Square a Union Square. A tutti era stato chiesto di mostrare un atteggiamento “morbido”, non minaccioso, per non alimentare tensioni.


Trump nel bunker

Trump ha infine confermato di essere stato portato nel bunker della Casa Bianca durante le notte degli scontri a Washington ma ha precisato che «si è trattato di breve lasso di tempo». «Si è tratta più di un'ispezione», ha detto, «ci sono stato due o tre volte, tutte per ispezione».
Infine Snapchat, la rete social molto usata dai giovani, ha accusato Trump di “incitare alla violenza razziale” e ha annunciato che non promuoverà più i suoi messaggi. Il portavoce di Snahchat ha dichiarato: «Non andremo ad amplificare le voci che incitano alla violenza razziale e all'ingiustizia facendo loro promozione gratuita sulla piattaforma».

Il funerale di George Floyd

Intanto in serata, ora italiana, è iniziata la commemorazione funebre di George Floyd. Famigliari, amici, concittadini e manifestanti stanno rendendo omaggio alla salma del 46ienne morto il 25 maggio nel santuario della North Central University di Minneapolis, mentre musicisti e cantanti eseguono brani spiritual, alternati ai ricordi di chi lo conosceva. Sullo sfondo un grande ritratto della vittima.

La commemorazione funebre di Floyd è trasmessa in diretta da tutte le principali tv americane, dalla Cnn a Fox News. Una testimonianza di quanto la tragedia abbia assunto una dimensione nazionale dopo le proteste che ancor oggi attraversano il Paese.

“Non è stato il coronavirus ad uccidere George Floyd ma la pandemia di razzismo e discriminazione”: lo ha detto Benjamin Crump, uno degli avvocati dalla famiglia, ricordando la figura della vittima nella commemorazione a Minneapolis. Dall'autopsia è emerso che Floyd era positivo al Covid-19, anche se asintomatico.

Duro attacco del noto reverendo afroamericano Al Sharpton a Donald Trump durante la commemorazione. “Mai visto nessuno tenere una Bibbia così ma mi piacerebbe che la leggesse”, ha detto riferendosi alla Bibbia brandita dal presidente davanti alla S. John Church dopo aver fatto sgomberare la folla davanti alla Casa Bianca. “Non si può usare la Bibbia come strumento di propaganda”, ha aggiunto.

Cauzione da 1 milione di dollari per gli agenti

Cauzione da un milione di dollari per i quattro ex agenti accusati dell'uccisione di George Floyd. Lo ha stabilito un giudice, prevedendo una somma più bassa (750 mila dollari) solo a certe condizioni, tra cui non lavorare più nelle forze dell'ordine e non avere alcun contatto con la famiglia della vittima.

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