VATICANO E FEDELI AMERICANI

Usa, cattolici divisi al voto. L’opposizione dei vescovi a Francesco e il tema divisivo dell’aborto

La maggioranza dei bianchi vota come l'elettorato protestante, prevale l'elemento etico-razziale. La nomina papale del primo cardinale afroamericano alla vigilia del voto

di Carlo Marroni

(ANSA)

4' di lettura

I cattolici negli Stati Uniti hanno sempre votato in maggioranza per il candidato che poi ha vinto le presidenziali. E forse anche questa volta andrà così, ma lo si scoprirà dopo l'analisi del voto per corrispondenza e quindi l’acclamazione del vincitore. Questa volta i quasi 80 milioni di cattolici americani sono divisi forse come mai accaduto prima tra Donald Trump e Joe Biden, e i temi centrali restano l'aborto e i migranti: il primo quasi esclusivamente propagandistico e che parla alla dilatata pancia tradizionalista (e con un'arma in tasca) e l'altro invece reale e drammatico. Ma gli Stati Uniti – un po' come l'Italia ormai da tempo – non hanno un “voto cattolico”, perlomeno non più. E questo lo sa bene anche il Vaticano, dove c'è attesa per l'esito elettorale senza tradire apprensione per la riconferma di Trump. Che piacerebbe molto alla maggioranza dei vescovi americani, e molto poco ai vertici della Santa Sede. Papa in testa.

Il Papa promuove il vescovo che aveva contestato Trump

E proprio il Papa alla vigilia del voto un segnale lo ha mandato, e chiaro. Ha annunciato la nomina a cardinale dell'arcivescovo di Washington Wilton Gregory, il primo porporato afroamericano, che aveva criticato duramente Trump quando, a giugno, il presidente aveva esibito la bibbia davanti ad una chiesa episcopale, nei giorni delle proteste più dure del Blacks Lives Matter. Il messaggio bergogliano è lineare: la chiesa cattolica è per l'inclusione e il dialogo, non per le fratture e tantomeno per le barriere. Ma Gregory – già presidente della Cei americana – è in minoranza negli Stati Uniti, dove i vescovi, compresi diversi cardinali (spiccano quello di New York e di Houston), sono per Trump anche se con dei distinguo sul tema dei migranti, come il conservatore presidente della conferenza episcopale, Josè Gomez, arcivescovo di Los Angeles e membro dell’Opus Dei. Vicini al Papa – da lui nominati e promossi - sono certamente i cardinali di Chicago, Blase Cupich, di Newarck, Joseph Tobin, e Kevin Farrell, chiamato a Roma e nominato Camerlengo oltrechè capo dicastero. Dalla sua elezione Bergoglio è stato sempre osteggiato dagli americani, prima in modo blando e poi a viso aperto specie dopo l'enciclica Laudato Si' (2015) e le caute aperture in materia di famiglia, specie per i divorziati risposati. Questa opposizione si è saldata attorno all'ex nunzio Carlo Viganò, che da due anni lancia accuse strumentali contro Bergoglio su un terreno, quello del contrasto agli abusi sessuali, che proprio l'ala conservatrice ha sempre cercato di minimizzare.

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I cattolici bianchi votano in maggioranza come i protestanti

In questo quadro di confronto aspro si è votato. Nel 2016 – quando Bergoglio disse che “non è cristiano” chi vuole erigere muri, come dichiarava Trump in corsa per la presidenza – i cattolici bianchi votarono in maggioranza per il futuro presidente, gli altri (ispanici perlopiù) per Hillary Clinton. E questo accade sempre: i bianchi, sia cattolici che protestanti, votano allo stesso modo, ed è chiaro che prevale una sorta di allineamento culturale. Ma ora c'è un elemento in più: la chiesa è polarizzata e votare per Trump significa anche cercare di togliere dal tavolo della discussione il razzismo e quindi l'integrazione. E questo vale anche per fasce teoricamente deboli, su cui fanno premio altri elementi. Ma non sempre l’elemento etnico è compatto: per esempio i cubani e i venezuelani naturalizzati votano a destra, in chiave anticomunista, e sono molti, specie in stati-chiave.

Le spinte propagandistiche su temi etici e verso le fasce deboli

Quindi il fatto che Joe Biden sia cattolico – come lo era Joseph Kennedy – conta molto poco. E' un cattolico pro-choice (libera scelta in tema di aborto, che si contrappongono al più rigido e sedicente pro-life) e quindi la propaganda tradizionalista lo può attaccare addirittura come un traditore. Questo tema tra l'altro ai tempi di Kennedy non esisteva, ed entra nelle agende elettorali dopo il 1973, quando viene approvata le legge sulla legalizzazione dell'interruzione di gravidanza: è in quel momento che i repubblicani abbracciano il tema, assieme al fatto che il loro liberismo va incontro ad un ceto medio cattolico le cui condizioni economiche erano nettamente migliorante grazie al boom del dopoguerra. Il tutto poi si sposa, oggi, con una esasperazione delle spinte identitarie etnico-razziali e con il messaggio populista di protezione delle fasce deboli, che si sono sentite ai margini nelle presidenze di Clinton e Obama (e soprattutto dalla campagna elettorale della Clinton nel 2016).

In arrivo dalla Santa Sede il rapporto McCarrick sugli abusi

Quindi ai fini del voto ha veramente poca importanza il fatto che nella sua recente visita a Roma il Segretario di Stato dell’amministrazione repubblicana Mike Pompeo non sia stato ricevuto dal Papa (l'udienza non era mai stata in agenda), e che in quei giorni come previsto e annunciato il Vaticano abbia rinnovato l'accordo con la Cina per la nomina dei vescovi nonostante la fortissima pressione dell'amministrazione americana in senso contrario, tanto che gli organi più conservatori arrivano addirittura ad accusare Francesco di non essere cattolico. L'obiettivo è la propaganda e anche consolidare quel blocco conservatore che possa incidere sull'agenda nazionale dei prossimi anni, intrisa di valori “America First” e niente diritti civili. E in questa chiave va anche letta la nomina della giudice Amy Barrett alla Corte Suprema, una cattolica integralista bianca, in perfetta sintonia con la maggioranza dell'elettorato di riferimento e dei vescovi. Che, passato il voto, saranno sotto i riflettori per vicende passate, ma molto dolorose. Infatti la Santa Sede dovrebbe pubblicare forse già in queste mese l’atteso rapporto sul caso McCarrick, il novantenne ex potentissimo cardinale – ridotto allo stato laicale da Bergoglio – al centro di uno scandalo enorme di abusi sessuali.

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