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Prima intesa Usa-Cina: rimozione dei dazi «graduale». Evitati in extremis i nuovi rincari

Il presidente approva la “fase uno” dell’accordo commerciale con Pechino: evitata così la nuova ondata di tariffe che sarebbe scattata il 15 dicembre su beni di consumo cinesi per 160 miliardi di dollari. Un tweet del presidente americano aveva rafforzato l’ottimismo sulle piazze finanziarie. La Cina conferma

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


Sui dazi preoccupano le azioni unilaterali di Trump

6' di lettura

NEW YORK - Donald Trump ha firmato una offerta di accordo commerciale diretta alla Cina che prevede una significativa riduzione dei dazi americani esistenti e lo stop ai prossimi dazi su 160 miliardi di prodotti di largo consumo che sarebbero dovuti partire domenica 15 dicembre. L’offerta del presidente è stata già recapitata a Pechino dal capo negoziatore americano Robert Lighthzer attraverso l’ambasciata cinese di Washington.

Il vice ministro del Commercio cinese, Wang Showen, ha confermato
che Cina e Usa hanno raggiunto il consenso sul testo della «fase uno» dell'accordo commerciale e auspicato che le parti «rispettino l’intesa» dopo la firma. I dazi saranno rimossi in «fasi graduali».

Il vice ministro dell’Agricoltura ha aggiunto che la Cina importerà più grano e mais americani. Mentre quello delle Finanze ha detto che le due delegazioni stanno negoziando data e luogo della firma.

L’impianto dell’accordo sulla “Fase uno”
In cambio la Cina sarebbe disponibile ad acquistare maggiori quantitativi di prodotti agricoli americani fino a 50 miliardi di dollari l’anno, raddoppiando la quota attuale, a rafforzare le tutele della proprietà intellettuale e ad aprire il mercato dei servizi finanziari. La firma della proposta di accordo americano con la Cina sulla cosiddetta fase uno da parte di Trump, è stata confermata da diverse fonti della Casa Bianca, dopo un incontro avvenuto nella notte nello studio ovale tra il presidente e i suoi consiglieri economici.

Il tweet di Trump e Wall Street da record
Giovedì 12 dicembre, cinque minuti dopo l’apertura delle contrattazioni a Wall Street Trump aveva anticipato le sue intenzioni: «Siamo molto vicini a un grande accordo con la Cina. Lo vogliono loro, e anche noi», aveva scritto in un tweet. Tanto è bastato: i tre indici della borsa americana Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq in pochi minuti hanno superato i rispettivi record intraday.

Lo scontro commerciale tra le due prime economie mondiali va avanti da venti mesi e ha portato a una lunga serie di dazi e controdazi tra i due Paesi. A inizio ottobre, dopo lunghi mesi di negoziati, stop e ripartenze, annunci e smentite, Trump alla Casa Bianca, assieme al capo delegazione cinese, il vice premier Liu He, annunciò il raggiungimento di un primo accordo di massima, sulla cosiddetta Fase Uno della pace commerciale. Da allora sono trascorsi due mesi e mezzo. E la firma dell’accordo formale non è ancora arrivata.

La data chiave del 15 dicembre
Secondo Dow Jones i negoziatori americani avrebbero offerto di ridurre del 50% i dazi esistenti su 360 miliardi di dollari di prodotti made in China. L’entità della riduzione dei dazi esistenti non è stata tuttavia confermata dalla Casa Bianca. Domenica mattina 15 dicembre alle 12 e un minuto, ora americana, in mancanza di un accordo o di una proroga, sarebbero scattati i dazi Usa sull’ultima tranche di esportazioni cinesi. Dazi del 15% che avrebbero colpito 160 miliardi di prodotti di largo consumo: smartphone, giocattoli, scarpe sportive. Sarebbero stati tassati Nike e iPhone prodotti in Cina. Tariffe che avrebbero pesato sui consumatori americani e sui risultati dello shopping natalizio. I cinesi, a loro volta, erano pronti a rispondere con nuovi controdazi tra il 5 e il 10% sui prodotti made in Usa.

Stando ad alcune anticipazioni di stampa riportate martedì 10 dicembre, le due delegazioni anche in mancanza di un accordo formale sulla Fase Uno, sarebbero state orientate a spostare in avanti la scadenza del 15 dicembre. Nelle ultime ore tuttavia analisti ed esperti di entrambi i paesi continuavano a manifestare ottimismo sul raggiungimento di un accordo commerciale.
Nella giornata di venerdì Trump dovrebbe annunciare i progressi verso un’intesa commerciale dell’accordo inizialmente raggiunto a ottobre. Il testo dell’accordo non è ancora stato definito e non è chiaro ancora se la Cina sia favorevole a tutti i dettagli contenuti nel piano americano.

Il portavoce del ministero del Commercio Gao Feng in una conferenza stampa ha spiegato che «i due team negoziali sono in stretto contatto», aggiungendo di non avere altri dettagli e di attendere progressi nei prossimi giorni. Il funzionario ha confermato che Pechino è pronta ad acquistare maggiori prodotti agricoli e il governo sta studiando l’esenzione delle tariffe per le importazioni di soia e di carni suine, di cui il Paese ha bisogno per coprire il fabbisogno interno dopo l’epidemia di peste suina che ha decimato gli allevamenti nazionali. In queste ore i vertici politici cinesi, il presidente Xi Jinping, il primo ministro Li Keqiang e il vice premier Liu He sono impegnati a Pechino nella Conferenza economica centrale per disegnare gli obiettivi della manovra economica per il 2020.

Due linee possibili
Negli Usa molti funzionari del dipartimento al Commercio e dell’Ufficio del rappresentante al Commercio sono alle prese con la finalizzazione del nuovo accordo commerciale con Canada e Messico, la cui versione definitiva è stata appena firmata a Città del Messico. Trump in serata alla Casa Bianca aveva convocato i suoi consiglieri in materia di commercio per fare il punto della situazione. Presenti all’incontro il Rappresentante al Commercio Robert Lighthizer il segretario al Tesoro Steve Mnuchin, il consigliere economico Larry Kudlow, e l’economista Peter Navarro.

Dalle prime indiscrezioni sui negoziati con Pechino erano emersi due orientamenti: Lighthizer, accogliendo le istanze di parte del mondo produttivo e dei mercati, spingeva per prorogare la scadenza del 15 dicembre, continuare i negoziati ed evitare un’ulteriore escalation, con l’obiettivo di arrivare a un accordo con la Cina a gennaio, possibilmente prima del discorso del presidente sullo Stato dell’Unione. Mentre Navarro, il falco protezionista dell’amministrazione era contrario all’intesa: a inizio settimana ha presentato un documento al presidente e al cerchio magico dei consiglieri economici, in cui ipotizza uno scenario con l’entrata in vigore dei dazi, senza nessun accordo con la Cina fino alle elezioni del 2020. Un’idea che la scorsa settimana aveva rilanciato lo stesso Trump. Tuttavia nelle ultime ore qualcosa sembra essere cambiato. Il tweet di Trump ne è la conferma. Lo stesso Navarro ha enfatizzato il concetto che l’ultima parola sui dazi spetta al presidente.

La conferma dell’apertura di Trump
Diverse fonti della Casa Bianca hanno confermato la firma dell’offerta americana alla Cina da parte di Trump. Michael Pillsbury , un esperto cinese presso l'Hudson Institute, e consigliere della Casa Bianca sul commercio ha affermato che lo stesso presidente lo ha informato del raggiungimento dell’accordo giovedì. «Si tratta di un passo avanti storico», ha detto che sarebbe stato favorito dalle buone relazioni personali tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping.

Le pressioni sulla Casa Bianca
Nelle ultime settimane è aumentata la pressione dal mondo delle imprese e degli affari sulla Casa Bianca per posporre i dazi del 15 dicembre che avrebbero colpito i consumatori americani e per una apertura negoziale con la Cina. Una coalizione di 150 associazioni raggruppate sotto la sigla «America for Free Trade» ha scritto una lettera a Trump che recita: «La esortiamo a raggiungere l’accordo sulla Phase One con la Cina e ad adottare i passi necessari per risolvere le controversie commerciali in corso. Crediamo che sia davvero importante far procedere i negoziati senza lo spettro di nuove tariffe».
Dall'altra parte oltre 260 produttori manifatturieri Usa riuniti nella «Coalition for a Prosperous America» hanno espresso al presidente il loro «sincero apprezzamento» per i dazi alla Cina in risposta alle «ripetute violazione della proprietà intellettuale».

Le voci critiche
Prima ancora di firmare l’accordo definitivo con la Cina arrivano già le critiche. Il senatore della Florida Marco Rubio in un tweet ha scritto che la Casa Bianca deve considerare il rischio che l’accordo con la Cina, con l’eliminazione di parte dei dazi esistenti, possa togliere agli Stati Uniti un’arma vincente per spingere a un’intesa più generale sui punti più controversi ancora irrisolti tra i due paesi. Tre potenti senatori democratici, compreso il leader Dem al Senato Chuck Schumer, hanno inviato una lettera a Trump in cui scrivono che ogni accordo sulla fase uno che non includa cambiamenti strutturali dell’economia cinese potrebbe portare a «gravi e inaccettabili perdite per tutte gli americani». Su tutte le critiche spicca per fantasia quella dell’ex ambasciatore messicano in Cina Jorge Guajardo: «L’accordo con sulla Fase uno con la Cina è l’equivalente di un uomo armato che dopo aver preso con sé degli ostaggi si arrende alle autorità».

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