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Usa-Cina, la telefonata che rompe il ghiaccio sul commercio

Primo colloquio tra Katherine Tai e Liu He, i due capi delegazione che dovranno riprendere i negoziati in fase di stallo da mesi su dazi e tariffe

di Rita Fatiguso

3' di lettura

Usa e Cina si parlano, anche se, al momento, non ci sarebbero segnali di una concreta tabella di marcia nelle trattative. I capi delegazione del commercio si sono sentiti telefonicamente per la prima volta da quando Joe Biden è presidente degli Stati Uniti, per riprendere il dialogo fermo alla sigla dell’accordo del gennaio del 2020. Per l’americana Katherine Tai è stata l’occasione di discutere della sua “revisione in corso “delle relazioni commerciali”. Il vicepremier Liu He, dal canto suo, ha sollevato “questioni di interesse comune”, senza, però, fornire dettagli.

Negoziato in stallo, i profitti cinesi volano: +57% ad aprile

Le trattative Usa-Cina sono rimaste ferme durante la pandemìa. Nel frattempo Pechino ha innescato la ripresa, pur tra molte difficoltà, tra cui l’aumento del costo delle materie prime. I dazi imposti dagli Usa e non ancora rimossi rappresentano un’altra zavorra non indifferente alla crescita.

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Nel mese di aprile intanto i profitti delle imprese industriali cinesi sono volati del 57% su base annua, dopo il +92,3% di marzo. Nel periodo compreso tra gennaio e aprile, gli utili delle aziende sono balzati del 106%, a 2,59 trilioni di yuan, a causa del trend negativo dello stesso periodo del 2020, quando la Cina faceva i conti con la pandemia.

Al contrario, come dimostrano i dati del Mofcom, gli investimenti esteri cinesi non finanziari nei primi quattro mesi dell’anno hanno segnato il passo, con un -5,2% rispetto all’anno precedente (in cifre assolute 34,3 miliardi di dollari).

L’obiettivo soprattutto dalla cinese parte è di riprendere il colloquio finito in stallo da mesi.

Tocca a Liu He, il vicepremier cinese con master in pubblica amministrazione ad Harvard e Katharine Tai, l'avvocato di origine cinese cresciuta a Taiwan, dal 18 marzo trade representative americano, riattivare concretamente i negoziati commerciali bilaterali fermi all’accordo siglato nel gennaio del 2020 ma con l’amministrazione precedente guidata da Trump.

Pur di mettere fine alla guerra dei dazi partita nel 2018, Pechino accettò rigide condizioni tra cui l'acquisto in due anni di 200 miliardi di prodotti americani, ma un anno dopo, a fine Fase 1, la Cina ne aveva importati solo due quinti, in agricoltura prodotti del valore di 23,5 miliardi (invece di 36,6), nell'energia appena 9,8 su 25,3 pianificati.

Le richieste di Pechino agli Usa di rivedere comunque le tariffe punitive sono cadute nel vuoto, la fase 2 dell’accordo, quindi, è rimasta sulla carta.

Lo squilibrio della bilancia commerciale

Nel 2020, nel frattempo, i la Cina è comunque ripartita tanto che i porti di Shanghai hanno raggiunto il top del traffico mondiale con un volume totale di commercio internazionale pari a 8,75 trilioni di yuan.

Il punto critico tra i due giganti resta lo squilibrio della bilancia commerciale, quella riduzione del trade surplus naufragata anche a causa del Covid-19 e, adesso, per “colpa” della ripresa. Infatti i dati delle dogane cinesi rivelano che il surplus commerciale in aprile è stato ben più ampio delle stime, spinto proprio dalla domanda americana di beni e servizi.

Un flusso consistente che testimonia la bontà della crescita cinese, anche se con ombre in arrivo a causa del rischio inflazione importata.

Un circolo vizioso, insomma, tiene insieme Cina e Stati Uniti, molto difficile da spezzare con interventi a tavolino, inseguendo il modello Trump e la sua personale lotta allo squilibrio commerciale con la Cina.

Avanzo commerciale in crescita nel 2021

Considerando i primi quattro mesi dell'anno, intanto, l'avanzo si è notevolmente ampliato a 157,91 miliardi di dollari, da 55,65 miliardi registrati nello stesso periodo del 2020: le esportazioni sono aumentate del 44% su base annua a 973,7 miliardi, mentre le importazioni del 31,9% a 815,79 miliardi di dollari.

Ad aprile il surplus è stato di 42,8 miliardi, battendo facilmente le previsioni ferme a 28,1 miliardi di dollari e contro un surplus di 45 miliardi di dollari nello stesso mese dell'anno precedente, a causa di una domanda globale in miglioramento e di prezzi delle materie prime più alti. Il surplus commerciale di aprile della Cina con gli Stati Uniti è aumentato a 28,11 miliardi di dollari dai 21,37 miliardi di dollari a marzo.


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