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Usa, comitato di crisi contro l’emergenza mercati. Ma Trump attacca ancora la Fed

di Marco Valsania


Trump sempre piu' isolato nel Natale dello shutdown

3' di lettura

New York - Gabinetto di crisi covocato d’urgenza nell’amministrazione Trump davanti alla crisi sui mercati internazionali e a Wall Street. Alla vigilia di Natale il Segretario al Tesoro Steven Mnuchin, uno dei pochi esponenti moderati di spicco sopravvissuti alle purghe della Casa Bianca, ha chiamato all’appello il cosiddetto Plunge Protection Team, la Squadra di protezione dai collassi, gruppo interministeriale incaricato di sorvegliare mercati e emergenze nel sistema finanziario, per cercare di tranquillizzare i nervi di investitori americani e internazionali gravemente scossi dal caos che regna alla Casa Bianca e dai timori sull’economia.

Il team, ufficialmente il Working Group on Financial Market che comprende dal Tesoro alla Federal Reserve e alla Securities and Exchange Commission, creato nel momento più nero all’indomani della grande crisi del 2008, si vedrà in giornata e rimarrà mobilitato. Wall Street lunedì è nuovamente in pesante ribasso (oltre l’1%) in una seduta abbreviata . Ed è reduce dalla settimana peggiore in dieci anni, avviata a terminare il peggior mese di dicembre in epoca recente sotto il peso dei terremoti istigati dalla Casa Bianca, anzitutto il parziale shutdown del governo Usa per strappare fondi destinati al muro anti-immigrati al confine con il Messico promesso alla sua base ultra-conservatrice. Ma anche la guerra dichiarata da Trump al chairman della Fed Jerome Powell, che accusa apertamente di sabotare l’economia e la borsa con i graduali rialzi dei tassi di interesse.

Mnuchin aveva già ieri cominciato a muoversi con modalità d’emergenza: ha chiamato al telefono tutti i grandi banchieri americani, da capi JP Morgan e Bank of America, da Citigroup a Goldman Sachs, da Morgan Stanley a Wells Fargo. «Gli amministratori delegati hanno assicurato di avere a disposizione ampia liquidità per i prestiti» e altre operazioni, ha indicato successivamente Mnuchin per cercare - finora senza successo - di calmare piazze finanziarie che temono una continua e sempre più grave instabilità con la memoria ancora troppo fresca della grande crisi. Mnuchin ha anche affermato che Trump non intenderebbe licenziare il chairman della Fed Powell, un’ipotesi fatta filtrare dagli stessi collaboratori del Presidente. Di sicuro Trump ha però indicato di considerare la scelta di Powell alla guida della Fed come la “peggiore” della sua presidenza - che gli fu consigliata oltretutto proprio da Mnuchin. Ancora lunedì, il presidente Usa ha detto che «la Fed non ha il polso del mercato, non capisce la necessità delle guerre commerciali ed è come un giocatore di golf che non la sa mettere in buca».

L o shutdown del governo per un mancato accordo sul budget è nel frattempo diventato il simbolo dell’alta tensione , dei rischi e della confusione che regnano a Washington. Dovrebbe durare giorni o forse settimane: il Senato si è riconvocato solo giovedì e contatti per risolverlo tra le parti - Casa Bianca e opposizione democratica - appaiono congelati. Il vicepresidente Mike Pence avrebbe offerto informalmente una riduzione della richiesta originale di cinque miliardi per il muro anti-immigrati - tagliata cioè a 2,5 miliardi - ma i democratici rifiutato fondi esplicitamente destinati ad una “barriera” giudicata inutile, costosa e xenofoba. Dal 3 gennaio avranno inoltre la maggioranza alla Camera e potrebbero quindi avere maggior influenza su qualunque compromesso.

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Ad aumentare la percezione di crisi contribuisce la saga delle partenze eccellenti dall’amministrazione. Trump ha cacciato in anticipo il Segretario alla Difesa James Mattis: lo ha licenziato da subito nonostante Mattis avesse già presentato le dimissione con decorrenza da febbraio e nominato a interim il suo vice, Patrick Shanahan, ex dirigente Boeing digiuno di esperienze militari o politiche, seminando preoccupazioni ulteriori tra alleati occidentali e asiatici.

Trump ha agito in preda alla stizza quando ha letto, con ben due giorni di ritardo rispetto al pubblico, la lettera di dimissioni di Mattis, che aveva messo sono accusa la politica estera di America First, a cominciare dalle recenti decisioni di un ritiro totale dalla Siria e parziale dall’Afghanistan oltre dal cattivo trattamento degli alleati. Dimissioni, dopo quelle di Mattis, sono scattate anche dall’inviato speciale della Casa Bianca presso la coalizione anti-Isis, Brett McGurk. Trump ha inoltre affermato di aver avuto una buona conversazione con il leader autoritario turco Recep Erdogan, riportando che Erdogan lo avrebbe assicurato di voler continuare la lotta contro Isis. Il presidente avrebbe preso alla lettera l’assicurazione sollevando pesanti ironie e critiche tra i suoi avversari, che gli hanno ricordato come Erdogan è anzitutto interessato in Siria a attaccare i curdi - cioè finora gli alleati migliori delle truppe americane nella lotta a Isis.

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