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Usa, contro la grande depressione Trump rilancia le infrastrutture

Trump: 2.000 miliardi per lavori pubblici. I democratici: miliardi per famiglie e sanità. Per Goldman il Pil rischia calo del 34%, la Fed: 53 milioni di disoccupati

di Marco Valsania

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(EPA)

Trump: 2.000 miliardi per lavori pubblici. I democratici: miliardi per famiglie e sanità. Per Goldman il Pil rischia calo del 34%, la Fed: 53 milioni di disoccupati


8' di lettura

New York - Nuovi piani di aiuti e investimenti pubblici da migliaia di miliardi di dollari sono allo studio negli Stati Uniti, nello sforzo di rispondere all'escalation dell'assalto del coronavirus. Una pandemia che, nelle stesse proiezioni usate dalla Casa Bianca, minaccia di mietere decine, forse centinaia di migliaia di vittime nelle prossime settimane e mesi. E di infliggere, con la paralisi del business, anche shock senza precedenti all'attività economica, dove si susseguono allarmi su contrazioni di un terzo del Pil trimestrale, perdite di decine di milioni di posti di lavoro e una disoccupazione mai vista neppure durante la Grande Depressione.

Le nuove proposte di Trump
Il Presidente Donald Trump ha invocato, inserendolo in uno dei suoi tweet, il varo di un piano per quando l'economia potrà cominciare a essere sdoganata dalle restrizioni: un progetto per riparare e costruire nuove infrastrutture da duemila miliardi di dollari. I leader democratici della Camera, guidati da Nancy Pelosi, ipotizzano da parte loro nuovi soccorsi d'emergenza destinati anzitutto alle finanze statali impegnate in prima linea nel combattere le infezioni e alle famiglie impoverite. La nuova spesa andrebbe ad aggiungersi ai duemila miliardi di dollari appena varati e destinati, nelle voci principali, a sostenere redditi familiari (300 miliardi) e disoccupati (altrettanti), a un fondo di salvataggio del imprese (500 miliardi) e agli ospedali (oltre 100 miliardi).

In arrivo «giorni difficili»
I pronostici sul fronte dei contagi sono cupi e sono stati messi adesso appieno sotto i riflettori. «Gli americani devono essere pronti a giorni difficili, a settimane molto, molto dolorose» ha ammesso il Presidente Donald Trump in serata. Giorni illustrati con gelidi grafici resi pubblici dei modelli che prevedono infezioni e soprattutto vittime - forse un tentativo di far capire all'intera popolazione e ai leader locali, in ogni parte anche remota del paese, quanto la sfida sia collettiva, urgente e grave.

Ecco il modello generale e ampiamente citato dell'Imperial College of London, che senza iniziative di mitigazione della pandemia vede da 1,6 a 2,2 milioni di decessi statunitensi da Covid-19. E quello costantemente aggiornato dell'Università di Washington - o meglio di Christopher Murray dell'Institute for Health Metrics and Evaluation (Ihme) presso la University of Washington a Seattle - che pure con efficaci e rispettati interventi, pronostica al momento tra le centomila e le 240.000 vittime, concentrate entro fine luglio, 84.000, con picchi a meta' aprile.

È sulla base di quest'ultima previsione che il presidente si e' convinto nei giorni scorsi a estendere la restrizioni e raccomandazioni sanitarie fino almeno al termine di aprile rinunciando a ipotesi di riaprire i business per Pasqua. Restrizioni che nonostante ciò vedono ancora solo l'80% del Paese soggetto a severi ordini locali e statali, di restare in casa uscendo solo per necessita' e di chiudere attività non essenziali. Ieri, a conferma dello spettro in agguato, i casi diagnosticati di coronavirus a livello nazionale sono saliti a quasi duecentomila e i decessi in 24 ore al record di oltre 800.

Trump, infrastrutture per una ripresa
In vista d'una fine del tunnel, Trump però propone di prepararsi a curare le ferite profonde che rimarranno nella società e economia americane - milioni, forse decine di milioni di disoccupati - con un programma da duemila miliardi in ponti, strade e altre infrastrutture. Un programma finanziato con nuovo debito federale. «Con i tassi di interesse negli Stati Uniti a zero, è il momento di lanciare un programma sulle infrastrutture rinviato per decenni - ha twittato - Dovrebbe essere molto grande e ambiziosa, duemila miliardi, e focalizzato unicamente sui posti di lavoro e sulla ricostruzione di infrastrutture nel nostro Paese che una volta erano eccezionali! Fase 4».

Quattro perché, oltre al già citato pacchetto per famiglie e aziende, in precedenza Washington aveva passato altre due leggi minori per rafforzare servizi sanitari e sociali, compresi test diagnostici, rispettivamente da 8,3 miliardi e da cento miliardi. Il piano infrastrutturale è molto più vasto di precedenti versioni: finora la Casa Bianca aveva proposto un piano infrastrutturale da forse mille miliardi, grazie però anzitutto a partership con privati.

Pelosi, nuovi piani per salute e reddito
L'altro piano, spinto dall'opposizione democratica, è invece ancora concentrato anzitutto sull'emergenza sanitaria e assistenziale odierna e dell'immediato futuro. Tra gli stanziamenti vorrebbero esserci accanto a fondi per la sanità - ospedali, medici e infermieri - altri 300 miliardi in assegni diretti al sostegno del reddito degli americani, sostanzialmente un raddoppio rispetto alla legge già scattata e soprannominata Cares. «Dobbiamo fare di più per chi è in prima linea in questo momento di crisi nazionale» ha detto la speaker Nancy Pelosi. E, ha aggiunto, «effettuare maggiori versamenti a favore degli americani». Una simile proposta si scontra tuttavia al momento con la reticenza del partito repubblicano del Presidente. Nuove spese federali, soprattutto nell'assistenza, sono malviste, ha spiegato il capogruppo alla Camera Kevin McCarthy: è meglio aspettare per verificare se gli attuali stanziamenti «hanno successo».

Anche Wall Street oggi vede nero
Ma la gravità della crisi è oggi sotto gli occhi di tutti. La Borsa è tradizionalmente un cattivo indicatore della performance economica ma questa volta, nel clima di shock e paura, soffre in sintonia con ogni indicatore di Main Street, dell'economia reale. L'S&P 500 ha conosciuto lo scivolone trimestrale peggiore dal 2008, una flessione del 20 per cento. Peggio ancora ha fatto il Dow Jones, con il 23,2%, il peggior andamento dal 1987. Il Nasdaq, spesso avanguardia del mercato con i titoli tech e Internet, ha bruciato il 14,2 per cento. Titoli energetici quali Exxon e Chevron hanno ceduto oltre il 40%, banche quali JP Morgan e Goldman Sachs oltre il 30 per cento. E nessuno, tra i gestori, azzarda prevedere la fine delle ondate di vendita.

Goldman Sachs, una contrazione del 34%
Aiuti e stimoli, decisi e ipotizzati, faranno i conti con una crisi sempre più profonda messa nero su bianco dagli analisti. Tra le stime preoccupanti - ma in questa fase appena nella media - si distingue quella di Goldman Sachs, che ipotizza un Pil in contrazione del 34%, il triplo di precedenti record negativi che risalgono al 1958, nel secondo trimestre. Questo dopo un negativo 9% già nei primi tre mesi 2020. E se l’attività potrebbe successivamente risalire la china, con un rimbalzo del 19% nel terzo trimestre, a Goldman appare comunque destinata a chiudere l'intero anno in calo del 6,2%, una caduta a sua volta da far dimenticare ogni record negativo. La banca d'affari si aspetta anche una disoccupazione del 15 per cento. Tutte le sue previsioni sono scivolate nel giro di pochi giorni, da già traumatiche attese di cali del 24% nel Pil e di una disoccupazione al 9 per cento.

Citigroup e il Pil a -12%
Citi è ancora tra le più prudenti quando si tratta di pronostici, ma comunque si aspetta una contrazione del 12% nel Pil del secondo trimestre con la precisazione che «sono possibili revisioni al ribasso» se proseguiranno, come appare probabile, chiuse di business non essenziali. I suoi analisti calcolano una disoccupazione al 10% in aprile.

La Fed di St. Louis: 47 milioni di posti persi
La previsione più drammatica spetta invece ai ricercatori della Federal Reserve di St. Louis. In un'analisi pubblica sul suo sito vede eliminati, almeno temporaneamente, 47,05 milioni di posti di lavoro. E un tasso di disoccupazione che nel secondo trimestre svetta, sulla base di una forza lavoro costante (non viziata cioè da americani scoraggiati che non cerchino piu' impiego), fino a un mai visto 32,1 per cento. Durante la Grande Depressione il picco della disoccupazione fu raggiunto nel 1933 con il 24,5% e portò due anni dopo alla creazione su scala nazionale dei sussidi per i senza lavoro. Il totale dei disoccupati nuovi e vecchi nel modello della Fed salirebbe ad un totale negli Usa di 52,81 milioni. La sede della Banca centrale effettua queste stime sulla base di medie di altre analisi, dove la fascia di oscillazione della disoccupazione e' in una banda compresa tra il 10,5% (vicina a quanto previsto da Citi) fino a massimi del 40,6 per cento. La Fed, unica speranza, precisa che lo shock occupazionale potrebbe essere piu' gestibile quanto più sarà sara' limitato nel tempo, uno scenario possibile data la natura “unica” della crisi in atto.

La Fed di Dallas e il crollo energetico
Un’altra sede della Fed, quella di Dallas, offre uno spaccato su una delle regioni e industrie oggi più travolte dalla crisi e ancora nel recente passato capace invece di brillare. L'indice manifatturiero della regione texana, cuore del settore dell'energia, è precipitato a -70, con il 70% degli interpellati che ha riportato declini nell'attività e nessuno che ha riportato incrementi.

Un mare di sussidi di disoccupazione
I sintomi concreti e forieri di continui peggioramenti si susseguono anzitutto sul mercato del lavoro: nell'ultima settimana le richieste di sussidi dei senza lavoro dovrebbero aver superato i 5 milioni, di gran lunga altro record negativo, dopo i 3,3 milioni della settimana precedente - anche se forse le statistiche non rifletteranno appieno l'aumento per difficoltà degli uffici locali nel gestire ondate di domande. A loro volta i dati nazionali sull'occupazione in arrivo venerdì 3 aprile, relativi a marzo, offriranno solo uno spiraglio sul dramma: sono calcolati sulla base di informazioni raccolte nella prima meta' del mese, prima dei peggiori rovesci.

Il 40% dei newyorchesi non può pagare l'affitto
Indicativo della spirale di pressione e crisi sugli americani, nell'epicentro della pandemia, la città di New York City che ieri ha superato i mille morti, emerge che quattro inquilini su dieci non possono già questo mese, in aprile, pagare l'affitto per il colpo subito dal loro reddito. In affitto a New York, sottolinea il New York Times, sono 5,4 milioni di persone e famiglie, due terzi dei residenti. E un mancato pagamento può avere effetti a catena, con i più piccoli proprietari di casa che rischiano il fallimento.

Un ritorno al lavoro?
Dominano, anche su eventuali riprese future dell'attività, le incognite. S&P si aspetta un rimbalzo nella seconda metà dell'anno con riprese della domanda al consumo e ordini inevasi dalle aziende, ma avverte che «molta attività che dipendeva dalla spesa discrezionale delle famiglie andrà persa in modo permanente» e evidenzia i rischi legati all'aumento della disoccupazione. Goldman Sachs vede un «adattamento» del business e degli individui che prepara una «graduale ripresa da maggio-giugno». Solo però dopo forti crolli nel manifatturiero, anzitutto nell'auto oltre che nei consumi, in parte compensati da aumenti negli alimentari e nelle spese mediche. Il manifatturiero potrebbe recuperare un po' più rapidamente dei servizi meno essenziali.

Mickey Levy di Berenberg e Robert Kaplan della Harvard Business School hanno pubblicato sul Wall Street Journal una pragmatica agenda delle condizioni per un ritorno anche parziale e graduale al lavoro dell'America. E non sono affatto semplici (e oggi tutte lontane): test a tappeto per tutti. Esami accurati della letalità. Protezione assicurata per le fasce più vulnerabili. A quel punto un primo ritorno dei più giovani e in buone condizioni di salute, con attenzione a monitorare e isolare segni di nuovo contagio sull'esempio di Singapore. E progressive ripartenze di attività non essenziali con priorità per business compatibili con il distanziamento sociale. Quali il settore delle costruzioni, che impiega 7,6 milioni di persone, e la miriade delle imprese del suo indotto. Che le infrastrutture possano davvero rivelarsi il pilastro di un New Deal necessario, quando possibile, a risanare l'economia?

Per approfondire:
Usa, sussidi disoccupazione record: 3,3 milioni in una settimana
Senato approva nella notte piano record da 2.000 miliardi di soccorso economico

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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