scontro frontale

Usa contro Huawei, Xi Jinping: pronti a un’altra Lunga Marcia

di Andrea Biondi


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Xi Jinping (Reuters)

3' di lettura

Gli Stati Uniti non sono citati espressamente. Ma il monito del presidente cinese Xi Jinping inevitabilmente punta lì. «La Cina è di nuovo pronta a intraprendere una nuova Lunga Marcia». Un monito, riferito dal South China Morning Post, che il leader cinese ha lanciato a un evento nella provincia di Jiangxi, con a suo fianco il capo negoziatore con gli Usa, il vicepremier Liu He.

Difficile non leggervi l’intenzione di Pechino di non mollare nel braccio di ferro con Washington che negli ultimi giorni si è alimentato del rovente caso Huawei. Il colosso delle tlc di Shenzhen, ritenuto dall’amministrazione Trump una minaccia per la sicurezza nazionale, è stato inserito nella “entity list”: la lista nera di aziende cui i fornitori americani non possono vendere senza un espresso consenso del Governo. La risposta del presidente cinese Xi Jinping, lunedì, è stata simbolica, ma assai eloquente con la visita alle strutture di estrazione e lavorazione delle terre rare. Facile pensare all’ipotesi di una possibile ritorsione da parte della Cina con il divieto all’export di terre rare, irrinunciabili per le produzioni hi-tech.

Dopo la simbologia, le dichiarazioni. Quelle di Xi Jinping ma anche quelle del fondatore di Huawei, Ren Zhengfei, secondo cui gli Usa «sottovalutano le nostre capacità». Incontrando i media cinesi, a quanto ricostruito dal tabloid del partito comunista cinese Global Times, avrebbe anche fatto mostra di diplomazia, ringraziando le aziende americane che in questi anni hanno contribuito allo sviluppo di Huawei e che «a quanto ne so si sono impegnate per convincere il Governo degli Stati Uniti a consentirgli di collaborare con Huawei». Ringraziamenti in una mano, ma minacce nell’altra: «La società è in grado di continuare a fornire prodotti e servizi» e «le sanzioni statunitensi non danneggeranno il core business aziendale».

Intanto dal Governo Usa è arrivata la conferma di quella che nei fatti è una sorta di retromarcia: la tregua di 90 giorni, fino al 19 agosto, per bloccare definitivamente la fornitura di beni e servizi al colosso cinese. Tre mesi che potranno tornare utili al negoziato fra Huawei e una Google che, uniformandosi alle indicazioni della Casa Bianca, ha sospeso la sua fornitura del sistema Android agli smartphone Huawei. Questione per nulla irrilevante, per Huawei come per la stessa Google visto che il gigante cinese pesa attorno a un quarto delle entrate di Google da licenze Android.

Ed è proprio su questo versante che le parole di Ren Zhengfei assumono il sapore dello scontro frontale. Huawei – la cui consociata Honor ha presentato ieri a Londra due nuovi modelli di smartphone con sistema Android – starebbe infatti lavorando da tempo a un sistema operativo tutto suo: “HongMeng OS”. Secondo indiscrezioni di stampa, la società ci starebbe lavorando almeno dal 2012, per mettersi al riparo da possibili scossoni nel quadro geopolitico.

Difficile del resto immaginare che Huawei rimanesse esposta a una simile minaccia proprio nella parte di business più rilevante: il segmento consumer – tablet ma soprattutto smartphone dove Huawei è seconda al mondo come produttore, dietro Samsung e prima di Apple – pesa per poco meno della metà dei 105 miliardi di dollari di vendite del 2018 (+19,5%) e solo nell’ultimo anno ha registrato una crescita del 45,1%. In miglioramento del 23% anche il segmento Enterprise (il 10,3% del business), mentre a perdere è stato il segmento carrier, quello delle reti (-1,3%), il cui peso sul business di Huawei è sceso al 40,8%, a conferma delle tensioni internazionali. A livello geografico, la Cina vale il 51,6% del business, salito al ritmo annuo del 26% fra 2014 e 2018.

Questi i numeri di una Huawei cresciuta anche nel primo trimestre mentre gli Usa hanno intensificato il pressing sui propri alleati europei per spingerli a bandire Huawei dai lavori per il 5G. Cosa di cui i player europei come Ericsson o Nokia potrebbero avvantaggiarsi. «Potrebbero esserci opportunità a lungo termine, ma più di questo ora è difficile dire» ha detto in effetti agli investitori il ceo Nokia, Rajeev Suri, rispondendo sugli eventuali vantaggi competitivi della chiusura Usa a Huawei.

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