Guerre commerciali

Usa, dazi su acciaio e alluminio. La Ue non è nella lista degli esentati

L'Europa non compare nella lista degli esentati. Nel mirino un gruppo di prodotti derivati con tariffe aggiuntive del 10 e del 25% che entreranno in vigore l'8 febbraio

di Marco Valsania

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Ue nel mirino? Rotoli d'acciaio vengono preparati nell'impianto siderurgico di Salzgitter, in Germania (Afp)

L'Europa non compare nella lista degli esentati. Nel mirino un gruppo di prodotti derivati con tariffe aggiuntive del 10 e del 25% che entreranno in vigore l'8 febbraio


3' di lettura

L’amministrazione Trump fa scattare nuove rappresaglie contro acciaio e alluminio importati negli Stati Uniti. Con un “proclama” dalla Casa Bianca, Donald Trump ha deciso di colpire prodotti derivati che vanno dai chiodi ai cavi elettrici fino a una serie di componenti per il settore dei trasporti - auto come trattori. E così facendo ha alzato nuovamente il tiro delle sue offensive commerciali su scala internazionale, potenzialmente anche nei confronti di paesi alleati, Europa compresa, se non ci saranno ulteriori sviluppi nella disputa.

Ragioni di «sicurezza nazionale»

La decisione, a partire dall’8 febbraio, impone nuovi dazi del 25% sui derivati dell’acciaio e del 10% su quelli dell’alluminio. Sanzioni che si affiancheranno agli esistenti “balzelli” già del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio annunciati quasi due anni fa. I provvedimenti sono stati presi adducendo controverse ragioni di «sicurezza nazionale» previste per proteggere - anche dagli alleati - una base industriale domestica definita «essenziale per la difesa e le infrastrutture di importanza critica». Trump, oggi come in precedenza, ha fatto ricorso alla cosiddetta Sezione 232 del Trade Act del 1962, sfoderata per la prima volta dalla metà degli anni Novanta.

Nessuna risposta (per ora) da Bruxelles

Per motivare la nuova escalation, il presidente ha citato analisi del Dipartimento del Commercio che rilevano come - nonostante l’import di acciaio e alluminio sia sceso dopo gli iniziali dazi - le spedizioni di derivati da parte di produttori esteri siano invece aumentate. Simili importazioni rappresenterebbero un tentativo di aggirare le esistenti strette imposte dal governo. «Minacciano di minare le azioni intraprese per affrontare i rischi corsi dalla sicurezza nazionale degli Stati Uniti», ha affermato l’ordine firmato da Trump, rendendo indispensabile «correggere i dazi». Da Bruxelles per ora non vi sono risposte, stanno esaminando i codici dei prodotti coinvolti dal provvedimento per quantificare eventuali penalizzazioni per l’Europa. Lunedì 26 ne sapremo di più.

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Le esenzioni previste nell'ordine

I prezzi dell’acciaio, in particolare, sono tornati a scendere del 30% - e con essi performance e titoli delle società del settore - dopo iniziali rialzi in risposta ai primi provvedimenti nel 2018. Ma gli analisti attribuiscono il fenomeno, più che a nuove “invasioni”, proprio a una maggior produzione interna combinata con una domanda che risente di declini dell’attività manifatturiera. La Casa Bianca ha elencato al momento alcune esenzioni all’escalation: Argentina, Australia, Brasile, Canada, Messico e Corea del Sud verranno risparmiati da nuovi dazi legati all’acciaio. Argentina, Australia, Canada e Messico dalle sanzioni su prodotti in alluminio. Contro Argentina e Brasile gli Usa avevano tuttavia già reimposto di recente, dopo averle sospese, le originali sanzioni sui metalli. Con Canada e Messico, in particolare, Trump è invece reduce dal varo d’un riformato accordo di libero scambio in Nordamerica che rende improbabili per ora ulteriori rappresaglie.

Tensioni con il Vecchio Continente

La nuova mossa mantiene tuttavia alte le incertezze sull’interscambio a livello globale, mostrando come recenti parziali intese con la Cina e sforzi diplomatici con l’Europa non abbiano esorcizzato lo spettro di crociate commerciali unilaterali della Casa Bianca. Se con i partner nordamericani e con la stessa Cina sono emersi compromessi - l’accordo di Fase 1 con Pechino ha quantomeno ammorbidito il conflitto bilaterale - un potenziale indurimento della posizione con l’Europa da parte di Trump è parso tuttora nelle carte. Durante il recente World Economic Forum di Davos, il presidente ha ammonito che giri di vite sono possibili quest’anno in assenza di intese. E ha nuovamente fatto balenare dazi contro auto europee e loro componentistica. Ha detto che trattare con l’Europa è più difficile che negoziare con la Cina.

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