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Usa, democratici: sulla sanità è scontro tra il moderato Biden e i progressisti Warren e Sanders

Il terzo dibattito tra gli aspiranti alla nomination democratica e a sfidare Donald Trump nel 2020 - e il primo a contenere in una sola serata e sullo stesso palco tutti e dieci i candidati sopravvissuti - ha avuto un grande fulcro: l'assistenza sanitaria

di Marco Valsania


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(Afp)

3' di lettura

NEW YORK - Il terzo dibattito tra gli aspiranti alla nomination democratica e a sfidare Donald Trump nel 2020 - e il primo a contenere in una sola serata e sullo stesso palco tutti e dieci i candidati sopravvissuti - ha avuto un grande fulcro: l'assistenza sanitaria. È su questo tema che le differenze tra l'anima moderata, incarnata anzitutto dall'ex vicepresidente Joe Biden, e quella progressista, rappresentata da Elizabeth Warren e Bernie Sanders, si sono duramente scontrate e definite. Una differenza che contrappone l'idea di Biden, di graduali miglioramenti della riforma Obamacare oggi sotto attacco dei repubblicani, a quella di Warren e Sanders, di spingere invece per una trasformazione più profonda, che istituisca il cosiddetto “Medicare for all” - nei fatti un sistema sanitario nazionale e pubblico.

È una distanza che va ben al di là dell'oggetto del contendere: contrappone due diversi concetti di eleggibilità e due strategie democratiche per sconfiggere Trump, una che punta a coltivare anzitutto il grande centro dell'elettorato presentando l'attuale Presidente come un estremista; l'altra che scommette sulla mobilitazione, in alternativa a Trump, di un movimento più caratterizzato a sinistra, puntando sull'apertura degli americani, scottati dall'attuale Presidente, a progetti ambiziosi e radicali che si ispirano a un ruolo piu' attivo e ampio del governo e del settore pubblico negli interventi sociali.
Nell'insieme Biden è parso fare meglio che nei precedenti dibattiti, più sicuro di sé anche se a volte ha divagato. La sua forza è però rimasta legata anzitutto alla sua rivendicazione di essere l'erede della presidenza di Barack Obama. Warren e Sanders, oggi i suoi due sfidanti più agguerriti nei sondaggi, si sono da parte loro sforzati di rimanere all'offensiva, con Warren che è sembrata particolarmente puntuale e efficace.

Non sono mancati altri temi caldi sui quali diversi candidati si sono distinti ieri sera sul palcoscenico di Houston, in Texas, teatro della discussione: Beto O'Rourke - originario di El Paso vittima del recente massacro anti-immigrati di 22 persone - si è fatto notare per la sua passione a favore del controllo delle armi, ad un certo punto dicendo esplicitamente che vuole eliminare quelle piu' letali. «Maledizione, vi toglieremo gli AR-15 e gli AK-47», ha incalzato.

O'Rourke si è schierato anche per delicate proposte di risarcimento ai discendenti degli schiavi.
Nel mirino da parte di molti candidati - a cominciare da Cory Booker, che ha predicato un messaggio di unita' anti-Trump - sono poi ripetutamente finiti il razzismo e la discriminazione che il Presidente in carica è accusato di fomentare, la necessità di una riforma dell'immigrazione che la valorizzi e legalizzi invece di respingerla e demonizzarla. Come anche la politica commerciale della Casa Bianca, apostrofata come “erratica” e per questo dannosa. Per non parlare del suo rifiuto di politiche di lotta al cambiamento climatico, “minaccia esistenziale” per il pianeta.

Tutti i democratici, in politica interna, hanno promesso forti investimenti nell'istruzione pubblica e nei salari degli insegnanti. In politica estera tutti hanno denunciato l'isolazionismo di Trump, che aliena gli alleati, e la sua infatuazione invece per dittatori e uomini forti.
Warren era inoltre arrivata al dibattito sull'onda dell'ultima delle sue tante, aggressive proposte politiche: un rafforzamento del social security, del sistema pensionistico pubblico, reso più generoso (di 200 dollari al mese, fin da subito) attraverso un'imposta maggiorata sui compensi piu' elevati, sopra i 250.000 dollari l'anno, suddivisa tra dipendenti e datori di lavoro.
Ma i riflettori a Houston sono stati puntati anzitutto sulla sanità. Biden ha attaccato la proposta di Sanders e Warren come eccessiva e non praticabile. «Obamacare ha funzionato», ha detto affermando che le idee piu' radicali richiederebbero troppo tempo e costerebbero troppe nuove tasse per gli americani. Quelle idee, ha aggiunto, “non mi piacciono”. L'ala liberal ha risposto criticando invece la politica di Biden come inadeguata a fornire vera assistenza. Warren ha sostenuto che “Medicare for all” è l'unico modo di onorare davvero l'eredità degli sforzi per l'assistenza universale cominciati sotto Barack Obama, la sola azione che puo' ridurre i costi e ampliare l'accesso alla sanità.

Nel post-dibattito ha negato che sarà costretta a alzare le imposte sui ceti medi per pagare simili riforme, sostenendo che le alzerà solo sui redditi piu' alti e le grandi aziende.
Non è mancato un momento particolarmente aspro: il candidato e ex ministro dell'edilizia urbana Julian Castro ha accusato il 76enne Biden di «dimenticare quello che ha detto due minuti prima», riferendosi ad alcune sue frasi imprecise sulla sanità. Il sindaco di South Bend, Indiana, Pete Buttigieg, ha replicato che queste polemiche rendono i dibattiti politici “inguardabili”. Ma Castro ha incalzato: «Si chiamano elezioni primarie del partito democratico».

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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