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Usa e Cina valutano di spostare più avanti i dazi del 15 dicembre

Le due delegazioni sono orientate a ritardare l’entrata in vigore dei dazi in attesa di firmare la «Phase one» dell’accordo commerciale. I dazi del 15% su Nike e iPhone non dovrebbero partire

di Riccardo Barlaam


Trump gela i mercati: accordo con la Cina dopo 2020

3' di lettura

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
NEW YORK - I dazi americani del 15% sull’ultima tranche di prodotti cinesi rimasta fuori dalle barriere tariffarie – 165 miliardi di dollari di prodotti legati a elettronica di consumo, abbigliamento, sneaker e giocattoli - non dovrebbero scattare il 15 dicembre, come stabilito finora. I negoziatori delle due delegazioni di Stati Uniti e Cina, secondo fonti di entrambe le parti riportate dal Wsj, stanno ragionando sulla possibilità di spostare in avanti la scadenza.

I negoziati continuano
Tutto questo mentre continuano i negoziati per tentare di arrivare alla firma del documento sulla cosiddetta «Phase one», il primo accordo commerciale tra le due superpotenze, stabilito in linea di massima ai primi di ottobre, ancora in attesa di essere formalizzato. L’ultima decisione spetta comunque al presidente Donald Trump.

Soluzione migliore per i mercati
Trump non ha ancora preso una decisione, ma la proroga della scadenza del 15 dicembre sarebbe la migliore soluzione per evitare ulteriori scossoni sui mercati finanziari prima della fine dell’anno. Non c’è una data precisa per la fine dei negoziati. Lo ha ribadito più volte in questi giorni il Consigliere economico della Casa Bianca Larry Kudlow.

La mediazione di Kushner
Nelle ultime settimane Jared Kushner, il genero del presidente e consigliere presidenziale, si è impegnato per aiutare le due delegazioni ad avvicinare le posizioni per raggiungere l’accordo commerciale. A proposito dei dazi del 15 dicembre sulle Nike e gli iPhone, Trump aveva già detto che Apple sarebbe stata comunque esentata dalle nuove barriere tariffarie del 15 per cento.

Maggiori acquisti agricoli
L’apertura maggiore da parte cinese è quella ad aumentare gli acquisti di prodotti agricoli americani fino a 50 miliardi di dollari l’anno, raddoppiando la quota attuale: soia, pollame e altri prodotti agricoli come le carni suine, di cui in questo momento la Cina ha un forte bisogno per le conseguenze della peste suina che ha decimato la produzione di carni suine negli ultimi tempi.

Cancellazione dei dazi esistenti
La delegazione cinese, guidata dal vice premier Liu He, in cambio delle aperture ai maggiori acquisti di prodotti agricoli Usa chiede però la cancellazione di una parte dei dazi americani già esistenti che colpiscono 360 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Un altro punto ancora in discussione tra le due delegazioni riguarda i sussidi concessi dal governo cinese alle società hi-tech locali e le questioni legate alla proprietà intellettuale e al trasferimento forzoso di tecnologie.

Frena la locomotiva cinese
L’economia cinese a causa della trade war con gli Stati Uniti sta conoscendo il periodo di crescita minore da trent'anni a questa parte. Le esportazioni cinesi sono crollate del 23% a novembre rispetto all’anno, prima secondo i dati ufficiali del governo.

I manifestanti di Hong Kong
Nelle ultime settimane a complicare ancora di più i rapporti tra le due superpotenze ci sono stati i due provvedimenti approvati dal Congresso e ratitificati dal presidente Trump a favore dei manifestanti pro-democrazia di Hong Kong.

Accordo a inizio 2020
Secondo gli analisti di Eurasia Group c’è il 65% di probabilità che l’accordo sulla Phase one tra Usa e Cina venga firmato a inizio del prossimo anno. Senza un’intesa si rischia un’ulteriore escalation delle guerre commerciali, uno scenario che né gli Stati Uniti e né la Cina vedono con favore.

Trump mina vagante
In tutto questo difficile terreno di negoziazioni la mina vagante resta il presidente Trump, mosso da ragioni elettorali e preoccupato più che per gli affari di governo, per le pressioni che arrivano dall’inchiesta contro di lui alla Camera sull'impeachment per il caso dell’Ucrainagate

Il voto prima di Natale
Alla Camera l’inchiesta per l’impeachment di Trump prima di Natale, nella seduta del 20 dicembre molto probabilmente, l’ultima prima della chiusura per le festività, si potrebbe concludere con un voto della maggioranza a favore dell’impeachment del presidente.

PER APPROFONDIRE:
Cosa rischiano i mercati con le prossime mosse di Trump
A rischio l’export in Usa del cibo italiano

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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