ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLo scontro su Fortnite

Usa, giudice contro Apple: deve consentire modalità pagamento esterne su App Store

C’è una prima sentenza, nella burrascosa vicenda fra Apple ed Epic Games innescata a causa del videogioco Fortnite

di Biagio Simonetta

Il produttore di Fortnite e Apple in tribunale per l'App Store

3' di lettura

C’è una prima sentenza, nella burrascosa vicenda fra Apple ed Epic Games. Quello che è considerato un po’ da tutti lo strappo più feroce della recente storia tecnologica, si arricchisce adesso con la decisione di un giudice federale statunitense. Ed è una sentenza che non solo, nei punti cardine, dà torto ad Apple, ma che ora rischia di cambiare per sempre gli Store delle applicazioni mobile, e i sistemi di pagamento in App.

Il giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha emesso un'ingiunzione nella quale afferma che ad Apple non è più consentito di vietare agli sviluppatori la fornitura di link che, se usati, allontano i consumatori dallo store ufficiale. Che poi è un po’ quello che chiedeva Epic Games, che nell’agosto 2020 aveva iniziato la sua battaglia. Secondo la Corte federale, insomma, il fatto che Apple imponga agli sviluppatori di non poter invitare gli utenti a modi alternativi di effettuare acquisti in-app, è anticoncorrenziale e lo vieta in modo permanente.

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Lo scontro su Fortnite

Tutto era nato a ridosso di Ferragosto 2020, quando Apple aveva deciso di rimuovere dal suo store Fortnite, uno dei giochi più scaricati e utilizzati al mondo. La ragione che aveva spinto il produttore di iPhone a questa azione era che Epic Games (la società che sviluppa Fortnite) aveva provato a forzare il sistema di commissioni che gestisce i pagamenti in-app. In sostanza lo sviluppatore aveva introdotto un link, all’interno del gioco, che consentiva ai players di acquistare componenti aggiuntive direttamente sul suo sito, dunque bypassando l’App Store e quindi eludendo le commissioni che Apple trattiene per ogni acquisto in-App (pari al 30%). In cambio, chiaramente, il prezzo di queste componenti era scontato. Una strada che aveva fatto infuriare la casa di Cupertino, tanto da portare alla rimozione del videogioco. Da lì partirono una serie di accuse durissime fra le due società e un’azione legale culminata con la sentenza odierna.

Le modifiche di Apple

Va detto che nel corso di questo anno, e prima di questa sentenza, le cose sono cambiate. Apple, consapevole che il vespaio creato da Epic Games potesse avere riverberi importanti, ha cambiato alcune policy. Ad esempio ha modificato le commissioni per gli sviluppatori che non superano il milione di fatturato (che sono la stragrande maggioranza in App Store), abbassandole dal 30% al 15%. Più recentemente, sempre la casa di Cupertino ha apportato ulteriori cambiamenti: ha reso possibile agli sviluppatori, comunicare agli utenti - ad esempio con una mail - delle opzioni di acquisto al di fuori della loro app iOS. Ha inoltre ampliato la gamma di prezzi praticabile per offrire abbonamenti, acquisti in-app, e app a pagamento.

Un sacco di buone intenzioni, dunque, ma ai fini della causa contro Epic Games non sono servite. In uno statement ufficiale, Apple ha detto che «oggi la Corte ha affermato ciò che abbiamo sempre saputo: l'App Store non è in violazione della legge antitrust. Come ha riconosciuto la Corte "il successo non è illegale". Apple affronta una concorrenza rigorosa in ogni segmento in cui opera, e crediamo che i clienti e gli sviluppatori ci scelgano perché i nostri prodotti e servizi sono i migliori al mondo. Rimaniamo impegnati a garantire che l'App Store sia un mercato sicuro e affidabile che supporta una fiorente comunità di sviluppatori e più di 2,1 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti, e dove le regole si applicano allo stesso modo a tutti».

Sarà interessante, alla luce della sentenza odierna, vedere quali saranno le ripercussioni sugli Store (non solo quello di Apple). Perché le policy sugli acquisti in-App sono comuni a un po’ tutti i grandi proprietari dei sistemi operativi. Ora c’è una sentenza che dice di cambiarli. Vedremo cosa succederà.

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