la trattativa

Usa-Iran, scambio di detenuti eccellenti con mediazione svizzera

Massoud Soleimani, scienziato della Repubblica islamica da un anno in un carcere Usa, e Xiyue Wang, studioso sino-americano dal 2016 prigioniero a Teheran, sono liberi e stanno tornando a casa

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Massoud Soleimani (Reuters)

Massoud Soleimani, scienziato della Repubblica islamica da un anno in un carcere Usa, e Xiyue Wang, studioso sino-americano dal 2016 prigioniero a Teheran, sono liberi e stanno tornando a casa


2' di lettura

Uno scambio di detenuti eccellenti, a conferma che all'ombra di sanzioni e minacce i canali di dialogo tra Iran e Stati Uniti restano di fatto aperti. Massoud Soleimani, scienziato della Repubblica islamica da un anno in un carcere Usa, e Xiyue Wang, studioso sino-americano dal 2016 prigioniero a Teheran, sono liberi e stanno tornando a casa.

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È il risultato di una trattativa condotta con la mediazione della Svizzera, che cura gli interessi di Washington in Iran dall'interruzione dei rapporti diplomatici dopo la presa di ostaggi all'ambasciata 40 anni fa. Lo scambio è avvenuto a Zurigo.

«Felice che il professore Massoud Soleimani e il signor Xiyue Wang ritorneranno presto dalla loro famiglie», ha twittato il ministro degli Esteri di Teheran, Mohammad Javad Zarif, ringraziando esplicitamente Berna per il contributo e pubblicando sue foto con il professore iraniano. «Dopo oltre tre anni di detenzione in Iran, Xiyue Wang sta tornando negli Stati Uniti», ha confermato in un comunicato Donald Trump. «Ringraziamo i nostri partner svizzeri per l'assistenza nel negoziare il suo rilascio. Liberare gli americani tenuti prigionieri è di vitale importanza per la mia amministrazione e continueremo a lavorare sodo per riportare a casa tutti i cittadini detenuti ingiustamente all'estero», ha aggiunto il presidente americano.

Docente all'università Tarbiat Moddares di Teheran e studioso di ematologia e medicina rigenerativa, Soleimani era stato arrestato dopo l'arrivo negli Usa nell'ottobre 2018, ufficialmente per motivi di ricerca, con l'accusa di voler portare materiale biologico in Iran.

Wang, dottorato in storia a Princeton, stava invece scontando una condanna a dieci anni nella Repubblica islamica, dove era finito in carcere per spionaggio nell'agosto 2016 mentre conduceva ricerche sulla dinastia Qajar.

Tra gli americani ancora nelle prigioni nella Repubblica islamica, molti con doppio passaporto, ci sono il veterano della Marina Michael White, l'imprenditore irano-americano Siamak Namazi e suo padre Bagher Namazi, tutti accusati di spionaggio.

A inizio ottobre, un altro scambio di fatto tra detenuti era avvenuto con l'Australia con il rilascio della coppia di travel blogger Jolie King e Mark Firkin, inizialmente arrestati per spionaggio, mentre il ricercatore iraniano Reza Dehbashi Kivi era tornato in patria dopo oltre un anno in una prigione australiana.

Lo scambio testimonia l'esistenza di un dialogo sotterraneo tra Washington e Teheran, a dispetto delle forti tensioni bilaterali. Del resto, nei giorni scorsi era stata resa nota una recente iniziativa di cooperazione culturale senza precedenti sotto la Repubblica islamica che ha portato una delegazione dell'Università di Chicago in Iran per restituire 1.783 tavolette di terracotta con iscrizioni in lingua elamitica, risalenti all'Impero Achemenide intorno al 500 a.C., rinvenute nel 1935 a Persepoli e da allora in prestito all'ateneo Usa.

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