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Usa, Joe Biden accetta la nomination e promette «la fine delle tenebre di Trump»

Nell’ultimo giorno della convention virtuale democratica il candidato accetta la nomination presidenziale e promette all’America di voltare pagina

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam

Usa 2020, Biden incassa la nomination: "Grazie a tutti, ci vediamo giovedi'"

Nell’ultimo giorno della convention virtuale democratica il candidato accetta la nomination presidenziale e promette all’America di voltare pagina


4' di lettura

NEW YORK - «Sarò il presidente di tutti. Cambiamo la storia. Questo presidente ha portato il Paese nelle tenebre. Qui e ora, vi do la mia parola: se mi darete fiducia per la presidenza cercherò di tirare fuori il meglio da ciascuno di noi, non il peggio. Sarò un alleato della luce, non dell'oscurità». Joe Biden ha accettato la nomination presidenziale del partito democratico nell'ultimo e conclusivo giorno della convention, che si è svolta in modo virtuale nell'anno della pandemia in modalità videocall, con un discorso nel quale ha criticato direttamente la leadership del presidente - senza mai chiamarlo per nome - per la cattiva gestione della pandemia. Ma anche per le crescenti diseguaglianze economiche, razziali e ambientali. «Insieme supereremo questa stagione di oscurità».

Le due parole che non ha mai pronunciato: Donald Trump
Biden ha ricordato la morte dell'attivista per i diritti civili John Lewis e anche quella del figlio Beau, militare in Iraq e poi attorney general del Delaware, morto per un cancro fulminante al cervello nel 2015.Le due parole che Biden non ha mai pronunciato nel suo discorso sono: Donald Trump. «La storia – ha detto Biden - ci mette davanti a uno dei momenti più difficili. La peggiore pandemia di sempre, la peggiore crisi economica. La peggiore crisi sui diritti civili dagli anni Sessanta. Le sfide sul cambiamento climatico. Il momento è difficile ma ci sono straordinarie possibilità. Possiamo decidere di prendere un sentiero diverso, di unirci e di andare avanti assieme». Quattro anni fa quando Hillary Clinton accettò la nomination presidenziale citò il nome del rivale varie volte. Biden non lo ha mai fatto.

La malagestione della pandemia
«Non c'è bisogno della retorica – ha detto – basta giudicare questo presidente sui fatti». E ha citato i danni della pandemia. «Ci sono stati 5,5 milioni di casi di coronavirus, 175 mila vittime. 50 milioni di persone hanno chiesto i sussidi di disoccupazione, 10 milioni di americani con il lavoro hanno perso anche l'assistenza sanitaria. Questo presidente non ha ancora un piano per combattere il coronavirus. Aspetta un miracolo che non arriverà. Siamo la nazione leader per casi e morti del virus. Canada, Europa, Giappone sono riusciti a contenere la diffusione. Se verrò eletto nel primo giorno alla Casa Bianca varerò un piano nazionale per mettere sotto controllo la pandemia. Ascolterò gli scienziati, i governatori, userò tutte le risorse necessarie per sostenere gli ospedali e il personale medico».

Il rappresentante di tutti gli americani
«Come presidente - ha detto ancora Biden - cercherò di essere il rappresentante di tutti gli americani. È questo il lavoro del presiedente. Non è un lavoro di parte, l'America non è un discorso di interessi, di rossi o di blu ma è molto di più. Franklin Delano Roosevelt in un momento di crisi lanciò il suo New Deal. E noi in questo momento di crisi dobbiamo riscoprire l'Anima dell'America. Il presidente ha fallito nel dovere di proteggere la nazione. E questo non è scusabile. Io vi prometto che difenderò in ogni momento la nazione».

Il lavoro non è solo lo stipendio
«Mio padre - ha continuato - che era un uomo della middle class ha lavorato duro e mi diceva: “Il lavoro è molto più dello stipendio, è rispetto, dignità per te e la comunità”. Non ho mai dimenticato la lezione. Bisogna avere uno scopo. E il mio piano è tutto centrato sulla dignità e il lavoro e il rispetto delle comunità».

Clima, infrastrutture e industria
Il candidato democratico ha ricordato i punti principali del suo programma economico: il new green deal – «il cambiamento climatico è un'opportunità per creare milioni di posti di lavoro» - il rilancio dell'industria manifatturiera, un maxi piano infrastrutturale da 3mila miliardi di dollari, le cure sanitarie da rendere accessibili, il programma childcare con gli asili gratuiti per l'infanzia, gli incentivi di riparazione per i danni di secoli di razzismo, le politiche di immigrazione da rivedere, l'aumento dei salari delle donne.

Le tasse da far pagare
BIden ha ricordato le tasse tagliate da Trump ai più ricchi e alle big corporation con la classe media che fa fatica ad arrivare a fine mese. «Io non voglio punire nessuno ma dico che i più ricchi e le grandi società paghino il giusto». Trump ha proposto di tagliare il pagamento dei contributi previdenziali legati al social security. «Io non lo permetterò e difenderò il programma di assistenza sanitaria Medicare. Mi batterò contro l'ingiustizia economica, razziale, ambientale».

Il party come in un cinema drive-in
Applausi e un finale da vittoria di campionato di calcio al di fuori del Chase Center di Wilmington in Delaware, la città dove vive Biden, con circa 100 auto parcheggiate per un drive-in party nella notte finale della convention. Anche Barack Obama e Bill Clinton avevano organizzato dei party alla fine delle convention. Questa volta, con il Covid, tutti i sostenitori sono stati distanziati dentro le auto, come in un cinema all'aperto, con i clacson che suonano, i fuochi di artificio in cielo a illuminare la notte americana, Joe e Jill Biden mano nella mano con la mascherina sul viso che salutano e applaudono dietro a una gigantesca bandiera americana.

Biden non ha forse il carisma di Barack Obama, non ha la comunicazione sfrontata di Donald Trump, ma se vincerà le elezioni – da 4 mesi guida tutti i sondaggi nazionali - è perché rappresenta l'America normale, “the quiet man”, l'America del rispetto alle istituzioni e delle regole, dell'impegno e del lavoro. Lo aiuterà nella corsa Kamala Harris, l'ex magistrato designata vice presidente, la “Obama in gonnella”, «una voce potente», l’ha chiamata Biden, dell'America dei diritti e della difesa delle minoranze. Per ora nel ticket presidenziale. Tra quattro anni chissà.

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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