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Usa, l’indice manifatturiero crolla ai minimi da dieci anni

L'indice Ism di settembre ha riportato la peggiore contrazione dalla fine della Grande recessione. Segno che di un ralletamento in corso della crescita economica. E della guerra commerciale con la Cina che presenta il conto alle aziende americane

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


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2' di lettura

NEW YORK - La guerra commerciale con la Cina dopo un anno presenta il conto alla produzione americana. Un conto pesante. Che parla di un rallentamento della crescita in corso. E di una recessione che appare sempre più vicina. L’indice della produzione manifatturiera Ism nel mese di settembre ha riportato la peggiore contrazione dalla fine del biennio terribile del 2007-2009, quello della Grande recessione, la crisi finanziaria internazionale seguita allo scandalo dei mutui subprime. L'economia americana rallenta per le tensioni conseguenti alla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, che hanno fatto rivedere al ribasso le previsioni sulla crescita del Pil globale.

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L'indice manifatturiero redatto ogni mese dall'Institute for Supply Management è crollato al 47,8% nell'ultimo mese. Si tratta del livello più basso da dieci anni. Un calo ulteriore dal già pessimo valore del 49,1%, registrato in agosto, mese nel quale l’indice aveva già riportato il peggiore risultato dal 2016.

È andata molto peggio del previsto: le stime degli economisti sentiti nel panel da MarketWatch ipotizzavano un valore dell’indice Ism in settembre in leggera ripresa al 50,2 per cento.

Il forte declino dell’indice che misura gli ordini dei direttori acquisti delle aziende Usa, risente della paura di una recessione da parte delle aziende americane per la elevata instabilità congiunturale causata dalla guerra dei dazi. Come prevedibile il pessimo dato sulla produzione manifatturiera ha fatto girare in negativo gli indici di borsa a Wall Street.

Il presidente Donald Trump in tutta risposta – questa volta non ha potuto vantare i record delle sue politiche sull’economia Usa – è tornato di nuovo ad attaccare la Fed e il suo governatore: «Powell e la Federal Reserve hanno permesso al dollaro di diventare troppo forte rispetto alle altre valute, e i nostri produttori manifatturieri sono colpiti dagli effetti negativi. I tassi Fed sono troppo alti. Sono il nostro peggiore nemico», ha scritto Trump nel tweet.

Diversi economisti ritengono che i tassi monetari Usa siano ancora troppo alti. Tuttavia il principale problema che penalizza le prospettive dell’economia americana, sostengono tutti, sono soprattutto le conseguenze della guerra commerciale con la Cina che penalizzano le scelte di investimento e le prospettive della Corporate America.

Riproduzione riservata ©
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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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