ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùDopo la Corte Suprema

Usa, in Louisiana un giudice blocca il divieto di aborto

La battaglia è ora stato per stato, davanti a specifiche leggi che rendono illegale l’interruzione della gravidanza

di Marco Valsania

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3' di lettura

Un tribunale della Louisiana ha temporaneamente bloccato l’entrata in vigore della messa al bando dell’aborto nello stato. La Louisiana è uno dei 13 stati che hanno adottato cosiddette trigger law, leggi grilletto destinate a scattare immediatamente dopo la decisione della Corte Suprema federale che ha cancellato la protezione costituzionale del diritto delle donne all’interruzione della gravidanza negli Stati Uniti. Le legge della Louisiana non prevede eccezioni per stupro e incesto.

Udienza l’8 luglio

Un’udienza sulla vicenda è stata convocata dal magistrato, Robin Giarrusso, per l’8 luglio. Almeno fino a quella data, il diritto d’aborto sarà preservato nello stato, nelle tre cliniche che oggi offrono la procedura. La decisione del tribunale è arrivata in risposta a un ricorso di cliniche e associazioni per l’assistenza alle donne, che hanno sostenuto come la legislazione della Louisiana violi la costituzione statale e sia stata formulata in maniera troppo vaga per essere applicata senza confusione e ambiguità.

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Negli stati meridionali e centrali del Paese, i servizi per l’aborto erano ormai già ridotti ai minimi, così da colpire anzitutto ceti disagiati e donne di colore. La Corte Suprema federale, o meglio la sua maggioranza oggi ultra-conservatrice, ha affermato la scorsa settimana che l’aborto non è un diritto iscritto nella Costituzione, né nella tradizione e storia del Paese, spianando la strada a messe al bando locali.

I critici della sentenza hanno invece sostenuto che fa parte dei diritti fondamentali di scelta e libertà delle donne. Lo storico caso Roe v. Wade, adesso ribaltato dalla Corte Suprema, aveva stabilito quel diritto costituzionale nel 1973, un diritto riaffermato nella sostanza da successive decisioni fino a oggi.

Battaglia in 26 stati

Circa metà del Paese, in tutto 26 stati su 50 governati spesso dai repubblicani conservatori, appare pronto a far entrare in vigore divieti totali e severe restrizioni all’interruzione della gravidanza. Lo stato meridionale della Lousiana fa eccezione nel senso che il suo governatore è un democratico, ma fermamente anti-abortista. Negli ultimi decenni il movimento conservatore e religioso radicale ha messo in campo una vera e propria strategia volta a ribaltare il diritto all’aborto, promuovendo la nomina di magistrati di destra e sponsorizzando centinaia di leggi e cause per arrivare ad una decisione della Corte Suprema a suo favore. Questo nonostante l’opinione pubblica sia a forte maggioranza a favore del diritto d’aborto, al più con alcune limitazioni, e al massimo un terzo sia contrario in maniera netta.

I fronti di Florida, Ohio e California

Proteste contro la sentenza si sono verificate negli ultimi giorni in molte città. E la battaglia che lacera il Paese, come mostra il caso della Louisiana, si è trasferita a livello dei singoli stati, al cospetto delle specifiche leggi locali che rendono l’aborto illegale. In Florida una corte sta esaminando una simile richiesta di stop a un divieto che scatterebbe dopo 15 settimane di gravidanza. Denunce sono scattate anche contro i divieti in Utah, dove una legge minaccia fino a 15 anni di carcare, e in Ohio, dove il divieto scatta dopo sole sei settimane. La California, intanto, ha proposto un referendum per inserire il diritto d’aborto nella sua Costituzione statale.

Numerose associazioni dei diritti civili temono inoltre che la Corte Suprema si spingerà sempre più in là nell’erodere diritti e conquiste sociali e si preparano anche ad ulteriori battaglie. Dal diritto alla contraccezione al matrimonio gay, fino alla regolamentazione del business, a misure di affirmative action nell'istruzione per combattere il retaggio della discriminazione razziale fino alla difesa del diritto di voto. La Corte ha già accettato casi su alcune di queste tematiche scottanti per il prossimo anno giudiziario che inizierà in autunno.


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