Lavoro

Boom di occupati negli Usa, l’America di Biden torna a correre

La riscossa occupazionale - migliore delle attese di circa 600.000 nuovi posti - ha interessato quasi tutti i settori. Ospitalità e ristorazione, in particolare hanno ritrovato 280.000 buste paga

di Marco Valsania

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(REUTERS)

3' di lettura

New York – Il mercato del lavoro americano in marzo ha spalancato i battenti. L’economia statunitense ha spezzato l’assedio della crisi da coronavirus, dando vita alla creazione di 916.000 impieghi, dai settori più colpiti quali ospitalità e ristorazione al manifatturiero. I nuovi posti hanno superato di slancio i 660.000 attesi e anche i 468.000, quasi 90.000 più delle stime iniziali, di febbraio. Il tasso di disoccupazione è contemporaneamente sceso di 0,2 punti al 6 per cento.

La Casa Bianca ha colto l’occasione per sottolineare non solo i passi avanti ma il contributo al recupero degli ambiziosi interventi federali di soccorso e stimolo. «Abbiamo visto l’economia riprendere slancio in marzo – ha dichiarato Joe Biden -. Mentre abbiamo varato un piano di aiuti che ha portato speranza (l’American Rescue Plan da 1.900 miliardi di dollari, ndr). E mentre continuiamo a vaccinare la popolazione a ritmi superiori a qualunque altro Paese, 20 milioni solo nell’ultima settimana».

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Biden: «Non fermiamoci ora»

Il presidente ha tuttavia anche ammonito che «i progressi possono essere persi», sul fronte del coronavirus, in mancanza di precauzioni e vaccini, come nell’economia. «Dobbiamo fare di più per rendere la crescita sostenibile e duratura», ha affermato citando la sua nuova proposta Build Back Better, un New Deal nelle infrastrutture con investimenti da oltre duemila miliardi in otto anni al quale presto sommare fino a duemila miliardi in progetti sociali. «Questo piano darà vita a 19 milioni di solidi posti di lavoro, per il 75% senza richiedere una laurea», ha promesso il presidente.

Gli oltre 900.000 posti creati il mese scorso hanno rappresentato un record da agosto 2020, quando l’economia era emersa da iniziali lockdown da pandemia. Quella riapertura fu arrestata da nuove ondate di infezioni, ma gli analisti condividono oggi un maggior ottimismo grazie al mix di vaccini e soccorsi. Il “disgelo” del business si allarga da una costa all’altra del Paese: i parchi tematici in California hanno ricevuto dal 1° aprile parziali via libera, legati alle condizioni sanitarie delle singole contee, anche se i nomi più noti quali Disneyland aspetteranno la fine del mese.

Assunzioni nei servizi

A New York, dopo i cinema, ora possono aprire a capienza ridotta teatri e locali per performance dal vivo. L’impatto sull’occupazione si è fatto sentire. Con i servizi che hanno creato 597.000 buste paga, ospitalità e tempo libero ne hanno ritrovate 280.000, due terzi nella ristorazione. L’istruzione, pubblica e privata, ha ripreso 190.000 impieghi e il retail ha aggiunto 23.000 buste paga. Le costruzioni hanno aggiunto 110.000 posti e il manifatturiero 53.000.

La traiettoria suggerisce agli analisti che nel prossimo anno potrebbero essere in gioco in media oltre mezzo milione di nuovi posti al mese, con picchi sopra il milione ad aprile e di 700.000 nel corso del secondo e terzo trimestre 2021. Una riscossa del mercato del lavoro accompagnata, quest’anno, da una crescita del 7% del Pil statunitense. Simile fiducia si è manifestata in Borsa, ieri chiusa per le festività di Pasqua ma reduce da massimi storici giovedì con l’indice S&P 500 che ha terminato per la prima volta oltre quota 4.000. «È rassicurante vedere un rapido ritorno di impieghi e attività in settori a lungo in affanno», ha indicato Citigroup.

La Fed resta accomodante

Ma le ferite della crisi non sono sanate. All’appello mancano tuttora 8,4 milioni di impieghi rispetto all’era pre-pandemia, 3,1 milioni soltanto nell’ospitalità.

Un recupero completo, anche al ritmo adesso pronosticato di nuovi impieghi, non potrà avverarsi prima del finire del 2022. Il numero dei senza lavoro di lungo periodo, da oltre sei mesi, a marzo è rimasto immutato a 4,2 milioni.

Una più accurata misura della disoccupazione, che tiene conto di errori di classificazione e di lavoratori scoraggiati, supera il 9 per cento. Questo indicatore è il preferito dalla stessa Federal Reserve, che di recente ha deciso di mantenere una politica fortemente accomodante per sostenere a sua volta l’economia nel lungo cammino di ripresa.

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