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Usa, Mike Bloomberg propone una tassa su Wall Street

L'editore venderà la sua società se verrà eletto presidente. Nei sondaggi sale al 19%, al secondo posto dietro Sanders. Mercoledì il suo debutto nel dibattito televisivo con i candidati democratici alla vigilia del voto in Nevada

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam

Sanders avanti in Nevada, il suo rivale ora e' Bloomberg

L'editore venderà la sua società se verrà eletto presidente. Nei sondaggi sale al 19%, al secondo posto dietro Sanders. Mercoledì il suo debutto nel dibattito televisivo con i candidati democratici alla vigilia del voto in Nevada


4' di lettura

NEW YORK - Bloomberg mercoledì sera entrerà ufficialmente nell'arena dei candidati alla nomination democratica per le presidenziali 2020 partecipando a Las Vegas al dibattito televisivo su Nbc alla vigilia del voto per le primarie in Nevada.

Primo dibattito tv
Per poter votare l'editore miliardario, ex sindaco di New York bisognerà attendere il primo Super Martedì, il prossimo 3 marzo, quando si voterà in 15 Stati, tra cui Texas e California, i due stati che esprimono il maggior numero di delegati per la convention nazionale democratica del 12 luglio in Wisconsin, quando verrà ufficialmente designato il candidato per le presidenziali, dopo il turno delle primarie nei 50 Stati americani. In ogni caso, sarà interessante assistere per la prima volta al confronto televisivo in diretta tv tra Bloomberg con gli altri front runners democratici Bernie Sanders, Elizabeth Warren, Pete Buttigieg, Amy Klobuchar, John Biden e Tom Steyer.

Secondo nei sondaggi
Gli ultimi sondaggi Npr a poche ore dal voto in Nevada danno in vantaggio Sanders (31% delle preferenze, + 9 punti da dicembre), che ha già vinto i turni in Iowa a pari merito con Buttigieg e in New Hampshire. Il senatore del Vermont è il candidato preferito dei giovani, delle donne, degli afroamericani e dei Latino's. E' quello che ha le posizioni più radicali, il maggiore seguito popolare e che ha raccolto più finanziamenti: oltre 120 milioni di dollari, con donazioni a partire da 2-3 dollari. Tuttavia Bloomberg, che invece ha stanziato 1 miliardo di dollari del suo patrimonio personale per la campagna e ne ha spesi già 350 milioni nelle pubblicità televisive, ieri per la prima volta nei sondaggi di opinione su base nazionale è salito al secondo posto, con il 19% dei consensi: ha guadagnato 15 punti da dicembre e prima ancora di entrare nel vivo della competizione ha preso la scia di Sanders. Terzo Biden con il 15%, seguito da Warren (12%), Klobuchar (9%), Buttigieg (8%) e poi dagli altri.

Criticato per la sua ricchezza
I millennials, che sono tra i maggiori sostenitori del nonno rivoluzionario Sanders, bocciano in coro la candidatura di Bloomberg: dicono che non vogliono un altro miliardario alla Casa Bianca. La ricchezza di per sé non è una colpa, ma sembra esserlo nell'America polarizzata di oggi, divisa in due estremi. Bloomberg è un miliardario, ma vive in un'altra galassia rispetto a Trump in quanto a programmi politici, visione del mondo, dell'economia, della politica internazionale. I suoi tre mandati da sindaco a New York che ha reso una città sicura e ha fatto ripartire dopo gli anni della crisi subprime immaginando un futuro diverso legato alla tecnologia e non solo ai servizi finanziari, sono lì a ricordarlo. Repubblicano moderato e poi indipendente, ha preso la tessera democratica dopo i primi due anni di presidenza Trump.

La proposta di una tassa su Wall Street
Forse per togliersi di dosso questa “accusa” che gli viene mossa dai sostenitori di Sanders e dallo stesso senatore del Vermont, ma anche per strizzare l'occhiolino a sinistra, Bloomberg ha avanzato ieri la sua proposta per tassare Wall Street e continuare, sulla scia di Barack Obama, a regolamentare la grande finanza. Ha anche fatto sapere che se dovesse venire eletto presidente degli Stati Uniti venderà la sua società editoriale.

Ridurre le diseguaglianze
Nello specifico Bloomberg propone di tassare tutte le transazioni finanziarie di Wall Street dello 0,1%, compresi gli scambi di azioni, di obbligazioni e i pagamenti sui contratti derivati, come parte di un piano per ridurre le diseguaglianze negli Stati Uniti.
Il programma di Bloomberg, scritto in nove paginette, prevede una tassazione iniziale delle transazioni finanziarie dello 0,02% “per monitorare a minimizzare le potenziali conseguenze inaspettate” per poi, in una seconda fase, salire allo 0,1%.
Una tassa simile, viene ricordato nel programma di Bloomberg, esiste già in altre piazze finanziarie importanti come Gran Bretagna e Hong Kong. Negli Stati Uniti, considerando i volumi del principale centro finanziario mondiale, una tassa del genere potrebbe fruttare per i bilanci federali (e per i programmi di welfare) almeno 50 miliardi all'anno secondo un report del Tax Policy Center del 2015 ricordato dal piano.

Le proposte degli altri
La proposta di Bloomberg è simile a quella della senatrice Elizabeth Warren che invece ha lanciato l'idea di introdurre una tassazione dello 0,1% su Wall Street per finanziare la sanità pubblica, gratuita e universale, sul modello europeo e canadese. Sanders invece propone di tassare dello 0,5% gli scambi azionari, dello 0,1% i bond e dello 0,005% i derivati. Anche Joe Biden e Pete Buttigieg si sono detti a favore di una tassa sulle transazioni finanziarie ma non hanno offerto una proposta dettagliata.

Maggiori regole sulla finanza
La tassa su Wall Street è solo una parte delle proposte di Bloomberg che vuole anche imporre maggiori regole all'industria finanziaria, regole che il presidente Trump ha allentato a discapito della classe lavoratrice, dice lui. Per questo il piano Bloomberg prevede di rilanciare e estendere le regole finanziarie decise durante l'era Obama, indebolite dall'attuale amministrazione, come la Volcker Rule che ha limitato gli investimenti speculativi delle grandi banche americane.

Università gratis e svuotare le carceri
In vista del suo debutto nel dibattito televisivo, Bloomberg ha anche lanciato il piano per l'università e per la riforma della giustizia penale. Il suo piano educativo propone di rendere gratuiti i primi due anni di università per gli studenti con il reddito più basso. Mentre la sua proposta di riforma della giustizia punta a porre fine “all'era della carcerazione di massa” e prevede 22,5 miliardi di finanziamenti per ridurre la popolazione carceraria del 50% entro il 2030. Un modo per superare le critiche rivoltegli dalla comunità afroamericana riguardo alla sua politica denominata “stop and frisk” che concedeva più poteri alla polizia durante i controlli e le perquisizioni in strada quando era sindaco di New York.

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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