Aveva 84 anni

Usa, morto Colin Powell, ex Segretario di Stato. Fatali complicazioni legate al Covid

È stato il primo afroamericano a rivestire la carica di capo della diplomazia Usa. Nel 2003 sostenne l’esistenza di armi chimiche per giustificare la guerra in Iraq

di Marco Valsania

Articolo aggiornato il 18 ottobre alle 16:42

Colin Powell (Afp)

3' di lettura

Colin Powell è scomparso all'età di 84 anni per complicazioni da Covid-19. Ad annunciarlo è stata la famiglia. Powell, nonostante fosse del tutto vaccinato, era stato ricoverato all'ospedale militare Walter Reed Medical Center. In quarant'anni di carriera ai vertici delle forze armate, della diplomazia e della politica degli Stati Uniti, Powell ha lasciato un'eredità indelebile, leader tra i più autorevoli e rispettati nonostante per polemiche per il ruolo da protagonista nella guerra in Iraq del 2003. Ha fatto storia anche come primo afroamericano alla guida degli Stati maggiori riuniti delle forze armate americana e primo afroamericano a ricoprire l'incarico di Segretario di Stato, nell'amministrazione repubblicana di George W. Bush. Era stato anche Consigliere per la sicurezza nazionale.

Un repubblicano moderato

Era considerato un repubblicano moderato e non ideologico, un pragmatico rispetto all’ala più conservatrice in politica sociale e aggressiva o isolazionista in politica internazionale (i neocon prima e l’America First dopo). Nel 2008 la prima rottura con il partito per appoggiare la candidatura a Presidente del democratico, e poi primo afroamericano alla Casa Bianca, Barack Obama. In seguito sostenne Joe Biden contro Donald Trump, criticando la deriva estremista del partito conservatore americano. Da più parti negli anni era stato incitato senza esito a candidarsi lui stesso alla Presidenza.

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La Dottrina Powell

Negli ambienti militari è ricordato per la cosiddetta dottrina Powell, un termine coniato dal mass media ma che si riferisce ad una esplicita convinzione di Powell (che lui fa risalire alla sua esperienza diretta nel conflitto del Vietnam): la necessità, per il successo, che guerre e operazioni militari soddisfino chiari criteri, a cominciare dalla difesa di interessi di sicurezza nazionale, dal ricorso a forza schiacciante e dall'ampio sostegno dell'opinione pubblica.

Le polemiche sull’Iraq

Nella sua carriera non sono tuttavia mancate drammatiche controversie: su tutte il ruolo nel promuovere l'invasione dell'Iraq di Saddam Hussein nel 2003, negli anni successivi agli attentati di Al Qaeda dell'11 Settembre 2001. Considerato un efficace oratore, in un noto discorso alle Nazioni Unite perorò la causa dell'invasione dell'Iraq citando gli arsenali di distruzione di massa in possesso di Saddam Hussein, un'informazione di intelligence poi rivelatasi errata. In seguito Powell stesso considerò quel discorso una “macchia” nella sua carriera.

Da Harlem a Foggy Bottom

Colin Luther Powell era stato il 65esimo Segretario di Stato, tra il 2001 e il 2005. In precedenza aveva ricoperto il ruolo di 16esimo Consigliere per la sicurezza nazionale, dal 1987 al 1989, e di 12esimo (e più giovane all'età di 52 anni) capo degli Stati maggiori al Pentagono tra il 1989 e il 1993. Un’ascesa avvenuta da origini umili. Nato nel quartiere di Harlem a New York City da genitori immigrati dalla Giamaica (madre sarta e padre addetto alle spedizioni), si era laureato al City College della città in geologia (ottenne poi un Mba dalla George Washington University nel 1971 al termine del suo servizio durante la guerra del Vietnam). Arruolatosi nelle forze armate, vi rimase per 35 anni raggiungendo il grado di generale a quattro stelle.

Da responsabile delle forze americane, sotto George Bush padre, fu al centro di molteplici e delicate crisi: condusse l'invasione di Panama, Operation Desert Storm e la prima Guerra del Golfo in risposta alla marcia sul Kuwait di Saddam Hussein. Rimase capo degli Stati Maggiori al Pentagono durante i primi mesi della presidenza democratica di Bill Clinton nel 1993 ma poi si dimise. Alla guida di Foggy Bottom, sede del Dipartimento di Stato, entrò con l’elezione di George W. Bush e il suo ritiro dalla carriera politica attiva avvenne all'indomani della rielezione del presidente repubblicano per un secondo mandato. Al suo posto fu nominata Condoleezza Rice, allora consigliere per la sicurezza nazionale, e prima donna afroamericana a diventare Segretario di Stato. È autore di un’autobiografia, My American Journey.

L'abbandono del partito repubblicano

Il partito repubblicano lo lasciò del tutto nel 2021, diventando formalmente un indipendente dopo l'assalto al Congresso da parte di sostenitori di Donald Trump. Numerose delle sue posizioni di politica sociale erano da tempo ormai più progressiste di quelle di molti repubblicani: si era espresso a favore dell'affirmative action per il sostegno alla comunità afroamericana e del diritto di aborto per le donne.

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