dopo l’attacco alle raffinerie saudite

Nuove sanzioni Usa all’Iran. Rouhani pronto a disertare l’assemblea Onu

Intanto l'Arabia Saudita ha formalmente accusato l’Iran di essere responsabile degli attacchi di sabato scorso che hanno colpito due delle sue infrastrutture petrolifere più importanti

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


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(Ansa)

3' di lettura

NEW YORK - Gli Stati Uniti non hanno ancora rilasciato il visto al presidente dell'Iran Hassan Rouhani, al ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif e al resto della delegazione diplomatica della Repubblica islamica per partecipare nei prossimi giorni all'Assemblea generale dell'Onu, a New York. Se i visti non arriveranno nella prossime ore l'Iran si è detto pronto ad annullare la sua presenza al summit delle Nazioni Unite. Sarebbe un fatto clamoroso.

«Risponderemo a ogni azione»
Washington accusa l'Iran dei due attentati alle raffinerie petrolifere dell'Arabia Saudita di sabato scorso. Teheran nega ogni responsabilità. I due attacchi sono stati rivendicati dagli insorti Houthi dello Yemen, che combattono contro i sauditi, sostenuti da Teheran. «Ogni azione americana contro l'Iran troverà una immediata risposta da parte dell'Iran», scrive l'agenzia iraniana Irna.

«Politiche guerrafondaie»
Rouhani ha attaccato gli americani, senza troppi giri di parole. «Le politiche guerrafondaie americane hanno solo portato insicurezza in Iraq, Afghanistan, Siria e nel Golfo Persico. Perché non portate la pace invece delle armi, e non aiutate i popoli?», scrive sempre l'agenzia di stampa iraniana.

Trump impone nuove sanzioni all’Iran
Il presidente Usa Trump, dal canto suo, ha annunciato via Twitter di aver dato ordine al segretario del Tesoro di aumentare in modo sostanziale le sanzioni contro Teheran.

Gli Usa, anche per questa mossa, hanno incassato l’approvazione da parte dell’Arabia Saudita: il vice ministro della Difesa di Riad, principe Khalid bin Salman, ha ringraziato gli Stati Uniti per aver affrontato l’Iran in un «modo senza precedenti» e per aver difeso i suoi alleati nella regione. «L’amministrazione del presidente (Donald) Trump ha affrontato l’aggressione del regime iraniano e delle organizzazioni terroristiche in un modo senza precedenti: ringraziamo il presidente per la sua posizione, continueremo a stare con gli Stati Uniti contro le forze del male e le aggressioni insensate», ha twittato il principe saudita.

Arabia Saudita: «Iran responsabile degli attacchi»
Oggi l'Arabia Saudita ha formalmente accusato l’Iran di essere responsabile degli attacchi di sabato scorso che hanno colpito due delle sue infrastrutture petrolifere più importanti. Il portavoce del ministero saudita della Difesa, il colonnello Turki al-Malki, ha presentato quelli che ha descritto come i resti di droni e missili da crociera e che sono la prova «innegabile» dell'aggressione iraniana. A suo parere, l'attacco è stato lanciato «da Nord» e non dallo Yemen (dove Riad è in guerra contro i ribelli Houti, che hanno rivendicato l'attacco stesso). Senza offrire precisazioni geografiche, il portavoce ha aggiunto che l'attacco «è stato indubbiamente sponsorizzato dall'Iran».

Via il dollaro dagli scambi bancari
Intanto Teheran ha avviato relazioni bancarie con la Russia e presto lo farà anche con altri Paesi eurasiatici come Turchia e Iraq, per eliminare il dollaro americano dai suoi scambi internazionali e sostituirlo con le valute locali, in modo da contrastare le sanzioni bancarie americane contro Teheran. Lo ha annunciato lo stesso presidente Rouhani in una riunione del suo gabinetto. «Il mondo sta iniziando una seria lotta contro il dollaro, che porterà alla fine del dominio degli Stati Uniti sui mercati finanziari e monetari mondiali», ha detto il presidente spiegando che le transazioni bancarie tra questi paesi avvengono ormai senza cambi di valuta.

Diplomatici iraniani nel mirino
Un precedente alla libertà di movimento dei diplomatici iraniani negli Stati Uniti c'è già. A luglio durante l'ultima visita a New York del ministro degli Esteri Zarif per partecipare ai lavori del forum Economico e Sociale (Ecosoc), gli spostamenti del capo della diplomazia iraniana erano stati limitati dalle autorità americane alle sedi Onu e alle residenze diplomatiche del suo Paese.

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