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Usa, Pelosi attesa a Taiwan e la Cina minaccia: «Non staremo a guardare»

Le notizie secondo cui il suo viaggio avrebbe incluso una sosta a Taiwan avevano suscitato una reazione furiosa in Cina, che considera l’isola autonoma come parte del suo territorio

Aggiornato il 1° agosto alle 20:30

La Cina agli Usa: "conseguenze" in caso di visita Pelosi a Taiwan

4' di lettura

La presidente della Camera dei rappresentanti Usa, Nancy Pelosi, è attesa a Taipei la sera di martedì 2 agosto per incontrare la presidente Tsai Ing-wen il giorno successivo, mercoledì 3 agosto: lo riferiscono i media taiwanesi, tra cui Next Tv. L’ufficio presidenziale di Taiwan e il ministero degli Esteri hanno rifiutato di commentare la notizia, visto che la visita di Pelosi e della delegazione del Congresso americano è destinata a provocare l’ira di Pechino che da sempre rivendica l’isola come parte «inalienabile» del suo territorio. Pelosi, attualmente a Singapore, ha indicato tra le tappe del suo tour asiatico anche Malesia, Corea del Sud e Giappone.

Pelosi aveva inizialmente programmato di visitare Taiwan ad aprile, ma il viaggio è stato posticipato dopo essere risultata positiva al Covid-19. Pechino ha minacciato contromisure militari in caso di visita di Pelosi e il 28 luglio scorso, durante una videochiamata, il presidente Xi Jinping ha messo in guardia il suo omologo statunitense che la Cina avrebbe salvaguardato la sua «integrità territoriale», esortando a non mettere in discussione la «forte volontà» di 1,4 miliardi di cinesi. «Coloro che giocano con il fuoco si bruceranno», ha detto Xi a Biden, secondo l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua.

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La Cina non starà a guardare

Nelle scorse ore, anche alla luce della telefonata tra i due leader, sembrava che Nancy Pelosi avesse rinunciato a visitare l’isola. Una dichiarazione in tal senso era stata diffusa anche dal suo ufficio che ha evitato qualsiasi menzione di una possibile visita sull’isola rivendicata dalla Cina.

La Cina, infatti, aveva fatto sapere la propria contrarietà in modo minaccioso. «Vorremmo avvertire ancora gli Usa che la Cina è in attesa e che l’Esercito popolare di liberazione non starà a guardare», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian, assicurando che «la Cina prenderà sicuramente contromisure decise e forti a difesa della sovranità e integrità territoriale». Gli Usa, secondo Pechino, dovrebbero rispettare il principio dell’Unica Cina, e mantenere la promessa del presidente Biden di non sostenere l’indipendenza di Taiwan. Sabato la Cina ha tenuto esercitazioni militari nello Stretto di Taiwan.

Lo scenario che si profila è dunque quello di una escalation nel marce cinese, come ha confermato anche il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale Usa, John Kirby: “La Cina sembra prepararsi a ulteriori azioni” nei prossimi giorni, comprese provocazioni militari”, ha detto Kirby in un briefing alla Casa Bianca. “Questo tipo di operazioni - ha avvertito - sono pericolose perchè possono portare ad un errore di calcolo e di conseguenza ad un’escalation”.

Video dei militari cinesi: «Pronti a combattere il nemico»

Il Comando del teatro orientale dell’Esercito popolare di liberazione, che copre le operazioni su Taiwan, ha subito alzato i toni della propaganda lanciando un avvertimento. In un video di oltre due minuti sul suo account WeChat dedicato alle manovre su larga scala delle forze armate, compare la didascalia “Siate pronti e combattete, seppellite ogni nemico che arriva”.

La mossa, tracciando linee rosse, alimenta i timori sulle possibili reazioni cinesi, con la leadership comunista sempre ossessionata dal rischio di poter perdere la faccia.

Usa: non siamo intimiditi

Pronta la risposta degli Stati Uniti. «Non siamo intimiditi dalla retorica della Cina» sulla missione di Nancy Pelosi in Asia. Lo ha detto il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, John Kirby, parlando con la Cnn. «Il viaggio della Speaker è importante e noi lo sosteniamo», ha aggiunto senza tuttavia confermare la tappa a Taiwan. Conferma che invece arriva dalla Cnn, che cita non meglio precisate fonti governative secondo cui la speaker della Camera dovrebbe arrivare domani.

«Una guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta». Lo ha affermato il presidente Joe Biden, nel messaggio diffuso alla vigilia della 10ma Conferenza del Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp). L’Amministrazione Usa, afferma Biden in riferimento alla Russia, è «pronta a negoziare in maniera spedita una nuova cornice di controllo degli armamenti che sostituisca lo Start quando questo scadrà nel 2026». Tuttavia, aggiunge il presidente, i negoziati richiedono un «partner disposto a operare in buona fede» e la «brutale e immotivata aggressione della Russia all’Ucraina ha mandato in frantumi la pace in Europa e costituisce un attacco ai principi fondamentali dell’ordine internazionale». Anche la Cina, afferma Biden, in quanto membro del P5, ha la responsabilità della non proliferazione e di impegnarsi in colloqui che «riducano i rischi di un calcolo sbagliato» e di affrontare la questione legata a «dinamiche militari destabilizzanti».

Pompeo: America bullizzata dalla Cina

Il viaggio della speaker democratica della Camera Usa domenica era diventato un caso anche interno agli Stati Uniti, con l’ex segretario di stato Mike Pompeo che ha attaccato il presidente Joe Biden di fronte allo scenario di una rinuncia a visitare Taiwan. «Permettere che l’America sia bullizzata dalla propaganda cinese proprio dopo che il presidente Biden ha avuto una lunga conversazione con il Xi Jinping, invierebbe un messaggio molto negativo ai nostri amici nella regione: gli australiani, i sudcoreani ed i giapponesi» ha detto l’ex segretario di Stato, che se l’è presa con l’amministrazione Biden per non aver sostenuto l’ipotesi della visita di Nancy Pelosi a Taiwan.

Tappa anche in Indonesia

Pelosi guiderà una delegazione del Congresso che visiterà anche Malesia e Corea del Sud. Il viaggio si concentrerà sulla sicurezza reciproca, il partenariato economico e la governance democratica nella regione indo-pacifica, ha affermato l’ufficio della presidente.

L’agenzia Bloomberg aveva riferito la scorsa settimana che Pelosi si fermerà anche in Indonesia, che ospiterà il vertice del G20 a novembre, anche se l’ufficio della speaker non menzione la tappa nel grande paese asiatico.

Pelosi è accompagnata da cinque colleghi democratici della Camera, mentre nessun esponente repubblicano è elencato nel viaggio. Pelosi ha affermato che il gruppo «terrà riunioni ad alto livello per discutere su come possiamo promuovere ulteriormente i nostri interessi e valori condivisi, tra cui pace e sicurezza, crescita economica e commercio, pandemia di Covid-19, crisi climatica, diritti umani e governance democratica». La delegazione ha fatto rifornimento alle Hawaii, dove ha visitato il Pearl Harbor Memorial.

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