le contraddizioni del mercato

Usa, il Pil corre ma la curva del debito preoccupa: è piatta come nel post-Lehman

di Vito Lops

Afp

3' di lettura

Osservare la curva del debito di un Paese è come osservare un film con gli occhiali 3d. Permette di andare oltre le prime impressioni e di avere un’idea un po’ più lungimirante sullo stato di salute di quel Paese. Così, dando un’occhiata alla curva del debito degli Stati Uniti (ovvero alla differenza dei tassi pagati dal governo per finanziarsi su varie scadenze) emerge un quadro contraddittorio. Meno rose e fiori dell’istantanea che se ne ricava dagli ultimi dati economici esibiti dalla prima potenza economica al mondo.

Proprio ieri è stata rivista al rialzo, dall’1,9% al 2,1%, la crescita del Pil nel quarto trimestre del 2016. Una crescita meno finanziata dal debito (deficit/pil al 3,2%) rispetto al passato (nel 2009 il deficit/Pil era al 9,8%). Il tasso di disoccupazione ufficiale è al 4,7% (ma ci sono quasi 100 milioni di lavoratori inattivi e, tra questi, non ci sono solo i pensionati). L’inflazione core (quella depurata per i prezzi di prodotti energetici e materie agricole non lavorate) è leggermente sotto il 2%, perfettamente nel target della Federal Reserve.

Loading...

Non solo. A marzo la fiducia dei consumatori nell'economia Usa è salita a 125,6 punti, il livello più alto da dicembre 2000, guidata dall'ottimismo sulle possibilità di trovare lavoro e da una valutazione più ottimistica delle condizioni imprenditoriali. In più, l’indice Case-Shiller - che misura l’andamento dei prezzi immobiliare nelle 20 più importanti città - viaggia al top da 31 mesi.

Senza dimenticare Wall Street con tutti i principali indici che nel corso del 2017 hanno aggiornato i massimi di tutti i tempi.

Questi numeri fotografano un’economia in piena salute, quasi in grado di esprimere il suo Pil potenziale. Eppure, la curva del debito ci racconta un’altra storia. Ci racconta che gli investitori continuano a credere nella ripresa (e nella capacità delle aziende Usa di incrementare i profitti) nel breve periodo (altrimenti Wall Street non sarebbe sui massimi). Ma che allo stesso tempo non si fidano. Non credono che questa ripresa durerà a lungo. Altrimenti la curva del debito non sarebbe così piatta.

La distanza tra il rendimento dei titoli a 5 anni (1,9%) e di quelli a 30 anni (2,9%) è di appena 100 punti. Per la cronaca si tratta di livelli che non si vedevano dall’autunno del 2008, l’anno in cui Lehman Brothers andava in bancarotta contagiando il sistema bancario mondiale.

I RENDIMENTI DEI TITOLI DI STATO USA

La curva si sta appiattendo

Loading...

Il dato fa riflettere pur non essendoci oggi avvisaglie del genere. Il messaggio che gli investitori lanciano all’amministrazione Trump è chiaro: non siamo così convinti che la crescita continuerà anche nel lungo periodo, a tal punto da far innalzare l’inflazione e, in seconda battuta, i rendimenti dei titoli di Stato su scadenze più lunghe.

I due rischi del mercato obbligazionario

Il messaggio che gli investitori lanciano agli Usa non è però così diverso da quello rivolto alla Germania, un’altra economia che in questa fase - soprattutto grazie alle esportazioni e a un surplus smodato che supera i vincoli europei - sta esibendo una crescita robusta nel breve periodo.

«L’economia mondiale sta crescendo, ma probabilmente con una propensione meno forte di quanto ci sembra - spiega Angelo Drusiani, esperto del mercato obbligazionario di Banca Albertini Syz -. Se così non fosse il rendimento del Bund tedesco, perlomeno a 10 anni, sarebbe almeno all’1%. Invece fa fatica a superare la soglia di 0,4%».

CURVE DEL DEBITO GERMANIA E USA A CONFRONTO
Loading...

In effetti al pari degli Usa, anche la curva del debito della Germania esprime forti contraddizioni: tra la scadenza a 5 anni e quella a 30 anni ci sono meno di 150 punti: un po’ pochini.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti