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Usa, Pil terzo trimestre +1,9%. Crescita sopra le attese

La crescita è stata sostenuta dai consumi, che rappresentano il 70% dell'economia e hanno dimostrato una resistenza superiore alle attese a paure di indebolimento: sono aumentati del 2,9% battendo il 2,6% ipotizzato in media dagli analisti

di Marco Valsania


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(Ap)

3' di lettura

NEW YORK - L'economia americana frena leggermente, ma cresce più del previsto nel terzo trimestre dell'anno allontanando ombre di crisi. Il Prodotto intero lordo degli Stati Uniti ha marciato ad un passo dell’1,9% tra luglio e settembre, meno del 2% registrato nei tre mesi precedenti e il più lento dalla fine del 2018, ostacolato da un calo negli investimenti aziendali. La crescita è stata però migliore dell’1,6% previsto. Ed è stata sostenuta dai consumi, che rappresentano il 70% dell'economia e hanno dimostrato una resistenza superiore alle attese a paure di indebolimento: sono aumentati del 2,9% battendo il 2,6% ipotizzato in media dagli analisti.

La fotografia dell'espansione americana arriva a poche ore dalla conclusione del vertice di politica monetaria della Federal Reserve, che dovrebbe far scattare un nuovo, il terzo, tagli dei tassi di interesse di un quarto di punto in aiuto all'economia, portandoli ad una fascia tra l'1,50% e l'1,1,75 per cento. La Fed e il suo chairman Jerome Powell sta tuttavia valutando una pausa negli stimoli se la crescita si dimostrerà ancora sufficientemente solida. La Banca centrale cercherà così un difficile equilibrio nella sua presa di posizione tra impegni a intervenire ancora e necessità di evitare eccessivi allentamenti, che possano gonfiare bolle speculative o squilibri e svuotare gli arsenali futuri anti-crisi a disposizione della Fed. Mickey Levy di Berenberg scommette che il taglio dei tassi di mercoledì 30 ottobre si rivelerà l'ultimo quest'anno. Difficilmente il dato sul Pil basterà tuttavia a fermare la crociata del Presidente Donald Trump affinché la Fed abbassi più aggressivamente il costo del denaro per rafforzare l'economia nel corso prossimo anno elettorale.

Nel terzo trimestre la spesa al consumo, aiutata da una bassa disoccupazione e da segni di miglioramenti salariali, si è ancora una volta dimostrata il più solido baluardo di una crescita che in estate ha battuto ogni record di longevita. Lo ha fatto pur rallentando la sua marcia - al già citato 2,9% - dal 4,6% nel secondo trimestre. Ha portato in dote, più in dettaglio, 1,93 punti percentuali al Pil. La spesa in beni durevoli è salita del 7,6%, dopo il 13% dei tre mesi precedenti, e quella in servizi di un più modesto 1,7 per cento.

Il tallone d'Achille è stato invece negli investimenti, riflesso delle difficoltà del settore industriale e manifatturiero: la spesa aziendale non residenziale, che comprende da software a ricerca e sviluppo, fino a strutture e macchinari, ha ingranato la retromarcia scivolando del 3 per cento. Un calo che è stato il più significativo dal 2015. Gli investimenti in impianti hanno sofferto particolarmente, in calo del 15,3% danneggiati anzitutto dalla fragilità nel settore petrolifero e dell'energia, limando da soli mezzo punto percentuale dal Pil. “Consumatori robusti, business debole”, ha commentato Michelle Girard di NatWest.

L'impatto delle tensioni commerciali, una delle grandi incognite sull'espansione, è stato limitato nel terzo trimestre. Ha sottratto soltanto 0,08 punti percentuali dalla crescita. L'export è lievitato dello 0,7%, riprendendosi da un precedente declino, mentre l'import è salito dell'1,2 per cento. Recenti disgeli nei negoziati commerciali con ala Cina potrebbero essere di buon auspicio anche per i prossimi mesi, ma resta vivo l'allarme per il protrarsi di incertezze nell'interscambio.

Il fronte immobiliare ha a sua volta offerto una insperata spinta nei tre mesi passati. Il settore residenziale statunitense ha conosciuto un incremento degli investimenti del 5,1%, buono per un contributo di 0,18 punti al Pil e il benvenuto all'indomani di sei trimestri consecutivi di flessioni. Rimane da verificare se però il recupero sia sostenibile oppure si dimostri un fenomeno di breve periodo, aiutato da cali nei tassi d'interesse a breve che hanno stimolato nell'immediato l'attività. L'inflazione è rimasta sotto controllo, con l'indice dei prezzi legato ai consumi personali in rialzo dell'1,5% e il dato “core”, depurato cioè da volatili componenti energetiche e alimentari, salito del 2,2 per cento.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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