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Usa, più dazi su Airbus. E Boeing chiede aiuto a Trump per non fallire

Il gigante aerospaziale sempre più in caduta libera chiede salvataggio da 60 miliardi. La Casa Bianca alza le tariffe sugli aerei importati dall’Ue

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam

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(REUTERS)

Il gigante aerospaziale sempre più in caduta libera chiede salvataggio da 60 miliardi. La Casa Bianca alza le tariffe sugli aerei importati dall’Ue


5' di lettura

NEW YORK - L’amministrazione Trump alla mezzanotte di mercoledì 18 marzo ha fatto partire il previsto aumento del 50% dei dazi imposti sugli aerei importati dall'Unione europea, nonostante la pandemia del coronavirus che sta mettendo in ginocchio il settore aereo. «Per l’industria dell’aviazione questo momento è peggiore dell’11 settembre», ha detto il segretario al Tesoro Steve Mnuchin.

Rialzo dal 10 al 15%
L’aumento dei dazi, che passano dal 10 al 15%, colpisce Airbus, ma verrà pagato dalle compagnie aeree americane. La decisione del rialzo dei dazi dal 18 marzo era stata annunciata dall’Ufficio del rappresentante speciale al commercio Robert Lighthizer a inizio febbraio. Fa parte della revisione prevista dalla sentenza Wto sull’annosa vicenda degli aiuti di stato al consorzio Airbus concessi dall’Unione europea che ha autorizzato l’amministrazione americana a imporre dazi fino a 7,5 miliardi di dollari.

Grana e vini francesi
Dazi che hanno colpito prodotti europei legati all’industria aerospaziale, ma anche altri prodotti con tariffe del 25% che restano in vigore sul whisky, sui vini francesi le olive spagnole, i formaggi, i liquori e i salumi italiani – pur non facendo parte l’Italia del consorzio Airbus. L’altra sentenza Wto contro gli aiuti di stato Usa a Boeing, favorevole ad Airbus, ma di entità minore, è attesa entro la primavera.

«Decisione irresponsabile»
L’aumento delle tariffe arriva in un momento drammatico con la rapida diffusione del virus Covid-19 e la recessione economica globale. «È una decisione irresponsabile e pericolosa», ha detto il deputato europeo Christophe Hansen, portavoce del Comitato per il commercio internazionale del Parlamento Ue (Inta). Il commissario al Commercio Phil Hogan lunedì ha parlato al telefono con Lighthizer. Ha ribadito il desiderio dell’Europa a negoziare un accordo complessivo con gli Stati Uniti sui sussidi agli aerei. «L’Ue ha avanzato proposte concrete sui sussidi esistenti e sulla disciplina futura», ha fatto sapere il portavoce. Questa settimana Hogan aveva in programma una visita a Washington per tentare di portare avanti i negoziati. Il viaggio è stato cancellato a causa della pandemia.

Cooperazione a parole
La Casa Bianca va avanti sulla sua strada, nonostante gli impegni verbali presi da Trump con gli altri leader G-7 al vertice straordinario in streaming di inizio settimana per cooperare nella lotta contro il coronavirus. L’aumento dei dazi non ricade su Airbus ma sulle linee aeree americane che acquistano gli aerei del consorzio europeo, già in grosse difficoltà per le conseguenze del coronavirus, la cancellazione dei voli e il divieto imposto dall’amministrazione Trump ai voli dalla Cina e dall’Europa.

Colpiti solo gli aerei prodotti in Europa
I dazi colpiranno gli aerei prodotti da Airbus in Europa, mentre non toccheranno quelli prodotti nel suo stabilimento americano a Mobile, in Alabama dove vengono prodotti sei aerei della serie A320 al mese, con l’obiettivo di sette aerei al mese all’inizio 2021. Martedì 17 marzo Airbus nel tentativo di bloccare la diffusione del virus ha interrotto la produzione dei suoi stabilimenti in Spagna e in Francia.

Linee aeree contro i rialzi
Le linee aeree americane, le stesse che lottano in questi giorni contro i divieti al volo imposti dagli Usa per il coronavirus, hanno chiesto a Washington di eliminare i dazi su Airbus. Lo stesso ha fatto la società europea in una nota. Da quando il 18 ottobre sono entrati in vigore i dazi del 10% sugli aerei Airbus le compagnie aeree Usa lamentano di aver pagato costi addizionali sugli aerei ordinati per 50 milioni di dollari.

Boeing «Too big to fail»
Lo stato di Washington, dove hanno sede i più importanti siti produttivi di Boeing, la scorsa settimana ha cancellato formalmente le agevolazioni fiscali a favore della società aerospaziale, una mossa per evitare le multe in arrivo dalla Wto e i dazi europei conseguenti. Seattle è l’aerea più colpita dal virus: 15 dipendenti Boeing sono risultati positivi ai test. La società, che già aveva ridotto la produzione dopo la crisi causata dai due incidenti del 737Max nella quale hanno perso la vita 346 persone, sta valutando la possibilità di chiudere le fabbriche. Negli ultimi cinque giorni le azioni Boeing hanno perso oltre il 50% del loro valore, ieri sono arrivate a perdere il 29%, poco sopra i 103 dollari a titolo, da un target price di 273 dollari.

110 miliardi di aiuti per il settore aereo
Gli executive di Boeing hanno chiesto 60 miliardi di aiuti alla Casa Bianca – che si aggiungono ai 50 miliardi chiesti dalle compagnie aeree – per superare la crisi, con un allarme: se il gigante aerospaziale non riceverà assistenza dal governo rischia di fallire. Trump ha espresso aperture per il piano di bailout di Boeing. «Io penso che dobbiamo proteggere Boeing. Dobbiamo assolutamente aiutare Boeing», ha detto il presidente americano durante un punto stampa sulla pandemia.

I danni del coronavirus
Boeing è il più importante produttore manifatturiero americano. Vale diversi punti del Pil americano. Dà lavoro a oltre 100mila persone negli Usa e sostiene milioni di lavoratori in una catena produttiva con migliaia di fornitori. Gli ordini per i nuovi aerei non arrivano. Boeing non può consegnare aerei in Cina e in Europa. Le compagnie aeree cominciano a rifiutare gli aerei ordinati con il crollo dei voli. Il coronavirus ha creato anche problemi nella «supply chain»: molti fornitori di componenti per gli aerei 787 e 767 sono nel Nord Italia, epicentro della crisi in questo momento. Anche General Electric che costruisce il 90% dei motori di Boeing ha forniture in Italia. Boeing è «too big to fail», troppo grande per fallire. Tuttavia l’impatto della pandemia sull’industria aerospaziale rischia di essere pesante.

Il Congresso non firma assegni in bianco
Non se la passano meglio le compagnie aeree americane, le più penalizzate dal rialzo dei dazi Airbus. Gli analisti sostengono che nei prossimi mesi diverse compagnie potrebbero finire in bancarotta. La Casa Bianca ha proposto 50 miliardi di aiuti per le linee aeree per i danni della pandemia. Ma al Congresso i deputati democratici hanno già fatto sapere che non firmeranno un assegno in bianco, e chiedono garanzie e protezioni maggiori per i lavoratori e i consumatori in cambio degli aiuti pubblici.

Buyback invece degli investimenti
I quattro vettori principali – United Airlines, Delta, American Airlines e Southwest negli ultimi 5 anni hanno speso oltre 39 miliardi di dollari in buyback azionari. La stessa Boeing, che ora cerca una ciambella di salvataggio governativa, nello stesso periodo ha speso 35 miliardi per ricomprare le sue azioni per spingere la market cap del titolo, prima del collasso causato dalla crisi dei 737Max e ora dal coronavirus e dallo stop delle compagnie aeree.

PER APPROFONDIRE:
Meccanica, imprese in difesa tra dazi e difficoltà dell’auto
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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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