AUTO E SICUREZZA

Usa, più vittime della strada (in attesa della guida assistita)

di Andrea Malan

4' di lettura

Il numero delle vittime della strada negli Usa è cresciuto del 6% nel 2016 rispetto all’anno precedente, superando quota 40mila (40.200). La notizia emerge dai dati preliminari pubblicati dal National Safety Council, che sottolineano come il balzo sarebbe del 14% rispetto ai dati 2014. La tendenza al netto rialzo coincide con quella indicati dai dati ufficiali (disponibili fino al 3° trimestre 2016) della National Highway Traffic Safety Administration (Nhtsa), l’Ente per la sicurezza stradale. Questi ultimi mostrano un rialzo per otto trimestri consecutivi; nei primi 9 mesi del 2016 il rialzo del numero di morti è stato dell’8,3% rispetto allo stesso periodo del 2015, ovvero quasi 2mila vittime in più. Una parte dell’incremento - spiega il Nhtsa - è dovuta all’aumento del numero di miglia percorse dalle auto Usa (+3%), ma il resto è attribuibile al maggior tasso di incidentalità, con un numero di incidenti mortali salito da 1,10 a 1,15 per 100 milioni di miglia percorse.

Dati italiani meno preoccupanti

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In Italia, per fare un confronto, l’Istat ha stimato un aumento delle vittime nel 2015 (+1,4%) ma un calo nei primi sei mesi dell’anno scorso. Tra i comportamenti pericolosi più frequenti, l’Istat segnala «la guida distratta, la velocità troppo elevata e il mancato rispetto della distanza di sicurezza (nel complesso il 38,9% dei casi). Le violazioni al Codice della Strada più sanzionate risultano l'eccesso di velocità, il mancato utilizzo di dispositivi di sicurezza e l'uso di telefono cellulare alla guida». Quest’ultimo fattore di rischio è in forte crescita.

La falsa sicurezza della guida assistita (di M. Caprino)

L’aumento delle vittime potrebbe spingere la diffusione dei sistemi Adas.

Il forte incremento delle vittime della strada negli Usa negli ultimi due anni potrebbe favorire una diffusione molto più rapida dei dispositivi di assistenza alla guida (Adas), che attualmente costano molto e sono disponibili solo su modelli di alta gamma e sulle versioni più costose. Lo afferma uno studio della banca d’affari Morgan Stanley, secondo il quale l’adozione di sistemi di assistenza alla guida più avanzati su tutti i veicoli arriverà in tempi relativamente brevi: entro il 2025, scrivono, sarà pari al 100% in Nordamerica, Europa, Giappone e Cina. Negli Usa Nhtsa e l'Insurance Institute for Highway Safety (Iihs) hanno annunciato a marzo 2016 un accordo con 20 case automobilistiche USA, che coprono oltre il 90% del mercato statunitense, per introdurre la frenata d’emergenza automatica (Aeb) di serie su tutti i veicoli a partire dal 1 settembre 2022. Per accelerare la modernizzazione del parco circolante, gli analisti della banca ipotizzano anche - sempre per il mercato americano - un piano di rottamazione che «dati i chiari benefici per la salute pubblica, la sicurezza e il mercato dell’auto, prevediamo sarebbe ampiamente sostenuto dal pubblico».

L’assistenza alla guida riduce i rischi.

Tutti questi fattori di rischio potrebbero essere ridotti in misura significativa con l’utilizzo di sistemi di assistenza alla guida già disponibili sul mercato, come il forward collision warning (FCW) e la frenata automatica d’emergenza (automatic emergency braking, AEB). Morgan Stanley cita uno studio dell’Iihs secondo il quale il loro impiego congiunto ridurrebbe del 44% i tamponamenti con feriti. Il recente caso di un incidente mortale che ha coinvolto una Tesla con il sistema Autopilot è stato l’occasione per un’accurata analisi dei dati statistici relativi al Model S, analisi che ha dimostrato come il tasso di incidentalità sia calato del 40% con l’adozione del sistema Autosteer. Anche nella loro attuale imperfetta versione, dunque, i sistemi di assistenza alla guida potrebbero già ora salvare decine, se non centinaia di vite.

Costo elevato e scarsa diffusione.

I sistemi di questo tipo sono però ancora costosi e poco diffusi. L’analisi compiuta dallo studio della Morgan Stanley sul mercato americano (dati Consumer Report, Autodata) indica che la frenata automatica di emergenza è presente come accessorio standard nel 12% dei veicoli venduti; un ulteriore 52% lo prevede come optional, mentre in un altro 36% non è ottenibile neppur e a richiesta. Del 12% di veicoli che l’hanno in dotazione standard, due terzi (8% del mercato) sono Toyota. Nessuno dei big di Detroit (Gm, Ford e Fca) lo offre in dotazione base.

Per i costruttori che lo prevedono come optional, il costo varia moltissimo rispetto al modello base: da 900 a 18mila dollari; il problema è che spesso l’accessorio viene offerto solo sulle versioni più lussuose di ogni modello. A fronte di un costo per il cliente spesso esorbitante, lo studio cita fonti di fornitori secondo cui il costo industriale dei dispositivi è di «qualche centinaio di dollari».

Rottamare per la sicurezza?

Per agevolare il ricambio del parco circolante, Morgan Stanley ipotizza un maxi-piano di rottamazione come quello varato nel 2009 negli Usa nel pieno della crisi. Dato un parco circolante Usa di 255 milioni di veicoli, rinnovarne anche solo il 10% (25,5 milioni) potrebbe costare 64 miliardi di dollari (circa 60 miliardi di euro) nell’arco di 10 anni, portando a una domanda addizionale (a 18mila dollari per veicolo) di 460 miliardi di dollari. Lo studio ipotizza una riduzione del 50% degli incidenti per il 10% di veicoli sostituiti, e valuta a 11,7 miliardi l’anno il risparmio per le vite salvate e i minori costi sanitari; considerando anche i minori consumi delle auto nuove, il risparmio potrebbe salire a 21,6 miliardi l’anno, permettendo di ammortizzare il costo del piano in tre anni.

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