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Usa, la politologa Kamarck: «Trump rischia molto con i nuovi processi»

di Marco Valsania


Trump colluso con la Russia? Ex legale: ho sospetti ma non prove

4' di lettura

Elaine Kamarck è direttrice del Center for Effective Public Management al think tank Brookings Institution, veterana e specialista della presidenza americana. Al suo attivo ha volumi sulle primarie come sulla ragione dei fallimenti per chi diventa inquilino della Casa Bianca. Una Casa Bianca che ha visto da vicino: ha anche lavorato per anni con incarichi di riforma e trasparenza del governo per l’amministrazione democratica di Bill Clinton. Nel caso di Donald Trump vede oggi un presidente più che politicamente indebolito dai molteplici scandali che lo assediano.

Dopo la drammatica testimonianza questa settimana del suo ex faccendiere e avvocato Michael Cohen, è venuto alla luce che Trump è vulnerabile a un’intera nuova ondata di problemi legali, anche se la teoria vigente è che i presidenti non possono essere incriminati durante il loro mandato. Dopo è però fair game. E la protezione attuale non riguarda familiari e collaboratori. L’audizione di Cohen al Congresso, per Kamarck, ha infatti svelato una significativa novità, forse ancora più pericolosa delle ramificazioni del Russiagate o dei pagamenti sospetti ad attrici porno e modelle per zittirle sui suoi affaires: la United States Court del Southern District of New York (la procura federale di New York, ndr) «ha in corso un’indagine ad ampio raggio di cui non si sapeva nulla sulle sue attività di business che potrebbe avere per oggetto da possibili truffe a reati bancari e pratiche corrotte».

Riguardando potenziali reati a livello statale, aggiunge oltretutto Kamarck, «rende impossibili provvedimenti di grazia presidenziale qualora l’entourage di Trump venisse coinvolto». Kamarck, a suo credito, non è la sola a notare la nuova pista newyorchese e le sue implicazioni: persino l’ex alleato di Trump Chris Christie, che fu governatore del New Jersey e procuratore, in un tweet nelle ultime ore ha ammesso che una simile notizia dovrebbe «far correre brividi lungo la schiena di chi si trova alla Casa Bianca». Cohen ha citato le indagini della procura alle quali sta collaborando e affermato di non poterne però parlare in dettaglio perché tuttora aperte.

C’e stata una vera sorpresa, una potenziale «bomba», nella testimonianza di Cohen?
Direi di sì. Il fatto che, da quanto emerso, il presidente è oggetto di intense indagini del Southern District di New York. Nel mirino sarebbero operazioni di business, la sua fortuna e le sue pratiche, che potrebbero rivelarsi anche più gravi del suo comportamento alla Casa Bianca. Non è affatto una buona cosa per lui. È una grande e aperta inchiesta, che proseguirà anche dopo il Rapporto di Robert Mueller sul Russiagate e della quale difficilmente Trump potrà liberarsi.

I procuratori del Southern District non sono nuovi a indagini su Trump. Cosa c’è di diverso questa volta?
Finora eravamo al corrente di due altre indagini più circoscritte condotte o avviate dal Southern District: quella sulla fondazione filantropica di Trump, che ha chiuso dopo che è stata trovata in grave violazione delle leggi vigenti e ha visto la famiglia Trump di fatto messa al bando dalla possibilità di far parte di vertici di istituzioni di beneficenza. E una seconda inchiesta, tuttora in corso, sui fondi legati alle cerimonie di insediamento del Presidente. Adesso si aggiunge però una terza pista, che credo sia davvero scottante, potenzialmente più gravida di conseguenze per la sua ampiezza e perché riguarda la sua lunga attivita' finanziaria, il suo «core business». Una parte della sua carriera ben più lunga del periodo in politica e alla Casa Bianca.

Quali sono i rischi concreti che Trump corre?
L’esame al microscopio delle sue pratiche di business solleva ipotesi di reati di truffa di varia natura. In gioco è se e come abbia gonfiato e sgonfiato ad arte il valori dei suoi asset, per esempio, per compagnie di assicurazione, allo scopo di abbasserà i premi pagati; per una banca quale Deutsche Bank, per ottenere credito per dare la caccia a acquisizioni; a fini fiscali, per eludere tasse. Si tratta di cose gravi se provate. Che perseguiteranno il Presidente e in futuro, una volta che sia uscito dalla Casa Bianca, lo espongono a rischi legali. Nel frattempo i sui figli, che ricoprono incarichi nel suo impero, sono già a rischio di potenziali incriminazioni e, nel caso, di pene carcerarie.

Trump avrà modo di limitare simili incognite o danni?
Queste inchieste, va detto, sono sempre complesse ed è difficile pronosticarne l’esito. Ma di sicuro nel caso di reati statali quali quelli che qui vengono considerati Trump non ha potere di proteggere dai prosecutors o «perdonare» in caso di condanne né familiari né collaboratori, con lo spettro quindi che, almeno da questi ultimi, i magistrati possano strappare accordi di cooperazione che aprano nuovi spiragli sul business del presidente. Un presidente può soltanto graziare persone implicate in reati federali, commessi contro gli Stati Uniti.

E il Russiagate e i sospetti di collusione con Mosca della sua campagna elettorale?
Non abbiamo qui assistito a sostanziali sorprese o novità dalla testimonianza di Cohen, almeno dalla parte pubblica. Va ricordato che ha avuto anche audizioni a porte chiuse per due giorni questa settimana in Congresso. Cohen ha indicato che Trump sapeva dei protratti negoziati con Mosca, continuati durante la campagna elettorale, per costruire una Trump Tower. ha suggerito che Trump fosse a conoscenza del fatidico incontro alla Trump Tower tra suoi rappresentanti e emissari russi. E che sapesse in a anticipo delle e-mail dannose per Hillary Clinton che sarebbero state pubblicate da WikiLeaks. Ma spesso qui sembra trattarsi della sua parola contro quella di Trump. Il vero appuntamento per il Russiagate e' quello con il Rapporto di Mueller. Difficile prevedere quanto sarà grave per il Presidente, se conterrà o meno accuse che aprano la strada a potenziali procedimenti di impeachment.

Ma qual è la sua previsione sul futuro della presidenza Trump e lo spettro di un impeachment?
Trump appare indebolito politicamente, anche era i repubblicani, che lo difendono pubblicamente ma dietro le quinte sono piu' cauti e preoccupati. Se dal Rapporto Mueller, nelle prossime settimane, non affideranno chiare prova di reati e collusione con una potenza straniera, sembra probabile che la sua presidenza arrivi alle prossime elezione e che lui corra nelle urne del 2020. I democratici non appaiono ansiosi di avviare un impeachment, sono convinti di poterlo battere al test del prossimo voto per la Casa Bianca.

Riproduzione riservata ©
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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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