Biden e la corporate tax

Usa, pronta la legge sulle tasse: minimo 15% per i grandi gruppi

I Dem Usa hanno preparato una tassa che andrebbe a colpire aziende come Amazon, mentre ancora si discute su un’imposta personale riservata ai grandi paperoni

di Marco Valsania

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3' di lettura

Joe Biden e i democratici americani mettono a fuoco una nuova minimum tax esplicitamente mirata alle aziende con grandi profitti. E, tra forti resistenze, provano anche a introdurre un’inedita imposta patrimoniale per i miliardari. L’obiettivo è rastrellare centinaia di miliardi di dollari necessari a finanziare le priorità di spesa sociale e ambientale della Casa Bianca, che intendono al più presto far approvare in Congresso. Biden è in partenza oggi per l’Europa, con appuntamenti delicati al G20 di Roma e al Cop26, il summit sul clima dell’Onu, ai quali vorrebbe arrivare rafforzato da un accordo di bilancio in tasca.

Imposta minima al 15% per le grandi società più prospere

Il progetto corporate, che sostituisce incrementi generalizzati delle aliquote dal 21% al 25%, prevede un’imposta minima del 15% per imprese che riportino agli azionisti profitti superiori al miliardo di dollari per tre anni consecutivi. La manovra, in linea con la recente intesa in sede Ocse su una minimum tax globale, colpirebbe 200 aziende e rastrellerebbe 300-400 miliardi in dieci anni. La più controversa imposta sulla ricchezza personale riguarderebbe invece anzitutto chi possiede asset liquidi, comprese azioni o obbligazioni, superiori al miliardo, oppure riceve redditi annuali da almeno cento milioni per tre anni.

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I democratici, progressisti e moderati, appaiono pronti a unirsi attorno a un piano di spesa limato a 1.500-2.000 miliardi. Anche se più contenuto rispetto ai 3.500 miliardi ipotizzati in passato, è uno dei più aggressivi interventi pubblici slegati da immediate risposte a crisi nella recente storia statunitense. E trovare le risorse è diventato forse l’ultimo, complesso rebus politico.

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La formula per la nuova corporate tax appare adesso pronta. «Le più redditizie corporations del Paese sono spesso le peggiori nel pagare la loro giusta parte – ha affermato il senatore Ron Wyden, tra i promotori del provvedimento -. Anno dopo anno riportano profitti e pagano poco o nulla in tasse».Il riferimento esplicito è a Amazon, accusata d’aver registrato 45 miliardi in utili in tre anni beneficiando di un’aliquota effettiva del 4,3 per cento. Per alleggerire l’impatto della riforma, i democratici intendono preservare una serie di crediti d’imposta per le imprese, con il Tesoro incaricato dei dettagli. La senatrice democratica moderata più restia, Kyrsten Sinema dell’Arizona, che aveva rifiutato aumenti generali delle aliquote, ha sottoscritto la nuova idea.

Si discute sulla tassa alle fortune personali

Il giro di vite sulle vaste fortune personali di forse 700 individui è invece ancora al centro di teso dibattito. È al momento imperniato su un ricorso ampliato all’aliquota sui capital gains, complessivamente fino al 23,8 per cento. La proposta è senza precedenti perché colpisce guadagni non realizzati – e ad oggi non tassati - in asset negoziabili. Sarebbero dal 2022 soggetti a un’imposta una tantum sul guadagno messo a segno dal loro valore iniziale, con particolari ripercussioni per imprenditori-miliardari quali Mark Zuckerberg di Facebook, Jeff Bezos di Amazon e Elon Musk di Tesla (che ha subito twittato la sua protesta) dato che il valore originale della loro cassaforte di titoli nei rispettivi colossi era di fatto zero.

L’imposta iniziale sarebbe pagabile in cinque anni. In seguito la tassa riguarderebbe l’incremento annuale nel valore degli asset. I critici condannano però la misura come incostituzionale, perché non rappresenterebbe un'imposta sul reddito. E un altro influente senatore moderato del partito democratico, Joe Manchin della West Virginia, l’ha bocciata come «divisiva», da sostituire semmai con una «imposta patriottica» del 15 per cento.

Maggioranza demoratica risicata al Senato

Manchin aveva già bocciato potenziamenti del fisco nella lotta all’evasione, altra fonte di entrate per 200 miliardi. E ha guidato gli sforzi per un taglio del costo totale dell’agenda socio-ambientale, con l’eliminazione di misure contro il cambiamento climatico che penalizzassero l'industria fossile. Ai democratici occorre tenere compatto il partito al Senato per approvare la legislazione, con una maggioranza di soli 51 voti su 100 grazie al vicepresidente Kamala Harris.

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