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Gli Usa minacciano dazi fino al 100% contro la Francia. Nel mirino anche l’Italia, Parigi: «Ritorsioni»

Il governo francese pronto a rispondere a minacce che definisce «inaccettabili»: l’Ufficio del Rappresentante commerciale della Casa Bianca raccomanda di colpire con sanzioni fino al 100% vino, formaggi, porcellane, accessori di Parigi. Nel mirino in futuro potrebbe finire anche l’Italia

di Marco Valsania


Sui dazi preoccupano le azioni unilaterali di Trump

4' di lettura

Il primo impatto lo hanno avvertito i titoli del “lusso” francese, da Hermes a LVMH, con cali in Borsa superiori all’1%: e già la Francia e l’Unione Europea minacciano ritorsioni nell’eventualità che gli Stati Uniti passino dalle parole ai fatti. Aprendo ormai un fronte dopo l’altro, lunedì sera l’amministrazione Trump ha messo a punto una nuova offensiva commerciale contro la Francia, in risposta alla cosiddetta digital tax che a suo avviso danneggia i giganti hi-tech statunitensi. L’Ufficio commerciale della Casa Bianca, lo Ustr, ha proposto dazi fino al 100% contro 2,4 miliardi di dollari di importazioni da Parigi: champagne, borsette, formaggi e altro. E ha minacciato future rappresaglie anche contro altri Paesi europei che si dotino di simili imposte sui servizi digitali: nel mirino ha messo quindi anche l’Italia, l’Austria e la Turchia.

Sul vertice della Nato a Londra, che si apre martedì sera con una cena per i leader dell’Alleanza, piomba un nuovo motivo di attrito. Da Londra Trump ha fatto sapere che non permetterà a Parigi di trarre vantaggi a spese delle compagnie americane, e ha ribadito che l’Unione Europea ha un atteggiamento scorretto verso gli Usa. La risposta francese è di Bruno Le Maire, il ministro delle Finanze: secondo cui le minacce di Trump sono «inaccettabili». La tassa francese sui servizi digitali non discrimina i giganti americani del web come Google o Facebook: «In caso di nuove sanzioni americane - ha detto Le Maire a Radio Classique - l’Unione Europea sarebbe pronta a rispondere».

Ma nel mirino non è soltanto la Francia. Lo Ustr ha esplicitamente affermato nel suo comunicato che «sta esplorando se aprire indagini nell’ambito della Section 301 sulle imposte sui servizi digitali di Austria, Italia e Turchia».

La Section 301 della legge commerciale del 1974 autorizza in modo ampio il Presidente a prendere ogni azione appropriata, tariffaria e non, per ottenere la rimozione di qualunque atto, politica o pratica di un governo straniero che violi accordi internazionali o sia ingiustificata, irragionevole o discriminatoria e danneggi il commercio statunitense.
Il nuovo affondo contro Parigi è inoltre avvenuto a poche ore di distanza dalla decisione di Washington di reintrodurre dazi su acciaio e alluminio contro Brasile e Argentina, accusate di aver svalutato la loro divisa e danneggiato gli agricoltori americani.

«Società Usa deliberatamente colpite»
In riferimento alla Francia e alla digital tax, lo Ustr guidato da Robert Lighthizer ha sostenuto che «dichiarazioni di funzionari responsabili della proposta e dell'attuazione della Dst mostrano che la legge deliberatamente colpisce società statunitensi». I francesi avrebbero fatto «ripetutamente riferimento alla Dst usando la sigla Gafa tax, che si riferisce a Google, Apple, Facebook e Amazon». L'annuncio dello Ustr prosegue indicando che l'azione americana «invia un chiaro segnale che gli Stati Uniti interverranno contro regimi di digital tax che discriminino o impongano oneri indebiti ad aziende statunitensi». Altre aziende Usa danneggiate da Parigi, secondo lo Ustr, sarebbero Groupon, eBay, Match Group e Expedia. Tra le imprese non americane colpite vengono citate Alibaba, Rakuten e Randstad.

Le procedure americane verso i dazi anti-francesi non sono ancora completate: audizioni pubbliche sulla proposta sono programmate a partire da 7 gennaio. Il periodo di commenti pubblici sui dazi durerà inoltre almeno fino al 14 gennaio. Solo dopo simili scadenze potrebbero entrare in vigore le rappresaglie. L'azione è però parsa ricevere immediato sostegno bipartisan: due influenti senatori, il repubblicano Chuck Grassley e il democratico Ron Wyden, hanno definito l'imposta francese «irragionevole, protezionista e discriminatoria». I due senatori hanno invitato nazioni che intendessero muoversi verso simili imposte a lavorare piuttosto per una soluzione in ambito multilaterale.

Prima ancora che fosse annunciata la raccomandazione dello Ustr, Le Maire aveva tuttavia sostenuto che proprio Washington sembrava volersi tirare indietro da soluzioni negoziali in ambito multilaterale, in particolare all'interno dell'Ocse. E aveva ribadito che Parigi «non abbandonera' mai e poi mai la volontà di tassare correttamente i giganti tech».

Aliquota del 3% sulle entrate dei giganti digitali
La tassa transalpina, firmata lo scorso luglio, impone una aliquota del 3% sulle entrate di aziende tecnologiche in Francia da attività quali pubblicità mirate e gestione di piattaforme di commercio elettronico. Il Presidente francese Emmanuel Macron aveva in seguito indicato che Parigi avrebbe se necessario rimborsato le aziende Usa, qualora cioè una soluzione complessiva concordata in ambito Ocse avesse deciso tasse inferiori.
Il negoziato ancora aperto non ha fermato la marcia della rappresaglia dell'amministrazione Trump. L'elenco dei prodotti francesi nel mirino de dazi - in tutto raggruppati in 63 categorie - comprende vini, formaggi, borse e porcellane. La cifra di 2,4 miliardi è circa il 5% del valore dell'export francese negli Usa, pari a 52 miliardi l'anno.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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