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Usa, rimbalzo record del 7,4% per il Pil nel terzo trimestre trainato dai consumi

Il recupero è stato del 33,1% annualizzato, ma la crisi non è superata: il Prodotto interno lordo rimane del 3,5% inferiore rispetto al 2019

di Marco Valsania

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(REUTERS)

Il recupero è stato del 33,1% annualizzato, ma la crisi non è superata: il Prodotto interno lordo rimane del 3,5% inferiore rispetto al 2019


3' di lettura

L’economia americana ha recuperato significativo terreno nel corso dell’estate dagli abissi della crisi da coronavirus. Nel terzo trimestre dell’anno, a fine settembre, il Pil ha marciato a un passo record pari al 33,1% annualizzato, trainato dai consumi che rappresentano due terzi dell’attività. Il rialzo nel trimestre rispetto ai tre mesi precedenti è stato del 7,4%, a sua volta un record, dopo una caduta del 9% nel periodo aprile-giugno.

L’exploit, risultato anche leggermente superiore ad attese medie del 32%, non ha però potuto rimarginare le ferite della crisi, né cancellare le incognite sul cammino futuro. Il Pil americano rimane sotto, di circa il 3,5%, rispetto ai livelli ai quali aveva terminato il 2019. E in un segno delle difficoltà ancora presenti, le richieste di nuovi sussidi di disoccupazione, pur calate di 40.000 unità, sono state tuttora pari a circa 751.000.

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Riscossa record con consumi saliti del 40%

Il rialzo del Pil è stato di gran lunga senza precedenti: l’aumento massimo risaliva finora al 1950 ed era stato del 16,7% annualizzato e del 3,9% nel trimestre. Ma fa seguito a una caduta altrettanto record nel secondo trimestre pari al 31,4 per cento. Il recupero non è bastato quindi a riportare il Pil reale a livelli pre-pandemia ed è rimasto, calcolato a prezzi costanti, pari a 18.580 miliardi rispetto ai 19.240 raggiunti nel quarto trimestre del 2019. I consumi, aiutati dagli effetti di soccorsi pubblici ora ormai scaduti, hanno sospinto il recupero. Sono balzati del 40,7% dopo un calo del 33,2% nel secondo trimestre. L’export è a sua volta aumentato di quasi il 60%, anche se la bilancia commerciale ha riportato un incremento maggiore dell’import, pari al 91 per cento. In aumento anche gli investimenti fissi aziendali. Calata invece la spesa governativa, federale e locale.

La morsa del virus su lavoro e aziende

L’economia americana rimane tuttavia nella morsa del coronavirus. I segnali di maggiori difficoltà dopo il rimbalzo in estate sono affiorati sul mercato del lavoro: il tasso disoccupazione ufficiale è al 7,9% (dati di settembre) e quello reale, compresi americani scoraggiati e con impieghi marginali, è molto superiore. Almeno 11 milioni di americani che hanno perso il posto in seguito alla pandemia, la metà del totale, restano oggi disoccupati. Non solo le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione rimangono storicamente elevate, ma numerose grandi aziende stanno moltiplicando i licenziamenti, con una eliminazione permanente di posti di lavoro, anziché sospensioni temporanee come all’inizio della pandemia. Boeing, nel più recente esempio, ha deciso di tagliare altre undicimila posizioni. Compagnie aeree, colossi dell’intrattenimento, catene alberghiere, hanno messo in cantiere continue drastiche riduzioni del personale.

Le incertezze su nuovi aiuti pubblici

La nuova impennata delle infezioni, con un record di mezzo milione nell’ultima settimana e aumenti anche di ricoveri e decessi, minaccia inoltre di far scattare, volenti o nolenti, nuove restrizioni per i business, come avvenuto in Europa e già in alcune regioni statunitensi, da contee del Texas a città del Massachusetts. Latita infine un nuovo pacchetto multimiliardario di aiuti a famiglie e aziende, slittato a dopo le elezioni del 3 novembre tra incertezze su chi avrà il controllo a Washington. Questa realtà potrebbe incidere ancora una volta pesantemente sui consumi e la fiducia nel prossimo futuro.

L’andamento dell’economia e della sua crisi è diventato un elemento centrale nella battaglia elettorale. Il Presidente Donald Trump, a caccia di rielezione, rivendica come il Paese, prima della pandemia, avesse un’economia molto robusta e promette un suo ritorno. Il candidato democratico alla Casa Bianca, Joe Biden, risponde che Trump aveva in realtà ereditato un’espansione già avviata su un cammino di solida crescita e con la sua cattiva gestione del dramma del coronavirus l’ha fatta precipitare in una gravissima crisi che continua a sottovalutare.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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