ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa crisi nel Donbass

Usa-Russia, ultime ore per la diplomazia. Biden: «Ogni passo in Ucraina è invasione»

Il presidente americano ha ribadito l’unità del fronte occidentale e la determinazione a rispondere con pesanti sanzioni economiche in caso di intervento contro l’Ucraina. Venerdì a Ginevra l’incontro decisivo Blinken-Lavrov

di Antonella Scott

Usa-Russia, ancora tensioni sull'Ucraina

4' di lettura

«Vorremmo ricordare alle grandi potenze - twitta Volodymyr Zelenskyj, il presidente ucraino - che non ci sono “incursioni minori”, o piccole nazioni. Così come non esistono vittime minori, o minori sofferenze per la perdita delle persone care».

Zelenskyj non è stato il solo a replicare al presidente americano Joe Biden che la sera di mercoledì era sembrato immaginare una risposta meno dura e meno compatta, da parte degli alleati occidentali, all’idea di un’«incursione minore» russa in Ucraina. Non è stata affatto una luce verde a Mosca, ha chiarito alla Cnn Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato.

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Confuso anche su quelle che ritiene possano essere le intenzioni di Putin, lo stesso Biden giovedì è tornato sui propri passi ricordando che «se qualunque unità russa attraversa il confine ucraino, quella è un’invasione». Che provocherà una «risposta economica, dura e coordinata, che ho discusso in dettaglio con i nostri alleati e presentato allo stesso tempo molto chiaramente al presidente Putin. Non ci sia nessun dubbio - ha detto ancora Biden -, se Putin fa questa scelta, la Russia pagherà un prezzo pesante».

E tra le scelte possibili, oltre al grande timore di un’invasione vera e propria, Biden ha ricordato che «la Russia ha una lunga storia di modi alternativi per compiere un’aggressione: tattiche paramilitari, attacchi ibridi, cyberattacchi, azioni compiute da soldati russi che non indossano l’uniforme russa». Come i cosiddetti “omini verdi”, ha ricordato il presidente americano facendo riferimento ai militari senza nome e senza mostrine che nel febbraio/marzo 2014 apparvero come dal nulla in Crimea, a preparare la strada al ritorno dei russi. «Dobbiamo essere pronti a rispondere anche a tutto questo in modo deciso e unito», ha concluso Biden.

La leva Nord Stream

L’unità del fronte occidentale - Stati Uniti, Nato e Unione Europea - a fianco dell’Ucraina è stata al centro anche della giornata del segretario di Stato americano Antony Blinken, giovedì a Berlino per incontrare il ministro degli Esteri Annalena Baerbock e il cancelliere Olaf Scholz. La sintonia con la Germania è particolarmente significativa per il passo successivo, l’incontro tra Blinken e Sergej Lavrov, il ministro degli Esteri russo, venerdì a Ginevra. Nei giorni scorsi Scholz e Baerbock hanno ammesso per la prima volta la possibilità di bloccare il progetto Nord Stream 2 (gasdotto russo-tedesco su cui i Verdi, ora al Governo, hanno una posizione diversa rispetto al Governo precedente) in caso di intervento russo in Ucraina. «Il gas non sta ancora scorrendo - ha osservato Blinken in conferenza stampa accanto ad Annalena Baerbock - il che significa che il gasdotto può essere una leva per la Germania e gli Stati Uniti».

Il segretario di Stato americano ha definito l’incontro di venerdì con Lavrov «una buona opportunità» per tirare le somme di una settimana di innumerevoli contatti diplomatici e riflessioni sulle richieste avanzate da Mosca - blocco dell’espansione Nato a Est, ritiro delle forze USA dai Paesi entrati dopo il 1997, impegno a non schierare in Europa sistemi missilistici in grado di minacciare la Russia. Con Lavrov, ha detto Blinken, «avremo la possibilità di verificare se c’è ancora spazio di manovra per la diplomazia. Ma spetta al presidente Putin decidere in quale direzione muoversi».

La speranza è che la determinazione occidentale a imporre un prezzo economico altissimo a un’eventuale aggressione contro l’Ucraina sia servita da deterrente; e che Mosca - che insiste sulla richiesta di un impegno formale da parte degli alleati - abbia visto nelle proposte e nelle aperture formulate in questi giorni la possibilità di risolvere diversamente, attraverso un riavvicinamento, le preoccupazioni riguardo alla propria sicurezza.

Riconoscere Donetsk e Luhansk?

Per il momento però il Cremlino ripete che, al contrario, la minaccia delle sanzioni rischia di destabilizzare ulteriormente la situazione incoraggiando l’Ucraina ad affrontare con la forza il nodo delle due regioni separatiste del Donbass.

Qui un campanello d’allarme è l’iniziativa di un gruppo di deputati russi - tra loro il leader comunista Gennadij Zjuganov - che hanno rivolto a Putin la richiesta di riconoscimento di Donetsk e Luhansk, autoproclamatesi indipendenti nel 2014 ma non riconosciute da nessun Paese Onu, neppure - finora - dalla Russia. Se lo facesse, ha osservato Aleksandr Borodai che negli anni scorsi è stato uno dei dirigenti a Donetsk, i separatisti filorussi si aspetterebbero di vedere Mosca combattere con loro fianco contro le forze ucraine. E in effetti, tra gli scenari alternativi immaginati da Biden e Blinken, quello di un riconoscimento di Donetsk e Luhansk potrebbe dare a Mosca il pretesto per puntare il dito su “provocazioni” ucraine e intervenire.

Peskov, il portavoce di Putin, non ha voluto commentare un’iniziativa su cui la Duma deve ancora votare. Ha anche definito possibile una nuova conversazione tra Putin e Biden, e ha detto di vedere qualche segnale positivo nella disponibilità dimostrata dalla Nato ad affrontare alcune questioni di sicurezza, anche se non sono quelle più importanti per Mosca. Che intanto, ben lontana dall’allentare la tensione, ha annunciato imponenti esercitazioni navali che impegneranno la Marina in tutti i suoi mari e anche oltre, nel Mediterraneo e nel Pacifico.

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