Sconfitto nella battaglia sui dazi

Usa: si dimette Cohn, consigliere economico di Trump e baluardo del libero mercato

di Marco Valsania

Gary Cohn e Donald Trump (Afp)

3' di lettura

NEW YORK - Scatta l'ora delle dimissioni per Gary Cohn, capo-consigliere economico di Donald Trump e baluardo moderato e del libero mercato all'interno dell'amministrazione di Donald Trump. Sconfitto nella battaglia interna sui dazi e davanti alla sempre piu' stridente retorica protezionista e nazionalista del Presidente, Cohn ha deciso di lasciare il suo posto, una scelta che diventera' effettiva nelle prossime settimane.

L'abbandono di Cohn e' l'ultimo, drammatico capitolo della scomoda saga dell'ex banchiere nei ranghi dell'amministrazione ma potrebbe non essere l'epilogo: traumi scaturiti dall'onda delle due dimissioni potrebbero essere in agguato per la Casa Bianca e la sua credibilita' tra operatori economici e investitori, gia' scossa dall'aver risvegliato lo spettro di gravi guerre commerciali. Il consigliere era gia' stato sull'orlo delle dimissioni l'anno scorso durante le manifestazioni suprematiste bianche e neonaziste di Charlottesville, quando Trump evito' di condannarle. E allora i mercati fremettero all'ipotesi di un ritiro dell'ex numero due di Goldman Sachs, considerato una cruciale influenza pragmatica e internazionalista in una Casa Bianca con tendenze populiste e estremiste che nel caso delle politiche dell'interscambio sono incarnate dalla triade formata dal Segretario al Commercio Wilbur Ross, dal Rasputin del trade Peter Navarro e dal rappresentante commerciale Robert Lighthizer.

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Non a caso oggi la sua uscita di scena ha coinciso con un nuovo, duro, messaggio di Trump sull'interscambio che appare sposare in tutto le tesi piu' radicali: durante una conferenza stampa con il premier svedese nella serata di ieri, il leader della Casa Bianca ha sfoderato toni aggressivi nei confronti dell'Unione Europea nonostante il suo ospite: la UE, ha accusato Trump, “e' stata particolarmente dura con gli Stati Uniti. Rendono quasi impossibile per noi fare business con loro”. Ha anzi rincarato che se la Ue procedera' con rappresaglie, che oggi dovrebbero essere svelate a Bruxelles, lui alzera' ancora il tiro: “Possono fare quel che vogliono - ha detto - Ma se lo fanno, noi imporremo una grande tassa del 25% sulle loro auto e credetemi, non lo faranno a lungo (quel che vogliono, Ndr)”. Trump - che si e' concesso solo a domande di giornalisti di media conservatori a lui vicini, Fox e Daily Caller - si e' limitato ad assicurare che i dazi verranno applicati “con molto affetto”, tale che alleati e paesi colpiti “ci ameranno di piu' e ci rispetteranno molto di piu'”.

A nulla e' valso il monito del premier di Stoccolma, Stefan Lofven, che ha denunciato di essere convinto che “aumenti dei dazi faranno danni a tutti nel lungo periodo”. Ne', a quanto pare, sono valsi i tentativi del suo consigliere Cohn di fargli cambiare idea. Trump lo ha salutato senza astio apparente: “Gary e' stato il mio principale consigliere economico e ha compiuto un lavoro straordinario nello spingere per la nostra agenda, aiutando a varare una storica riduzione delle tasse e riforme che libereranno ancora una volta l'economia americana”. Da parte sua anche Cohn nel suo addio ha evitato di menzionare lo scontro su dazi e protezionismo, sottolineando di aver lavorato per “politiche economiche pro-crescita”.

Lite sui dazi a Casa Bianca, piano Trump spaventa Borse

Ma dietro le quinte la guerra alla Casa Bianca e' stata senza quartiere: Trump appare intenzionato a impartire svolte piu' radicali in senso populista e nazionalista da America First in vista delle elezioni di meta' mandato a novembre per il controllo del Congresso, forse con l'obiettivo di mobilitare nuovamente la sua base a favore di propri candidati e fare dimenticare scandali e polemiche che assediano la sua amministrazione. La sua famiglia e il suo entourage sono sotto l'inchiesta sempre piu' incalzante del procuratore speciale Robert Mueller per il Russiagate, i sospetti di collusione con la Russia. Prima di Cohn una lunga lista di alti funzionari ha gia' lasciato il suo posto, descrivendo una Casa Bianca in preda al caos, una caratterizzazione che Trump nega affermando che a sprizzare e' solo “energia”. Altre partenze eccellenti sono in preparazione, a cominciare dal consigliere per la sicurezza nazionale HR McMaster. Cohn era parso vacillare ultimamente, chiacchierato anche come possibile successore del capo di staff John Kelly, a sua volta caduto in disgrazia per aver mal gestito tensioni con il genero del Presidente, Jared Kushner. E nei giorni scorsi aveva lasciato filtrare il suo disappunto per esser stato marginalizzato nel dibattito e nella decisione sui dazi e aveva tentato una controffensiva ancora nelle ultime ore.

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