la nuova corsa agli armamenti

Usa via dal Trattato su armi nucleari. Mosca: sapremo difenderci

di Antonella Scott


Nucleare, Usa via da storico trattato con Russia

3' di lettura

L’oggetto del contendere, un enorme missile chiamato Novator 9M729 dai russi e SSC-8 nella classificazione della Nato, era stato messo in bella mostra a Mosca nei giorni scorsi, al Patriot Expocentre dove i ministeri della Difesa e degli Esteri avevano organizzato un briefing per la stampa per dimostrare, dati alla mano, che gli americani hanno torto a considerarlo “illegale”: in aperta violazione del Trattato Inf da cui gli Stati Uniti, proprio a causa di questo missile, hanno annunciato ieri il ritiro unilaterale. Notificheranno formalmente a Mosca che a partire da sabato 2 febbraio smetteranno di onorare il trattato. Un processo che si completerà fra sei mesi.

Il problema è nel raggio d’azione del missile: gli americani sostengono che rientri nella fascia 500-5.500 km, e che andrebbe dunque eliminato in base al Trattato Inf che, dal 1987, ha messo al bando tutti i missili a medio e corto raggio, nucleari e no, basati a terra, di russi e americani. Il bando era di durata illimitata: per assicurare un equilibrio nel campo degli armamenti non strategici, e rassicurare l’Europa che poteva così privarsi degli Euromissili americani. Non avrebbe più potuto essere a tiro dei sovietici.

Quell’equilibrio si è rotto nel momento in cui ieri a Washington il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dal Trattato Inf (Intermediate-Range Nuclear Forces). «Quando un Paese viola le regole - ha detto Pompeo - deve renderne conto. La Russia si è rifiutata di fare qualunque passo per dimostrare in modo concreto e verificabile il rispetto del trattato». Tre mesi fa, in campagna elettorale per il Midterm, Donald Trump aveva accusato i russi di non onorare gli accordi, e aveva dato loro un po’ di tempo per modificare la gittata del missile sotto accusa, o distruggerlo.

Mosca naturalmente non ha raccolto l’invito, né intende farlo: non ritiene che il sistema rientri nella categoria incriminata, perché la gittata massima di Novator sarebbe inferiore ai 500 km. Al contrario, i russi rilanciano le accuse al mittente, convinti che Donald Trump sia alla ricerca di un pretesto per dare il via libera nello sviluppi di nuove armi, supportate da nuove tecnologie.

Dal giorno in cui Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov firmarono il Trattato, l’8 dicembre 1987, i sospetti di violazioni reciproche sono stati continui, malgrado il regime concordato di ispezioni in loco, gli esperti americani nei siti russi e viceversa. Ma ora si potrebbe dire che la decisione americana abbia già innescato una corsa agli armamenti che inevitabilmente coinvolgerà nuove tecnologie e nuovi attori, a cominciare dalla Cina.

Da Mosca Serghej Rjabkov, viceministro degli Esteri, ha osservato che la decisione americana è stata «un passo molto serio»: gli Euromissili torneranno presto. Gli Usa potrebbero schierarne 48 in Europa, minaccia per Mosca e le regioni centrali della Russia. Che dunque, sta già considerando come rispondere per garantire la propria sicurezza nazionale: «Forze e mezzi» sono «in fase avanzata e pronti per essere operativi. Non saremo mai i primi - ha detto ancora Rjabkov - a dare il via alla corsa agli armamenti o alle tensioni: e tuttavia la Russia si concentrerà sulla deterrenza e garantirà la propria sicurezza». Mosca, ha aggiunto in tv la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, si riserva il diritto di reagire in risposta alla mossa americana.

Con il Trattato Start sulla limitazione delle armi strategiche in prossima scadenza, l’Inf era l’ultimo grande pilastro su cui poggiava il controllo degli armamenti. La guerra fredda è tornata, a meno di ripensamenti di Trump. Che ieri sera, alla Casa Bianca, ha detto di sperare di «poter mettere tutti in una gran bella stanza, per fare un nuovo trattato che sarebbe molto meglio. Oh sì, mi piacerebbe».

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