Le sperimentazioni

Usare mix di vaccini, Draghi avanza la proposta alla Ue. Cosa sappiamo finora

Dai primi studi l’efficacia dell’incrocio di due immunizzanti diversi sembra non inferiore rispetto a quella garantita da una normale doppia dose

di Nicola Barone

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3' di lettura

Ai ritmi attuali la vaccinazione procede secondo le aspettative e malgrado le forniture abbiano smesso di essere un assillo, la possibilità di somministrare prodotti diversi tra prima e seconda dose potrebbe garantire una leva di ulteriore azione nelle mani del governo. Un’indicazione chiara in questo senso è stata chiesta dal presidente del Consiglio Mario Draghi all’autorità regolatoria europea sui farmaci che di suo, stando a notizie filtrate nelle ultime ore, sarebbe orientata a dare un sì lasciando gli Stati membri liberi di scegliere se procedere o meno al proprio interno. Dagli studi che vanno mano a mano stratificandosi non sono emersi fattori critici.

Popoli (Aifa): se dati confermano opzione interessante

«L’utilizzo di vaccini diversi tra prima e seconda dose potrebbe essere un’opzione interessante, qualora i primi dati positivi fossero confermati», ha spiegato la presidente della commissione tecnico-scientifica dell’Agenzia italiana del farmaco Patrizia Popoli. Alcune evidenze preliminari, anche se riferite a un numero limitato di soggetti, mostrano infatti come somministrare una seconda dose di un vaccino a mRna dopo una prima dose di vaccino AstraZeneca conferirebbe un livello di protezione significativo. Potenzialmente è immaginabile un richiamo per i soggetti più giovani, che rappresentano la fascia più colpita dagli eventi rari di trombosi registrati.

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Per l’Università di Oxford il mix è sicuro

Miscelare vaccini anti-Covid con tecnologie sottostanti differenti sembra capace di produrre una frequenza leggermente maggiore di effetti collaterali non gravi a breve termine senza però preoccupazioni per la sicurezza. Una sperimentazione preliminare condotta in Gran Bretagna dai ricercatori del Com-Cov dell'Università di Oxford su 830 volontari dai 50 anni non ha verificato sostanziali differenze tra la somministrazione di una prima dose AstraZeneca e un richiamo Pfizer e quella inversa. Le reazioni rilevate come più comuni rispetto all’uso di una doppia dose dello stesso vaccino, con l’uno o con l’altro siero, riguardano fenomeni come mal di testa, febbre o affaticamento: ossia effetti collaterali base, limitati di regola a un giorno, e descritti come lievi o al massimo moderati. Comunque l’efficacia dell'incrocio dei due sieri non appare inferiore rispetto a quella garantita da una normale doppia dose del vaccino Pfizer o di AstraZeneca.

Carlos III Health Institute, bene Pfizer per richiamo

Per le persone sotto i 60 anni fare una dose di vaccino AstraZeneca e poi il richiamo con Pfizer è sicuro e la risposta immunitaria è maggiore rispetto a due dosi del solo prodotto inglese. Così uno studio del Carlos III Health Institute spagnolo di cui ha dato notizia anche Nature, condotto in cinque ospedali iberici, secondo cui la presenza di anticorpi con il “mix” sale di sette volte, mentre con due dosi di AstraZeneca di tre. Nella ricerca sono stati arruolati circa 670 volontari che avevano ricevuto una dose di AstraZeneca, e a 450 per la seconda è stato dato Pfizer. La presenza di anticorpi IgG in questo gruppo è risultata tra 30 e 40 volte superiore rispetto a chi aveva ricevuto una dose sola del vaccino. Solo l’1,7% dei partecipanti ha lamentato effetti collaterali significativi, dal mal di testa alla febbre, alla spossatezza. Questo tipo di strategia, chiamata «heterologous prime and boost», è stata tentata in passato per altri vaccini.

In Spagna under 60 chiamati alla scelta

In Spagna circa un milione e mezzo di persone - secondo i calcoli del quotidiano El País - è chiamato a una scelta sul vaccino anti-Covid che sta generando non pochi dubbi. Si tratta di under 60 a cui è stata somministrata AstraZeneca come prima dose del vaccino anti-covid e che ora devono decidere se seguire la raccomandazione delle autorità di accettare Pfizer per la seconda dose oppure chiedere di completare il processo con lo stesso prodotto. Queste persone, appartenenti principalmente a categorie di lavoratori considerati essenziali come insegnanti o poliziotti, erano state vaccinate prima che le autorità decidessero di riservare AstraZeneca agli over 60. Il ministero della Sanità e le regioni hanno rimandato la decisione su come procedere con la seconda dose per settimane; in seguito all’analisi di alcuni studi, la scelta finale è stata quella di indicare come vaccino adeguato Pfizer (in linea con la decisione di altri Paesi europei come Francia e Germania), ma di concedere la possibilità di rifiutare il mix vaccinale e chiedere AstraZeneca, a patto di esprimere per iscritto il proprio consenso una volta informati sui rischi di trombosi. Come riportano i media iberici, da ieri sono partite le somministrazioni di queste seconde dosi in alcune province spagnole come quelle di Cadice e Cordoba (Andalusia): i primi dati mostrano che la maggior parte dei vaccinati ha preferito rifiutare il mix. Il ministero, da parte sua, insiste sul fatto che la decisione dei suoi tecnici e di quelli delle regioni è ricaduta su Pfizer.

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