diritto

Uscire dai debiti, regole più semplici per aiutare famiglie e mini-imprese

Il “fallimento” di consumatori, professionisti e mini-imprese è una delle emergenze innescate dal Covid. Servono norme più chiare per gestirla

di Bianca Lucia Mazzei

default onloading pic
(Adobe Stock)

Il “fallimento” di consumatori, professionisti e mini-imprese è una delle emergenze innescate dal Covid. Servono norme più chiare per gestirla


3' di lettura

Il “fallimento” di consumatori, professionisti e mini-imprese non più in grado di onorare i propri debiti sarà probabilmente una delle emergenze innescate dal Covid che andranno affrontate in autunno, via via che le misure di protezione (contributi, moratorie, blocco dei licenziamenti, ecc.) verranno meno.

Cresce quindi l’esigenza di adeguare gli strumenti giuridici che permettono di uscire dalle difficoltà previsti dalla legge 3/2012, ma fino ad oggi sostanzialmente inapplicati sia perché poco conosciuti sia anche per la ferraginosità delle procedure.

La revisione esiste, ma è rimasta “sospesa” poiché è contenuta nel Codice della crisi la crisi d’impresa, la cui entrata in vigore è stata rinviata di un anno e scatterà a settembre 2021. Spetta al Parlamento, che oggi, riprende i lavori, trovare un modo per anticiparla.

Il blocco degli emendamenti

Gli emendamenti al Dl semplificazione (ora all’esame del Senato) che prevedevano l’inserimento delle innovazioni previste dal Codice direttamente nella legge 3 sono stati però dichiarati inammissibili.

«È un errore perché si tratta di una semplificazione delle procedure resa ancora più urgente dalla crisi: abbiamo chiesto di rivedere la decisione. Dobbiamo far capire che il Dl semplificazione è il veicolo giusto», dice Daniele Pesco (M5S), presidente della commissione Bilancio del Senato e primo firmatario di uno degli emendamenti che puntano ad anticipare la riforma del Codice della crisi (l’altro è sottoscritto da Loredana De Petris, gruppo Misto -Leu).

Le proposte di modifica allargano la platea dei debitori che possono accedere alle procedure finalizzate all’uscita dalle difficoltà, snelliscono gli iter e uniformano l’applicazione normativa. «Se l’inammissibilità verrà confermata cercheremo di inserire queste modifiche nel Dl Agosto», conclude Pesco.

Il rinvio di un anno dell’entrata in vigore del Codice della crisi ha l’obiettivo di evitare l’impatto del nuovo meccanismo di allerta su un sistema imprenditoriale in difficoltà a causa della crisi Covid.

Al contrario, le innovazioni in materia di sovraindebitamento sarebbero utili proprio per aiutare consumatori, famiglie, professionisti e piccole imprese (quelle non fallibili) che hanno subito un calo del proprio reddito, a uscire da impegni debitori diventati non più sostenibili, evitando il rischio di cadere nelle mani di usurai e strozzini.

Una legge rimasta sulla carta

In otto anni di vita, la legge 3/2012, varata dopo la crisi del 2008 per dare una seconda chance ai debitori esclusi dalle procedure fallimentari, è rimasta di fatto sulla carta. Non solo perché le istanze sono sempre state molto poche (6.747 nel 2019 e 4.919 nel 2018), ma anche perché la maggior parte non va a buon fine.

Solo il 23% dei piani del consumatore e il 28% degli accordi di ristrutturazione (utilizzabili anche da professionisti e imprenditori non fallibili) si è chiuso con il decreto di omologa, ossia con il provvedimento che rende esecutivo il piano di rimborso dei creditori e permette al debitore di “esdebitarsi”, ossia di cancellare tutti i “pagherò”.

In tema di semplificazione la riforma introduce procedure familiari che riducono tempi e costi (oggi vengono avviati iter distinti per ogni membro). Interviene, poi, sul requisito della meritevolezza del debitore che ha spesso limitato l’accesso alle procedure ed ha avuto un’applicazione giurisdizionale poco uniforme: l’esclusione potrà infatti scattare solo nei casi di colpa grave, malafede o frode.

Amplia inoltre il raggio d’azione della legge agli incapienti (ossia a chi è privo di patrimonio) che potranno godere della chance di cancellare i debiti per una sola volta nella vita e con l’impegno di pagare i creditori se nei successivi quattro anni ottengono redditi sufficienti a saldare almeno il 10% dei crediti.

La riforma allarga l’accesso alle procedure ai soci illimitatamente responsabili e introduce fra i debiti ristrutturabili anche la cessione del quinto.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti