L’intervista a Andrea Kipar

«Useremo il modello Ruhr per far rinascere Rione Tamburi»

di Domenico Palmiotti

2' di lettura

Il Il disinquinamento del terreno affidato alla capacità rigenerativa della natura e del verde. Taranto applica nel quartiere Tamburi, a un passo dagli altiforni ex Ilva, il modello di fitodepurazione già adottato con successo nel bacino tedesco della Ruhr, in diverse aree industriali dismesse della Lombardia e, in piccolo, nella stessa Taranto, sulle sponde del Mar Piccolo vicino alla pineta Cimino. Si tratta di un progetto da 5 milioni, che fa parte del Contratto Taranto, che su un’area di 10 ettari dei Tamburi vedrà la messa a dimora di 260 alberi, tra pioppi, lecci, olmi, tamerici, e di 25mila talee. «Oggi siamo ad un buon punto – spiegano gli architetti Andreas Kipar e Shirly Mantin di Land Italia srl, studio internazionale presente anche in Svizzera e Germania, incaricato del progetto di bonifica del primo lotto della Foresta Urbana di Rione Tamburi –. Ad aprile abbiamo chiuso il progetto esecutivo. Partiamo in autunno con la piantumazione per finire nella primavera 2022». E ancora, «Ci sarà una gara per la fornitura degli alberi che dovranno essere muniti del certificato di provenienza - spiegano gli autori del progetto –. Pensiamo che arriveranno da vivai vicini». «Per noi – aggiunge Kipar – Taranto è anche un progetto sperimentale utile ai fini delle opere da realizzare con il Recovery Fund. Lo usiamo come laboratorio di semplificazione amministrativa per verificare come funzionano le procedure». Ma ci tiene a precisare l’architetto, docente e paesaggista tedesco: «Non possiamo fare niente senza una amministrazione pubblica che ci assista. La procedura è importante e lo sono anche le persone che stanno dietro e che si impegnano a ragionare sulla capacità di spesa».

«Ai Tamburi – afferma Kipar - adottiamo tecnologie già adottate, sperimentate nella Ruhr, coniugandole con esperienze locali. È il primo step, poi l’amministrazione comunale deciderà come proseguire. Vale per Taranto, ma col Recovery Fund e la transizione ecologica servono autentici piani del verde che riportino ad una programmazione decennale».

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L’intervento è complesso. «Useremo - aggiunge l’architetto tedesco – una tecnica di bonifica tradizionale, posizionando 30 centimetri di terreno vegetale verde, vergine, senza rimozione della parte sottostante, se non per una ridottissima parte per la collocazione di piccoli manufatti di supporto». E continua: «Rigeneriamo in sito, questa è la tecnologia con cui è stato bonificato l’80 % dei terreni inquinati della Ruhr». L’architetto paesaggista parla di risultati importanti anche per le aree del Nord Italia ex Maserati ed ex Alfa Romeo, un migliaio di ettari, dove sono stati usati gli stessi metodi. «In Germania, dopo 20 anni – prosegue Kipar –, i paesaggi sono diventati verdi, i territori messi in sicurezza e continuamente monitorati e la rigenerazione del suolo va avanti. L'esperienza di Essen è emblematica perchè corrisponde al tassello del parco dei Tamburi, 10 ettari anche lì. Queste strutture, una volta attecchite, entrano in contatto con la natura. Nessuno può permettersi di essere impattante sull’ambiente come si è fatto finora. E la natura favorisce la resilienza dei territori. Bisogna promuovere la natura per la sua capacità sanificatoria».

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