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Usps

(AFP)

Con mezzo milione di dipendenti, 3600 uffici su tutto il territorio nazionale e un volume pari al 47% del totale del traffico postale mondiale, la United States Postal Service è la più grande società postale al mondo. Ed è anche quella dai bilanci più traballanti. Negli ultimi 5 anni ha accumulato oltre 36 miliardi di dollari di perdite. E il rosso sale a 66 miliardi se si torna indietro di 10 anni. La ragione di questo dissesto è spiegata chiaramente nella relazione che Usps, un'agenzia indipendente del governo americano, è tenuta a dare al Congresso Usa. Le Poste Usa fino al 1971 hanno fatto parte della pubblica amministrazione. Con la riforma voluta da Nixon sono state trasformate in agenzia indipendente che si autofinanzia con i ricavi dai servizi postali.

In passato il fatto di operare come monopolista ha garantito la sostenibilità del suo modello di business. Oggi non è più così. Internet ha tolto centralità al servizio postale e, anche se l'e-commerce ha favorito la crescita del traffico, Usps non ha potuto approfittarne perché la sua competitività è compromessa dalla sua natura di soggetto pubblico-privato e dai vincoli statutari a cui è sottoposta (l'azienda ha l'obbligo di garantire a tutti i cittadini americani lo stesso servizio a prezzi calmierati). Come se non bastasse una legge varata nel 2006 ha imposto di accantonare circa 5,5 miliardi di dollari l'anno a titolo di contributi pensionistici. L'azienda, che per legge non può superare il tetto di indebitamento fissato dal governo in 15 miliardi di dollari, ha registrato pesantissimi scompensi di bilancio. Basti pensare che il patrimonio netto è negativo per 54 miliardi di dollari. Un buco che si allarga sempre di più e che sarà compito della nuova amministrazione riempire.

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