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Ustica, un restauro per non dimenticare

di Enza Moscaritolo


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3' di lettura

La lucentezza delle lamiere riemerge dalla spessa coltre di polvere accumulata in 10 anni e restituisce tutta la drammaticità dell'evento che ancora oggi, dal quel lontano 27 giugno del 1980, interroga e lascia attoniti. Si respira un clima di moderata soddisfazione al cantiere-scuola appena concluso al Museo per la Memoria di Ustica, dove studenti e docenti del Corso di Restauro dell'Accademia di Belle Arti di Bologna hanno lavorato fianco a fianco nel corso della prima tranche di lavori di manutenzione e ripulitura del relitto del DC9 Itavia. A trentotto anni dalla strage che ha provocato la morte di 81 persone, prosegue il prezioso lavoro di conservazione della memoria.

Spolveratura e pulizia, ma anche lavori sulla mappatura delle diverse parti del velivolo e dei materiali cartacei che necessitano interventi conservativi, sulla documentazione fotografica dettagliata delle numerose componenti sono state le attività portate avanti in questo che è il primo dei cantieri-scuola attivati, in un percorso che avrà una durata biennale, e i cui risultati sono stati presentati alla stampa nei giorni scorsi. La peculiarità del progetto, nato da una convenzione quadro sottoscritta nel 2016 dall'Istituzione Bologna Musei con l'Accademia di Belle Arti di Bologna, consiste nell'aver eseguito gli interventi durante l'orario di apertura ordinario del museo al pubblico: i visitatori sulla balconata che circonda l'area dove è stato collocato il DC9, dopo il suo rientro un anno fa da Pratica di Mare, hanno potuto vivere e percepire l'esperienza didattica importante condotta dagli studenti, supervisionati dalle docenti Sara Penoni, Lucia Vanghi e Carlotta Zanasi, in una full immersion di grande intensità.

«È stata un'esperienza altamente formativa per quindici ragazzi del terzo anno, poco più che ventenni – ha spiegato Alfonso Panzetta, coordinatore del corso di restauro – hanno studiato e si sono documentati su un evento di cui praticamente non sapevano nulla. È un lavoro importante di trasmissione della memoria e della storia alle nuove generazioni, ma anche un fondamentale pugno nello stomaco che serve a tutti noi».

Dopo le verifiche messe a punto dal CNR di Firenze che ha escluso la presenza di polveri nocive come amianto e piombo, studenti e docenti hanno lavorato all'esame diretto dei materiali in base alla tipologia e allo stato di degrado, alla documentazione fotografica, alla mappatura delle criticità, all'individuazione delle problematiche e valutazione del lavoro da svolgere. «Per iniziare questa prima tranche è stato necessario prima di tutto stabilire una metodologia specifica di intervento che sarà replicata anche nei cantieri-scuola che verranno a partire dalla prossima estate - aggiunge Panzetta – quando si proseguirà sull'altro lato del velivolo. Fa un certo effetto, infatti, ammirare il lato destro, oggetto dell'intervento di ripulitura, poi girare intorno al relitto e vedere l'altro lato, quello ancora ricoperto dallo strato di polvere»

L'articolazione del progetto prevede, tra le fasi successive, la rimozione di depositi polverosi e prodotti di degrado incoerenti ed infine la messa in sicurezza di elementi di documentazione deperibili, etichette e cartelli cartacei. Il museo per la memoria di Ustica di Bologna è nato nel 2007 per volontà dell'associazione parenti delle vittime della strage di Ustica, presieduta da Daria Bonfietti e ospita l'opera permanente “A proposito di Ustica” che l'artista francese Christian Boltanski ha creato per la città, con il sostegno del Comune di Bologna. Intorno al relitto sono stati posti 81 specchi neri, uno per ogni vittima, dietro i quali degli altoparlanti trasmettono voci, frasi e parole che rappresentano lo spirito delle persone scomparse. Dal soffitto del museo pendono 81 luci che si accendono e si spengono al ritmo del respiro. Nove scatole nere, inoltre, contengono gli effetti personali delle vittime: scarpe, pinne, boccagli, occhiali e vestiti. «Il velivolo è un'opera d'arte contemporanea a tutti gli effetti – conclude – un'incredibile somma di prove giudiziarie sotto gli occhi di tutti. Contiamo di portare quest'esperienza in contesti internazionali per farla conoscere e di trasformare il cantiere-scuola estivo in un cantiere permanente».

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