Interventi

Usura, crisi e strumenti concordatari

di Niccolò Nisivoccia

3' di lettura

Sabato scorso, sul Corriere della Sera, Roberto Saviano è intervenuto sui rapporti fra usura e crisi d'impresa (“L'usura dei clan può divorare le aziende in crisi”). Il suo intervento, corredato da dati e testimonianze, denuncia e descrive molto bene un fenomeno tanto grave quanto attuale, e tanto più grave proprio perché sempre più attuale: non è oggi, infatti, che scopriamo la presenza dell'usura nel tessuto della nostra economia grande e piccola, ma oggi, questo sì, ci troviamo a fare i conti con una situazione di crisi economica i cui effetti più devastanti devono ancora prodursi (sul tema anche Avvenire ha pubblicato più di un'inchiesta in questi mesi).
Non solo: oggi, i modi attraverso i quali l'usura entra nelle imprese sono più articolati rispetto al passato. Anche sotto questo aspetto l'intervento di Saviano è molto preciso: “Non è l'imprenditore in sofferenza a cercare il contatto che gli presterà soldi ma, al contrario, viene cercato, e non dal cravattaro violento che applica il 300 per cento di interesse mensile. Si presenta, invece, un imprenditore o una società a proporre alleanze economiche, strategie di evasione fiscale sicura o di ottimizzazione dei costi. E cosa chiede in cambio? Di partecipare all'impresa subito. Il 'salvatore' inizia poi a spingere per aumentare il debito, pretende di rinnovare i locali, rileva pezzi di proprietà per ripagare gli investimenti e ci si trova, in un precipitare di eventi, nella morsa dello strozzo”.
È esattamente così che vanno le cose, troppe volte. E serve a poco usare aggettivi, ma quel che è certo è che la situazione è drammatica, se nei primi nove mesi del 2020 le misure interdittive nei confronti di aziende controllate o condizionate dalle organizzazioni criminali sono aumentate di oltre il 6% rispetto ai primi nove mesi del 2019 (secondo i dati forniti dal Corriere).
Saviano si chiede, alla fine del suo intervento: “Cosa potrebbe fare lo Stato?”. E risponde a questa domanda attraverso le parole di Luigi Cuomo, presidente nazionale di “SOS Impresa”: “Innanzitutto grandi iniziative che non abbiano il sapore della passerella, e poi stare accanto alle persone che hanno denunciato, starci fisicamente, proprio dove si celebrano i processi”.
Quello che si può aggiungere è che lo Stato può reagire anche attraverso le proprie leggi; e da questo punto di vista possono essere lette come già una possibile forma di risposta anche le tante norme emanate in questi anni in materia di crisi d'impresa. Pensiamo ad esempio a come sono stati potenziati tutti gli strumenti concordatari già esistenti, quali il concordato preventivo e quello fallimentare; o a tutte le procedure alternative al fallimento introdotte nell'ordinamento ex novo, dai piani di risanamento alle transazioni fiscali, dagli accordi di ristrutturazione dei debiti agli accordi con intermediari finanziari alle convenzioni di moratoria. Oppure pensiamo alla nuova disciplina del sovraindebitamento, nella quale troviamo una norma che addirittura consente al debitore incapiente di ottenere la liberazione dai suoi debiti anche in assenza di contropartite ai creditori; o alle procedure di allerta, previste dal Codice della crisi di entrata in vigore prossima ventura.
L'elemento comune di tutti questi istituti (aldilà dei dibattiti sull'uno o sull'altro e della loro perfettibilità) è rappresentato dalla volontà del legislatore di favorire il più possibile l'accesso da parte dell'imprenditore (e dei debitori anche non imprenditori, più in generale) a strumenti assistiti di gestione e superamento della crisi. E se è vero quanto osserva Luigi Cuomo, e cioè che al debitore schiacciato dall'usura non rimangono che “i suicidi o le denunce”, è altrettanto vero che la stessa legge sul sovraindebitamento è definita spesso, non a caso, una legge “antisuicidi”. In realtà c'è un po' di cattivo gusto in questa definizione, perché ogni persona è un cosmo, i cui destini sono troppo complessi per pretendere di contenerli in una legge. Ma sicuramente una maggior diffusione delle norme funzionali alla gestione e al superamento delle crisi potrebbe costituire, di per sé, un'ulteriore risposta alle possibili infiltrazioni criminali.

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