L’impatto Covid-19 Sull’ iNVESTMENT BANKING

Utili in picchiata oltre il 100%

Sono le stime di Oliver Wyman e Morgan Stanley sull’attività 2020. Intanto in Cina si studia la fusione tra Citic Securities Co. e CSC Financial Co per fare un campione nazionale da 67 miliardi di dollari

di Lucilla Incorvati

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(REUTERS)

Sono le stime di Oliver Wyman e Morgan Stanley sull’attività 2020. Intanto in Cina si studia la fusione tra Citic Securities Co. e CSC Financial Co per fare un campione nazionale da 67 miliardi di dollari


4' di lettura

Crollo degli utili da un minino del 100 ad un massimo del 250%. Questo il possibile impatto della pandemia di COVID-19 sul settore del wholesale banking secondo Oliver Wyman e Morgan Stanley, che nel loro ultimo report “Steering Through The Next Cycle” analizzano le ripercussioni sui servizi bancari wholesale della crisi sanitaria e della potenziale recessione in arrivo.

Tre possibili scenari. Lo studio disegna tre scenari di evoluzione della pandemia, da un rapido rimbalzo a una profonda recessione globale, e ne valuta le implicazioni per le banche wholesale a livello mondiale. Nello scenario base, la combinazione di minori guadagni ed elevate perdite su crediti potrebbe far crollare gli utili del 100%, stima che sale al 250% nello scenario peggiore. In quest'ultimo caso, la perdita di utili sarebbe pari al
valore di 10 trimestri, rispetto ai 14 della crisi finanziaria del 2008 e ai 4-7 dei precedenti shock economici.

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Redditività mai così bassa. Il settore ha accumulato ampie riserve di capitale e liquidità per sostenere questo tipo di stress, e può così giocare un ruolo importante nell'assorbire lo shock che ha colpito l'economia. Ma la redditività non è mai stata così bassa alle soglie di una crisi, e le ripercussioni sugli utili potrebbero rivelare delle debolezze strutturali in alcuni modelli di business. L'analisi suggerisce che lungo tutto il ciclo economico alcune banche potrebbero offrire ritorni inferiori al 5%, ben al di sotto del 10% richiesto dagli investitori.


Consolidamento nel settore. Anche in vista di ciò, gli esperti di Oliver Wyman e Morgan Stanley spiegano che questo potrebbe essere
il momento giusto per un'ondata di consolidamento del settore, in particolare in Europa. Le dimensioni potrebbero infatti essere un fattore determinante nella resilienza delle banche di fronte a questa crisi,
anche considerando le sfide che le attendono nei prossimi anni: dai temi del climate change e della sostenibilità, che potrebbero generare fino a 3 punti percentuali di RoE di differenza tra le varie banche, all'aggressione delle fintech, già in forte crescita e che si prevede attrarranno altri 60-120 miliardi di capitali netti nei prossimi 3 o 5 anni.
L’impatto in Italia. «Il business Corporate e Investment Banking delle banche italiane è storicamente focalizzato sul servizio alla clientela corporate e come tale sarà particolarmente impattato dalla crisi Covid-19 -» spiega Claudio Torcellan, partner e responsabile Financial Services Sud Est Europa di Oliver Wyman. Secondo l’esperto la capacità di
gestire il rischio di credito e di supportare la ristrutturazione di interi settori industriali duramente colpiti dalla crisi (es. aviazione, turismo, automotive, oil /& gas), sfruttando al meglio l'enorme supporto
pubblico stanziato per la loro difesa e per la ripartenza dell'economia, saranno fondamentali nell'immediato.
«In termini strutturali e prospettici, la scala e la necessità di investire in tecnologia continuano ad essere i fattori chiave per garantire la profittabilità del business CIB - aggiunge Torcellan - la compressione dei ricavi e dei margini conseguente la crisi potrebbero spingere le banche europee a unire le forze per contrastare la potenza di quelle americane, anche a fronte del probabile supporto politico e istituzionale al consolidamento, viste le enorme risorse pubbliche messe in campo per contrastare la crisi».

Un gigante nazionale per la Cina. Intanto la Cina si prepara al dopo Covid -19 per essere più forte sui mercati finanziari. Secondo alcune indiscrezioni, riportate da Bloomberg, è allo studio una possibile fusione tra le due maggiori società di intermediazione per dare vita a un sofggetto proprio nel mondo dell’investment banking in grado di competere meglio con le banche di investimento globali quando il paese riaprirà i suoi mercati . Citic Securities Co. e CSC Financial Co., insieme ai loro azionisti governativi Citic Group e Central Huijin Investment Ltd., avrebbero avviato la due diligence e uno studio di fattibilità su come strutturare l'accordo. I regolatori, tra cui la China Securities Regulatory Commission e l’Asset Supervision and Administration Commission di proprietà statale, sarebbero coinvolti nel processo.

Una potenza da 67 miliardi di dollari. Una fusione tra Citic e CSC, entrambi con sede a Pechino, creerebbe un gigante dell'investment banking del valore di 67 miliardi di dollari, superando persino Goldman Sachs Group Inc. nella capitalizzazione di mercato. In Cina l'apertura del suo settore finanziario (stimato in 45 trilioni di dollari) richiede con urgenza di creare una società in grado di confrontarsi con i giganti di Wall Street. Tuttavia, non vi è alcuna garanzia che l’operazione si farà. Le azioni di Citic sono aumentate del 5,7%, mentre le azioni di CSC sono aumentate dell'11% nel trading di Hong Kong.
La China Securities Regulatory Commission già lo scorso anno aveva annunciato di voler creareuna banca di investimento nazionale con dimensioni per competere a livello internazionale, oltre a promuovere un'espansione internazionale del suo settore di intermediazione.
Nel loro insieme, i 131 broker cinesi hanno attività che sono uguali a quelle di Goldman Sachs. Sono anche lungi dall'essere banche d'investimento a pieno servizio, contando su mamma e commercianti pop in tutto il paese per contribuire con gran parte delle loro entrate. Anche il mercato è frammentato, con i primi cinque broker che catturano circa un terzo delle entrate del settore, secondo la ricerca di Goldman. Viste le potenzialità del mercato cinese, molti operatori internazionali stanno cercando di rafforzare le proprie strutture allargando gli staff da Goldman a UBS Group AG in tutte le aree del business dai futures e all’intermediazione titoli e fino alla gestione patrimoniale.
Spinto da ulteriori riforme del mercato dei derivati, da una maggiore portata istituzionale nei mercati del debito e azionari, la dimensione complessiva del mercato cinese potrebbero raggiunge i 116 miliardi entro il 2026 secondo Goldman Sachs.

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