espansione a nordest

Utility, A2A e Hera in cerca di prede. Parte il risiko veneto

Sfida tra i due colossi che guardano alla possibile alleanza con le municipalizzate di Verona e Vicenza. Anche Dolomiti Energia e Alperia hanno manifestato interesse

di Cheo Condina


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L'espansione di A2A a nord-est. L'impianto della ex-municipalizzata a Brescia

4' di lettura

La grande partita del risiko delle multiutility nelle prossime settimane si giocherà in Veneto.

La sfida è tra le due più grandi ex municipalizzate italiane, A2A ed Hera, con il possibile tandem rappresentativo del Trentino Alto Adige, Alperia-Dolomiti Energia, che potrebbe giocare il ruolo di terzo incomodo. Tutti soggetti che si sono già incrociati sul dossier Ascopiave, in cui alla fine l’ha spuntata proprio Hera: ora, sull’asse Verona-Vicenza, sono pronti a scendere nuovamente in campo per rafforzare la presenza in una delle Regioni più ricche d’Italia.

Il primo round su Ascopiave

Il primo round, sul fronte veneto, era iniziato ormai un anno fa, quando la trevigiana Ascopiave aveva avviato un percorso per la ricerca di un partner di maggioranza sulla vendita diretta di elettricità e gas per reinvestire i proventi dell’operazione sull’altro business del gruppo, considerato più “sicuro” e meno esposto a un contesto competitivo sempre più sfidante, ovvero la distribuzione del gas. La gara, coordinata dagli advisor Rothschild e BonelliErede, ha stuzzicato gli appetiti di tutti i grandi big energetici italiani ma alla fine la bolognese Hera ha sbaragliato il campo grazie a un’offerta monstre – circa 600 milioni per gli oltre 700mila clienti Ascopiave – e alla qualità degli asset gas offerti, tra cui il ricco Atem di Padova 1. Il diverso colore delle giunte di Bologna e dei comuni della provincia di Treviso poteva essere un ostacolo, ma proprio l'amministrazione di Padova (socia di Hera al 3%), guidata da Sergio Giordani, sindaco di centro sinistra, ha contribuito a smussare gli angoli politici dell’operazione: un aspetto non secondario visto che Edison, altro concorrente agguerrito per gli asset Ascopiave, era ricorso ai buoni uffici di un leghista di lungo corso come Roberto Maroni per non risultare indigesta ai veneti visto il socio di controllo francese Edf.

Il dialogo Verona-Vicenza

Al di là dei risvolti politici, l’operazione Ascopiave – dal valore complessivo di 1 miliardo di euro - ha portato a tre conseguenze. Innanzitutto ha cambiato gli equilibri energetici del Nord Est con Hera che ora guida col 52% una partnership da oltre 1 milione di clienti, caratterizzati da alta redditività e fidelizzazione.

In secondo luogo il valore di Borsa della società di Treviso, e dunque le partecipazioni degli oltre 90 soci pubblici, è arrivato ad apprezzarsi del 60%. Infine le due multiutility di Verona e Vicenza, rispettivamente Agsm e Aim, si sono ritrovate di fatto con le spalle al muro e ormai “costrette”, a fronte del consolidamento del mercato, non solo a fondersi ma anche a trovare un partner di peso per restare competitivi: assieme hanno 400mila clienti elettricità e gas e 350mila contatori, troppo pochi per un futuro stand alone.

In realtà, la possibile aggregazione tra Verona e Vicenza è un tormentone che va avanti da mesi (se non da anni) e le due realtà, proprio nella gara per gli asset di Ascopiave, si erano unite in cordata con A2A. Il riassetto di Treviso ha però funzionato da vero e proprio propellente e il percorso di aggregazione da giugno è entrato nel vivo con l’assegnazione di un mandato di consulenza a Roland Berger.

Quest’ultima ha emesso un verdetto molto chiaro: per diventare un player rilevante e resiliente nel Nord, Aim e Agsm devono allearsi con un soggetto più grande, che ha già implementato un processo aggregativo, identificato in A2A. La relazione di Roland Berger, secondo quanto ricostruito, ha esaminato quattro possibili profili di partner: Ascopiave, Iren (giudicata troppo lontana e di dimensioni più limitate), Hera e la società presieduta da Giovanni Valotti, giudicando quest’ultima come il candidato ideale. I motivi? Due: non prende la maggioranza (come Hera) ma lascia il controllo ai soci pubblici, aspetto questo su cui Verona e Vicenza sono particolarmente sensibili, e vanta un’estrema eterogeneità di business, in particolare su ambiente e rinnovabili.

Hera, Alperia, Dolomiti Energia

La partita, tuttavia, non è chiusa. Anzi: a luglio – complice anche il dibattito politico a Verona per la possibile partnership con A2A – anche Hera, Dolomiti Energia e Alperia hanno manifestato, in varie forme, il proprio interesse per un’aggregazione con Aim e Agsm. La multiutility bolognese mette sul tavolo l’effetto scala legato alla forte presenza sul retail acquisita in Veneto con Ascopiave oltre che la disponibilità di termovalorizzatori attigui geograficamente ma punta alla maggioranza e non ha asset di generazione rinnovabili da apportare, altro desiderata di Verona e Vicenza. Il gruppo guidato da Valerio Camerano, oltre ai propri asset, ha invece dalla sua la validità di un modello già testato con successo nella Multiutility della Lombardia, in cui ha rilevato una quota di minoranza consolidando margini e debito in virtù del ruolo di partner industriale, e in Lgh, dove i soci pubblici e la stessa A2A (assistiti congiuntamente dall’advisor Pwc) hanno da poco rinnovato al 2021 la partnership in virtù dei brillanti risultati raggiunti.

Ciò senza escludere il possibile ruolo del Trentino Alto Adige con Dolomiti Energia e l’altoatesina Alperia che potrebbero rinnovare l’alleanza già stretta nell’offerta non vincolante su Ascopiave per proporre una maxi aggregazione ad Aim-Agsm. Alperia, terzo produttore idroelettrico italiano, con un profilo green e ad alto tasso di digitalizzazione, è molto attiva in Veneto dove nell’ultimo anno e mezzo ha rilevato Bartucci (efficienza energetica), Sum (clienti corporate gas ed elettricità) e Green Power (energy solutions).

La convergenza con Dolomiti Energia potrebbe consentire di esportare nella Regione soluzioni “smart” sia nelle città sia nell’agricoltura di precisione, a partire per esempio dal settore vitivinicolo. A livello di generazione, inoltre, l’asse Alperia-Dolomiti farebbe nascere il secondo produttore idroelettrico nazionale dietro Enel con circa 1 milione di clienti.

Insomma, le carte sono sul tavolo e le grandi multiutility sono pronte a giocare la partita di Verona e Vicenza, cruciale per i nuovi equilibri del Nord Est. E le prossime settimane, in questo, saranno decisive.

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