SOSTENIBILITA'

"Utility pronte al rilancio, non chiediamo soldi ma condizioni"

Intervista al dg di Utilitalia, Giordano Colarullo. Il ruolo centrale delle utility nel percorso verso un futuro sostenibile e le caratteristiche delle partecipate pronte a far ripartire il Paese, dopo l'emergenza Covid-19.

di Alessandra Capozzi

3' di lettura

Le utility hanno un ruolo centrale nel percorso verso un futuro sostenibile e sono pronte a far ripartire il Paese, dopo l'emergenza Covid-19, con risorse già disponibili, "senza chiedere soldi" ma invitando le istituzioni a "creare le condizioni" e ad "uno sforzo in più". Il direttore generale di Utilitalia, Giordano Colarullo in una intervista a Sustain Economy.24 (report di Luiss Business School e Radiocor) si sofferma sul ruolo delle partecipate, sintesi di vocazione industriale e interesse per le comunità servite.

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Che ruolo hanno le utilities nel percorso verso un futuro più sostenibile?

Hanno un ruolo centrale, sia diretto perché si fanno promotrici di energie rinnovabili, efficientamento energetico, gestione virtuosa del ciclo idrico integrato e recupero di materia, sia indiretto perché i loro investimenti - è il caso delle infrastrutture per la mobilità elettrica - mettono in grado anche altri soggetti di intraprendere percorsi di sostenibilità.

Avete appena annunciato un piano di rilancio importante con investimenti delle associate per 50 miliardi in 5 anni, con un impatto del 3,6% sul Pil e 400 mila posti di lavoro. In che quadro vi muovete e cosa chiedete ai vostri interlocutori istituzionali, al Governo?

E' importante evidenziare che queste risorse sono già alla portata delle imprese, non servono necessariamente fondi pubblici. Anche in mancanza di risorse pubbliche, le imprese possono accedere ai mercati finanziari per approvvigionarsi. Il punto centrale è creare le condizioni: semplificare le procedure amministrative e i processi autorizzativi, snellire il codice degli appalti; qualcosa è stato fatto ma si può andare anche oltre. Oggi serve uno sforzo in più che non è richiedere altri soldi, ma far partire gli investimenti programmati entro 6 mesi o meno, e non dopo 2 anni.

L'emergenza Covid è stata una scossa e ora la sfida è ripartire. Si può proseguire su un percorso di sostenibilità o sarà un freno? Le vostre associate sono nelle condizioni di ripartire?


Più che un freno potrebbe essere un'opportunità, perché come in tutte le fasi di discontinuità si può riprendere il programma di investimenti e aggiustare il tiro. Per le nostre associate il discorso vale fino ad un certo punto perché i piani di investimenti sono già mirati a rinnovabili, efficientamento energetico ed economia circolare; da questo punto di vista non vedo ostacoli ma si può andare avanti in modo ancora più convinto, perché è aumentata la consapevolezza che sono queste le sfide del prossimo futuro. E' chiaro che c'è qualche ostacolo, in particolare nel settore dei rifiuti, dove ci sono imprese che a causa dell'emergenza hanno registrato difficoltà di carattere finanziario: bisogna superare questa stretta di liquidità ed evitare che i flussi economici che arrivano ai gestori si interrompano in maniera prolungata. Il sistema delle utilities ha retto bene, ma se in particolari contesti ci fosse l'affiancamento di misure governative si verrebbe a creare un positivo effetto leva sugli investimenti.


Come si concilia tutto questo con l'assetto specifico delle utilities dei servizi pubblici, spesso partecipate di enti locali?

C'è una particolare combinazione che vede un assetto proprietario diversificato - o totalmente pubblico o con un mix pubblico/privato ma comunque a controllo pubblico – nell'ambito di imprese a forte vocazione territoriale: la proiezione verso il benessere del cittadino è connaturata in queste aziende; che al contempo, per fornire servizi efficienti, devono avere un forte identità industriale. Questa particolare combinazione rende le utilties volano di un capitalismo a vocazione sociale e dal volto umano. Imprese che hanno come obiettivo quello di affrontare e risolvere i problemi dei clienti, dei loro lavoratori, delle comunità in cui operano, dei fornitori e degli azionisti; e imprese che al contempo fanno tutto questo in maniera efficiente, producendo utili. Bisogna uscire dalla logica estremistica che ciclicamente si riaffaccia nel dibattito pubblico – carrozzoni inefficienti o profittatori se fanno utili – che ha dominato negli ultimi anni: una vocazione industriale ed efficiente, unita all'interesse per la comunità e il sociale, rappresenta la giusta sintesi per il tipo di servizi essenziali che le nostre associate forniscono.

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(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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