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Utility, con rincari e siccità a rischio 12 miliardi di investimenti idrici

di Sara Monaci

Uno dei segmenti chiave in cui sarebbero necessari interventi strutturali è la depurazione

3' di lettura

Un effetto a cascata drammatico, che colpisce progressivamente anche gli altri beni di prima necessità. La crisi energetica arriva così anche all’acqua, a quel settore idrico che in Italia già vive una stagione complicata per via degli investimenti da realizzare nella depurazione, nelle tubature e adesso anche nelle infrastrutture civiche di stoccaggio finalizzate al superamento della siccità, per un ammontare di 12,4 miliardi.

Ora però la pianificazione delle opere previste per i prossimi anni è fortemente messa a rischio dall’aumento dei costi dell’energia elettrica, che in tutta Italia ha avuto un incremento di 1,2 miliardi di euro (stima per il 2022), il 18% in più del 2021, quando già la cifra era ben più alta rispetto al 2020. In tempi normali, infatti, l’elettricità avrebbe avuto un costo di 150-200 milioni a livello nazionale.

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Sicuramente un bel contributo agli investimenti arriverà dal Pnrr, per un ammontare di 4,3 miliardi (2 miliardi per le nuove infrastrutture idriche primarie sul territorio; 900 milioni per la riparazione e digitalizzazione delle reti; 800 milioni per il potenziamento del sistema irriguo; 600 per la depurazione delle acque reflue). Ma si tratta comunque di una cifra elevata, anche con il supporto del Piano.

I conti che non tornano

La coperta è corta: i costi energetici aumentano - tanto più durante i periodi di siccità, in cui è necessario prelevare acqua dalle falde profonde - ma le tariffe applicate alle bollette di famiglie e aziende non verranno aumentate, almeno per ora. Gli investimenti tuttavia andrebbero portati avanti, anche perché la mancata realizzazione delle opere implica la prosecuzione delle sanzioni europee, che possono pesare fino a 165mila euro al giorno per ogni opera non realizzata (per agglomerato sopra i 15mila abitanti).

Indicativamente, il costo energetico è decuplicato. Un esempio concreto è quanto sta avvenendo in Water Alliance – Acque di Lombardia, la rete dei 13 gestori del servizio idrico integrato lombardo, che aveva previsto a budget una spesa energia complessiva per il 2022 di circa 265 milioni di euro. Ma alla vigilia del quarto trimestre la cifra è cresciuta sfiorando il miliardo di euro.

Il presidente di Como Acqua, Enrico Pezzoli, portavoce di Water Alliance, sottolinea che «l’attuale congiuntura internazionale ha reso prioritario per l’Italia il tema dell’autonomia energetica e della promozione delle fonti rinnovabili. Gli impianti di depurazione possono diventare loro stessi fonte di produzione di energia, quali biometano e idrogeno. Quindi occorre ridurre la burocrazia per realizzare gli impianti il prima possibile».

Le bollette

Il salasso pesa sulle casse dei gestori, ma necessariamente dovrà riflettersi sulle utenze e loro bollette. La ricaduta degli incrementi energetici si tradurranno infatti in rincari anche per il cliente finale, che sarà inevitabilmente chiamato a contribuire alla compensazione dei rincari, probabilmenta a partire dal 2023 o 2024.

La regolazione tariffaria comprende un insieme di variabili che non possono essere scorporate. Per esempio, investimenti programmati e budget non possono essere stralciati per coprire i nuovi costi. La tariffa quindi crescerà. Di quanto? È in corso un dibattito tra società del settore e Arera, l’autorità di regolazione di energia reti e ambiente. L’ente ha deliberato un aumento del 25%, ma per le società, che hanno impugnato la delibera al Tar, la percentuale è troppo bassa: servono più soldi, se si vogliono fare portare avanti gli investimenti.

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