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Utility sotto i riflettori con caro-energia e misure su prezzi in focus

Secondo il Financial Times è improbabile una proposta definitiva sui prezzi di gas ed elettricità il 9 settembre. In Italia dibattito sulla tassazione degli extra-profitti

di Stefania Arcudi

(golibtolibov - stock.adobe.com)

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - In altalena ormai da numerose sedute, i titoli del settore utility continuano a essere osservate speciali e, in un FTSE MIB in calo, nella seduta dell'1 settembre viaggiano al di sotto della parità (Hera, Terna, Italgas, Enel e A2a). Mentre il caro-energia tiene banco, sono centrali anche le proposte a livello italiano ed europeo per arginarlo, idee che per il momento non si sono tradotte in una strategia organica da mettere in atto subito. Anzi, secondo il Financial Times, è improbabile una proposta definitiva sui prezzi di gas ed elettricità il 9 settembre, mentre potrebbero arrivare nel discorso sullo stato dell'Unione del 14 settembre. Intanto, Portogallo e Spagna hanno già introdotto un tetto ai prezzi del gas per il «compratore», cosa che permette agli operatori del settore di ottenere il ristoro dei maggiori costi di acquisto del gas sul mercato e quindi di ridurre i prezzi finali dell'elettricità. Il cap della Ue potrebbe essere invece sul «venditore» del gas in Europa (Russia in primis): la misura potrebbe portare ad una riduzione dei prezzi del gas, ma contemporaneamente a un rischio sui volumi.

In Italia una delle questioni chiave è quella della tassazione degli extra-profitti (ovvero i guadagni messi a segno dalle aziende energetiche in scia all'aumento dei prezzi dell'elettricità e del gas; il Governo Draghi ha deciso di aumentare dal 10 al 25% l’aliquota del contributo straordinario sul maggior valore aggiunto delle imprese dell’energia, ma gli introiti derivati dalla tassa sono stati molto inferiori alle attese). Mercoledì Eni ha comunicato la nuova stima per la tassa sugli extra-profitti incrementando l'importo da 500 milioni a circa 1,4 miliardi, ma per il momento nessuna delle utility ha annunciato misure simili (le società del settore non hanno attività estere con vendita in Italia), avendo confermato il pagamento dell'acconto del 40% nelle date previste (Enel 70 milioni totali dovuti, Iren 42 milioni, Acea 28,5 milioni, A2a 45 milioni, Erg 40 milioni ed Hera 25-30 milioni).

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«Per il settore utilities va sottolineato che diverse società hanno avviato ricorsi sia sul tema di costituzionalità e applicabilità della norma sia su temi specifici relativi all'inclusione delle cessioni di asset nei perimetri di calcolo. I giudizi sono al momento sospesi con l'attesa di pronunciamento su questi elementi attesa a novembre», ricordano gli analisti di Equita, spiegando che «per i power generators l'unico rischio sarebbe la mancata considerazione delle politiche di hedging nel calcolo della tassa, che però ci pare poco probabile. Comunque fra powergen e vendite retail i risultati sono scesi nel primo semestre (al netto dei cambi di perimetro) per la maggior parte delle società. Al momento non ci attendiamo read through negativi per le utilities». Come riportato dai quotidiani, ulteriori impatti potrebbero arrivare da nuove misure del Governo come l'introduzione di una addizionale Irap (per ora non formalizzata): «Si tratta chiaramente di un rischio per le società del settore anche se una tassa simile solo su utilities ed energy companies era stata già stata considerata incostituzionale in passato Robin Tax», spiegano gli esperti.

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