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Utopian Hours, tre giorni a Torino per disegnare la città del futuro

Da oggi a domenica, la sesta edizione del festival sull’evoluzione delle città si svolge nel capoluogo piemontese alla Centrale della Nuvola Lavazza. Tre giorni ricchi di eventi, con oltre 50 ospiti da tutto il mondo

di Maria Chiara Voci

3' di lettura

Un festival nato dal basso e che, nella sua sesta edizione, racconterà come anche la città sia il risultato complesso di un processo che nasce, inevitabilmente, dal basso. Nella convinzione che nessun cambiamento top-down della sola veste e funzionalità fisica di un territorio possa davvero avere successo se a cambiare non sono le persone, che in questo stesso territorio vivono nel quotidiano. Per fare la città, insomma, occorre prima fare i cittadini.

Con questa tesi che è riassunta nel suggestivo titolo “A world of 8 billion cities”, in cui le città sono null’altro che la dimensione di ogni singolo cittadino, è arrivato quasi alla fine a Torino il conto alla rovescia per l'edizione 2023 di Utopian Hours: l’appuntamento è da oggi, venerdì 14, a domenica 16 ottobre, negli spazi meeting della Nuvola di Lavazza. Per tre giorni, il festival di city making (promosso dall’associazione culturale Torino Stratosferica e caratterizzato da un format fuori dagli schemi tradizionali) porta sotto la Mole oltre 50 ospiti internazionali per raccontare esperienze, trasmettere idee e ispirazioni e facilitare il dibattito trasversale.
Da oggi a domenica lo storytelling di strategie e casi pratici e di successo per la riconversione fisica dei luoghi s’intreccia con la riflessione più alta e sempre più approfondita sull'immaterialità della trasformazione, che passa per l'impiego dei nuovi media (e del cinema) come mezzo per anticipare gli impatti della tecnologia sul vivere urbano, dall'uso dei dati per guidare la transizione e dalle azioni bottom-up sulla cittadinanza per disegnare la città.

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«Con il tema di quest’anno chiuderemo una trilogia partita nel 2020 – raccontano gli organizzatori –. Nel 2020 abbiamo lanciato il tema “the city at stake” per riflettere sulla crisi identitaria e strategica innescata dalla pandemia. Nel 2021 abbiamo proposto un format provocatorio della città dei mille minuti, cioè europea, in contrasto con l'ideologia imperante dei 15 minuti, per promuovere l’idea che in verità la città è ovunque e non ha confini mentre quest’anno, a partire dal dato di fatto che saremo 8 miliardi a vivere in un centro urbano compiamo un passo in più, verso un'idea di città che plasma i cittadini prima che la propria forma fisica e che, come chiave per rispondere alla sostenibilità dei 17 goals dell'Onu, riesce a diventare prima di tutto un posto ideale in cui vivere per ogni singolo abitante».

Ecco allora alcuni contenuti o ospiti da non perdere. Fra i progetti più interessanti di trasformazioni fisiche realizzate, segnaliamo l'iniziativa Brussels Beer Project, un nuovo birrificio nato nel 2013 nel cuore di Bruxelles e su una ex area industriale, grazie al sostegno economico che è derivato da una campagna di crowdfunding. Dall’estero all'Italia, la prima giornata del festival sarà dedicato anche al “Best of Italian city making”, progetto co-creato con Anci e Urbact per mettere sindaci e assessori di diversi comuni italiani a confronto sull’evoluzione delle città. Guest City, per la prima volta, dell'edizione 2022 sarà la città di Milano.Fra gli ospiti di rilievo, Liam Young – architetto e regista – racconta l’esperienza del think tank Tomorrow.s Thoughts Today, che indaga l’impatto delle tecnologie sulle società; Amanda Burden porterà la testimonianza del lavoro svolto dalla società filantropica Bloomberg Associates, fondata dall’ex sindaco di New York; Majora Carter, teorizzatrice dell’importanza del legame fra luogo e abitante e autrice di un libro a riguardo, spiegherà come la proprietà sia la leva per la crescita di un territorio e come il principio sia investire sul “dove” si vive già piuttosto che emigrare alla ricerca di un posto migliore e diverso.
Ancora, Vera Mulyani - una “marsarchitect” – racconterà i progetti visionari di una vita su Marte; Markus Elkatsha, architetto e urbanista, farà il punto sull'importanza dei dati per l'analisi urbana e la predisposizione di strategie attive e ancora Edward Glaeser, direttore del Dipartimento di Economia della Harward University, farà una rassegna (dalle pandemie al clima) delle minacce alla vita urbana.Ancora fra gli ospiti, si segnala la presenza di Scott Francisco, co-fondatore dell’organizzazione Cities4Forests, realtà unica nel suo genere che lavora per la diffusione del legno certificato in città oltre che di 51N4E, collettivo belga che si distingue per l'impegno nel dare forma a “paesaggi performativi” e “infrastrutture adattative”.
La partecipazione alla manifestazione può essere fisica o virtuale: tutto sarà trasmesso in streaming e i biglietti, anche per le singole sessioni, sono acquistabili sul sito di Utopian hours

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