parigi, giorno 3

Va in scena il nuovo glamour

di Angelo Flaccavento

3' di lettura

Cosa è il glamour, oggi? La parola non ha perso fascino e significato, ma sembra appartenere ad un passato a questo punto remoto e probabilmente irrecuperabile. Rimanda ad un immaginario distante che fa a cazzotti con il presente incline all'esibizione dimenticabile e sciocchina del selfie, con la fama ottenuta per mezzo di trucchetti privi di sostanza, dando via tutto di sé all'istante, senza troppo pensare.

Il glamour è potente, magnetico, adulto. Richiede la capacità di raccontarsi e di decidere come farlo. Abbisogna di distacco, presenza. Esige, soprattutto, una testa: libera e pensante. In quanto tale, potrebbe essere un utile antidoto alla pochezza dell'oggi. La fashion week parigina è giunta quasi a metà del corso, e dopo le silhouette nette e nere di John Galliano ecco che arriva un nuovo picco, ugualmente rigoroso in termini di disegno e costruzione, ma del tutto pagano e libertario nello spirito. Glamouroso, in modo del tutto inaspettato.

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Ne è autore Rick Owens, creatore di assoluta originalità e ampiezza di visione. Owens vive a Parigi ormai da un decennio, ma viene da Los Angeles. Con il divismo e il glamour ha una certa dimestichezza, nutrita dalla fascinazione parallela per decadimento e raffinatezza, per brutalismo e opulenza. Solo un creatore di cotanta vis, capace di emissioni così veementi, puó mescolare il glamour zozzone e scintillante di Larry Legaspi - il costumista dei Kiss - e i drapeggi classici di Mariano Fortuny, le costruzioni sinuose di Charles James e le modificazioni corporee - in forma di make-up horror - del body artist Salvia e uscirne vincitore. La collezione contiene tutto questo e ha la potenza di una deflagrazione. È una sintesi perfetta di nuovo glamour perché a tener tutto insieme sono il segno brutale di Owens e la sua capacità di far vestiti che stanno fuori dai limiti del tempo, classici di un avanguardismo che da Metropolis arriva dritto alle caverne.

Anche Julien Dossena, da Paco Rabanne, esplora una idea di glamour: parla di bellezza come forza, e sterza con decisione allontanandosi dal futurismo così integrale all'identità della maison per avventurarsi in territori frivoli, decorativi, persino sciocchini. La collezione disseziona i codici degli abiti da parata - dai concorsi di bellezza alle alte uniformi - e mescola i segni - ricami, stampe, luccicanze - con gioia e vitalità. Il gioco però sfugge presto di mano: non si avverte il rigore morbido che è tipico di Dossena, e la prova non convince del tutto.

Y/Project (Photo by Philippe LOPEZ / AFP)

Glenn Martens continua a progredire da Y-Project. Una collezione dopo l'altra, si lascia alle spalle gli scenari metropolitani per entrare in ambienti più adulti ed eleganti, senza tradire la verve sperimentale o rinnegare uno stile a dir poco espressivo. Le forme ibride e depistanti, i volumi plastici, e poi soprattutto l'idea di femminilità forte e consapevole sono la conferma che Martens è un fuoriclasse.

Parigi A/I 2019-20, il glamour inaspettato di Rick Owens

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Virgil Abloh, da Off White, rinnega anche lui le origini stradaiole e gioca a fare la moda, con la M maiuscola. Sfila al palasport su una passerella che è una piazza d'armi con pattern a scacchiera (vedi Alexander McQueen). Gli abiti echeggiano di tutto, dal purismo sghembo di Phoebe Philo alle astrazioni di Jonathan Anderson, con qualche volume alla Yamamoto. Una mischia perfetta, per gli smemorati che di Abloh hanno decretato il successo. Creare davvero, però, è altra storia, che richiede impegno e lunghe ore di lavoro, non post fatti ad arte su Instagram.

Le ragazze di Natacha Ramsay-Levi per Chloé, sono apparentemente in fuga - dalla città, non dalle responsabilità. Il loro impegno è tutto rivolto verso la natura, perché sono sognatrici: lo esprimono, a detta dell'autrice, con collanine che paiono acchiappasogni. In passerella è un mischione di cappe militari e tailoring marziale, di velluti devoré e abitini sfuggenti. Molte cose, molto diverse: un editing vigoroso avrebbe aiutato a strutturare il messaggio.

Isabel Marant(Photo by Christophe ARCHAMBAULT / AFP)

Da Isabel Marant, il messaggio è sempre il medesimo: femminilità vera, tonica. Qui le ragazze sono sempre belle e consapevoli, vestite di abiti che le glorificano, e che potrebbero tranquillamente andar giù dalla passerella cosí, senza ritocchi. È un effetto realtà sano, frutto di una alchimia di stile che riesce solo alla Marant.

Da Ann Demeulemeesteer, in fine, il nero lascia spazio al colore, ma lo spleen è sempre lí, perchè la malinconia è una condizione permanente dello stile anversese, anche in tutti i colori del mondo.

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