TURISMO E PELLEGRINAGGI

Accoglienza nei conventi, la crisi non risparmia l’ospitalità religiosa

Il bilancio della stagione delle 3.800 strutture distribuite in tutte le regioni è molto negativo anche se in molte di queste l’accoglienza è a costo zero: presenze in calo del 60%

di Gianni Rusconi

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Assisi, L’Eremo delle carceri (AdobeStock)

Il bilancio della stagione delle 3.800 strutture distribuite in tutte le regioni è molto negativo anche se in molte di queste l’accoglienza è a costo zero: presenze in calo del 60%


3' di lettura

La vocazione religiosa non è un requisito obbligatorio ma la si può considerare un attributo importante, considerando la necessità di tenere comportamenti consoni al luogo in cui si è ospitati in veste di vacanzieri devoti o meno, e cioè conventi e seminari. Quello che offre l'associazione no-profit Ospitalità Religiosa Italiana, realtà legata alla Cei (Conferenza Episcopale Italiana) è a tutti gli effetti un servizio di accoglienza, attivo dal 2015, che interessa numerose località della Penisola, sia nei luoghi di pellegrinaggio (Assisi, Loreto San Giovanni Rotondo) che nelle città d'arte (Roma in primis), al mare (isola d'Elba, Argentario, Liguria) e in montagna. In totale parliamo di circa 3.800 strutture distribuite in tutte le regioni, per un totale di oltre 117mila posti letto. Come funziona? Si cerca sul portale la destinazione preferita valutando le diverse offerte disponibili, si entra in contatto diretto con la struttura (gestita sia da religiosi che da laici) e si seleziona quella che meglio risponde alle proprie esigenze (soprattutto di portafoglio).

Il 60% delle presenze in meno rispetto al 2019

Il bilancio della stagione, almeno fino al momento, è però decisamente in rosso anche per i conventi-hotel, nonostante il fattore prezzo sia per questa tipologia di strutture uno dei punti di forza (non è raro trovare sistemazioni a costo zero o limitate a un minimo contributo volontario). L'emergenza Covid e le restrizioni sui viaggi (che si aggiungono a quelle di natura strettamente economica di molti italiani) hanno ridotto di 10 milioni gli ospiti rispetto al 2019, con mancati introiti (che in buona parte finanziano la catena della solidarietà e della carità) quantificabili in 300 milioni di euro. Dati alla mano, centinaia di queste strutture non hanno neppure riaperto dopo la fine del lockdown e quelle che hanno ripreso l'attività hanno perso questa estate il 42% delle presenze. Non ne fa mistero il presidente dell'associazione, Fabio Rocchi, che nel ribadire come la frenata rispetto all'anno passato (per numero di turisti registrati) sia complessivamente nell'ordine del 60%, ha fatto un'importante riflessione sull'andamento del mese di agosto. “È stato sbandierato come un mese finalmente positivo, ma di tutt'altro avviso – ha detto Rocchi - sono i gestori dell'ospitalità religiosa, che pagano mediamente un calo intorno al 25% e solo il 2% ha registrato un aumento di presenze rispetto all'anno precedente, dovuto allo spostamento degli italiani verso luoghi più ameni”. Il mese scorso, come si legge sul sito dell'associazione, il 97% delle visite è stato infatti di provenienza nazionale, mentre i restanti “turisti” sono arrivati da 111 Paesi diversi.

Niente inversione di tendenza neppure a settembre

Le indicazioni negative sulle presenze, del resto, erano già emerse evidenti a giugno, il primo mese di riapertura post-quarantena, il 32% delle strutture ricettive religiose avevano scelto di slittare l'inizio della stagione, sia per le scarse prenotazioni sia per le difficoltà legate agli interventi necessari per rispettare le misure disposte dal governo in materia di ospitalità. Per chi ha subito riaperto, la perdita di ospiti rispetto al 2019 si è attestata mediamente al 52%, con punte superiori al 70% per oltre un terzo delle strutture. Gli spostamenti di gruppi e famiglie registrati in luglio non hanno evitato il calo degli arrivi, scesi mediamente del 47% nel raffronto anno su anno e anche in agosto, come abbiamo scritto, non c'è stata inversione di tendenza. Ora siamo a settembre e, come ha confermato Rocchi, “i primi dati e le prenotazioni fino a fine mese non offrono grandi prospettive. La perdita di presenze prevista è del 44% e un quarto dei gestori stima flessioni ancora oltre il 70%”. Un leggero recupero potrebbe però venire a sorpresa dalle previsioni dell'Enit - Agenzia Nazionale del Turismo secondo cui il 58% degli italiani ha in programma almeno un soggiorno in autunno.


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