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Vacanze al mare: si profila una perdita di circa 15 miliardi

Determinante il crollo del mercato estero (-88,7%)

di Vincenzo Chierchia

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(Freesurf - stock.adobe.com)

Determinante il crollo del mercato estero (-88,7%)


2' di lettura

Prima stime sul turismo balneare duramente colpito dall’emergenza Coronavirus come tutto il comparto viaggie vacanze. Le stime sono della società Jfc che da anni realizza un osservatorio sul comparto.

Le previsioni indicano un fatturato complessivo atteso 2020 per il comparto balneare pari a 18,5 miliardi. Rispetto alla passata stagione estiva si prevede dunque che il fatturato generato dalla clientela italiana sarà pari a oltre 17 miliardi (-18,4% sul 2019); il giro d’affari generato dalla clientela straniera sarà pari a 1,1 miliardi (con una flessione dell’88,7%). Complessivamente, per il settore delle vacanze al mare si profila una riduzione del fatturato del -41,7% rispetto ai poco meno di 40 miliardi del 2019.

E veniamo alle stime sulle presenze a testimonianza del fatto che il comparto sarà sostenuto in prevalenza dalla domanda nazionale.

Atteso un totale di poco superiore ai 212,5 milioni di presenze. Per quanto riguarda il confronto di dettaglio nei riguardi della passata stagione estiva, emerge un calo delle presenze turistiche dall’estero intonro al 91,8% pari a 10,5 milioni appena; per quanto riguarda gli italiani, si prevedono 202 milioni di presenze circa, pari ad un -28,7% rispetto all’estate 2019. Complessivamente, si profila una riduzione delle presenze pari al
48,4%, comparate ai quasi 412 milioni del 2019.

A contraddistinguere l’estate 2020 ci saranno poi le accentuate difficoltà logistiche lungo le arterie principali, causate anche dal maggior risorso ai mezzi propri per gli spostamenti. «Sarà elevata la quota di italiani - dice Massimo Feruzzi, titolare della Jfc - che sostituiranno la classica
settimana di vacanza al mare, spesso in località anche distante dal
luogo di residenza, con un continuo andirivieni per e dalla località
balneare di immediata prossimità: un viavai giornaliero che creerà
sovraccarichi pesanti in alcune giornate, per poi lasciare spesso in
desolata tristezza le destinazioni turistiche nelle giornate
infrasettimanali».
Inoltre peserà l’effetto chiusure. secondo le stime Jfc, il 22,6% delle strutture ricettive alberghiere non aprirà, in particolare di piccole strutture e di alberghi in gestione, il cui affittuario ha rinunciato a
rinnovare il contratto. La quota delle imprese della ristorazione che non
apriranno si assesta al 19,4% sul
totale nazionale, più elevata la percentuale delle imprese commerciali che
non apriranno: 28,2%. Anche una quota degli stabilimenti balneari non aprirà (il 13,6%), come pure la maggior parte di locali da ballo e
discoteche (56,6%). Le giornate di apertura delle strutture
alberghiere stagionali caleranno da 136,1 (media nazionale 2019) a 82,2 giorni (-39,6%). Mentre i piccoli hotel soffrono c’è il boom delle vacanze all’aria aperta e delle case indipendenti. In alcune località di montagna si toccano incrementi a due cifre: all'esatto opposto del balneare si posizionano le “località di montagna/appenniniche”, che toccano quota 24,8%, non accontentandosi di conquistare i 10 punti persi dalle destinazioni balneari ma aumentando ben dell'11,3% rispetto al 13,5% dello scorso anno. Cresce anche l'interesse per le destinazioni di “campagna e turismo rurale”, che passa dall'1,8% dello scorso anno al 5,4% di quest'anno
(+3,6%).

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